32 anni fa ucciso Pippo Fava, giornalista con la schiena dritta

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Furono cinque i colpi di pistola calibro 7,65 che attinsero a morte il giornalista Giuseppe Fava il 5 gennaio 1984, nella sua Catania. Proiettili non usati dalla mafia, dissero all’epoca. “La mafia a Catania non esiste”, fu l’annuncio sdegnato delle più alte cariche cittadine. Il delitto, infatti, fu etichettato come passionale prima e come economico poi. La sera del 5 gennaio Giuseppe Fava (Pippo, per chi lo conosceva realmente) poco dopo le 21 lascia la redazione del suo giornale e sale in macchina per andare a prendere sua nipote, quella nipote che aveva ereditato la sua stessa passione per il teatro, la nipote che recitava in “Pensaci, Giacomino!”.

L’esecuzione di Pippo Fava iniziò molto prima di quel 5 gennaio e continuò ben oltre. Da tempo, infatti, era in atto una strategia di discredito sulla figura del giornalista, con minacce neanche troppo velate e una vera e propria campagna di delegittimazione – che continuò per anni dopo l’omicidio – in cui si mescolarono, con perizia, verità e menzogne.
La verità, quella che cancellerà ogni dubbio sulla brutale esecuzione mafiosa di Fava, arriverà solo dieci anni dopo quando un pentito, Maurizio Avola, iniziò a parlare e si auto accusò dell’omicidio del giornalista. La magistratura catanese riaprì il caso, ricostruendo la trama dell’omicidio ad opera di Cosa Nostra, partendo dalla presenza nel gruppo di fuoco di Avola ed arrivando alle parole di Nitto Santapaola. Il capomafia catanese, secondo le cronache, pronuncerà una vera e propria condanna a morte di Fava: “Questo noi dobbiamo farlo non tanto o non soltanto per noi. Lo dobbiamo ai cavalieri del lavoro perché se questo continua a parlare come parla e a scrivere come scrive, per i cavalieri del lavoro è tutto finito. Per loro e per noi”.

Il processo “Orsa Maggiore 3” si concluse nel 2003 in Cassazione e, per l’omicidio di Fava, furono condannati all’ergastolo Nitto Santapaola (ritenuto il mandante) e Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola, che patteggiò sette anni.

Giuseppe Fava iniziò la sua carriera giornalistica in maniera molto duttile e scrivendo di tutto. L’esordio, dopo la laurea in giurisprudenza e collaborazioni minori, fu all’Espresso Sera nel 1956, poco più che trentenne. Da allora si spostò a Roma dove ha condotto la trasmissione di Radiorai “Voi e io”, fino alle collaborazioni con il Corriere della Sera e con Il Tempo.  Il punto di svolta della carriera giornalistica di Fava avvenne all’inizio degli anni ottanta quando si trasferì a Catania per dirigere il Giornale del Sud. L’esperienza della direzione del giornale, però, sarà molto breve perché quando la gestione verrà affidata a una nuova cordata di imprenditori, Fava verrà licenziato. Da quel momento nascerà il sogno di un giornale autonomo, indipendente e di inchieste: “I Siciliani”. Lo stesso giornale che rappresenta da anni, ben oltre la sua morte, un grande veicolo di forza e dignità per la Sicilia.

Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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