“T’ammazzu” e via con le bastonate: il “clan” dei Curvà fra minacce, furti, prostituzione e raccolti bruciati

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T’ammazzu”, “se chiami i carabinieri ti ammazziamo”, “o fai come diciamo noi o buttiamo a terra il vigneto, diamo a fuoco al frumento, facciamo andare le pecore sul vigneto”.

Sono fra le minacce più ricorrenti che, sentendosi impuniti, i Curvà fanno agli abitanti della zona. Una zona che, poco per volta, si è spopolata per lasciare posto solo a loro: veri e propri ras locali.

Stiamo parlando di una delle famiglie di “pastori” più importanti fra Chiaramonte, Comiso e Vittoria: i Curvà, da sempre molto vicini ai Calabrese (di cui ci siamo occupati tempo fa, LEGGI ARTICOLO).

I Curvà, con in testa il capofamiglia Salvatore, sono originari di Gela e sono parenti proprio con i Curvà di Gela, storica famiglia mafiosa gelese ed è dai loro “parenti” che, probabilmente, hanno preso i metodi mafiosi.

Hanno il loro allevamento di ovini in contrada Piano Alcieri a Chiaramonte, a ridosso della contrada “Scornavacca” ed al confine con il Comune di Mazzarrone ed Acate

Il capo di questo “clan” familiare è Gaetano (secondo genito di Salvatore), con accanto il fratello maggiore Carmelo Salvatore ed il più giovane Luca.

IL PASCOLO ABUSIVO

Sono padroni dei terreni senza essere padroni”.

Sì, è proprio così. Da una verifica dei possedimenti della zona, i Curvà hanno la legale proprietà di una casa (una sorta di garage) di complessivi 60 metri quadrati e di mezzo ettaro di terreno, quindi al massimo 5 mila metri.

Ma, poco per volta, sono riusciti a far abbandonare le case ed i terreni dei confinanti, così oggi occupano caseggiati per tre mila metri con pertinenze di terreni enorme.

Ed i legittimi proprietari non possono far nulla, se non subire, stretti nella paura, anzi nel terrore, delle ritorsioni feroci dei Curvà.

“Se chiami i carabinieri ti buttiamo a terra la vigna”.

E’ solo una delle gentil frasi che, in particolare Gaetano, usano verso i loro confinanti.

Ed è proprio così, fra raccolti pestati dal passaggio delle pecore, legna raccolta e bruciata.

I tre – Gaetano, Carmelo Salvatore e Luca – per di più sfruttano decine di rumeni che pascolano le loro pecore e fanno da “manodopera” per gli affari più sporchi per i quali non bisogna “sporcarsi le mani”.

DROGA, PROSTITUZIONE, FURTI CON CAVALLO DI RITORNO

E sono proprio i rumeni a loro disposizione che fanno da “vedette” sul territorio: mentre pascolano gli ovini controllano la zona (nel più classico manuale dei clan mafiosi), verificano che nessuno provi a ribellarsi, decidono da chi effettuare i furti.

I furti, appunto: trattori, macchine, ma anche materiale per l’agricoltura, tutto ciò che è redditizio viene rubato dai Curvà, con la manodopera dei rumeni, e poi “offerto” ai legittimi proprietari in cambio di una cifra pattuita. E se i proprietari non accettano di riavere i beni sottratti, ecco le immancabili minacce.

I Curvà non si limitano ai furti con il cosiddetto “cavallo di ritorno”, si occupano di spaccio di droga ed anche di prostituzione.

E’ in particolare Gaetano che tiene, nei fatti, in schiavitù delle giovani rumene, all’interno di abitazioni fatiscenti limitrofe al loro ovile. Ed è sempre lui a procurare i clienti. Un vergognoso sfruttamento, trattate come animali.

I COLPI DI BASTONE E LA COPPIA DI STRANIERI

A chi mando dei due all’ospedale? E mi diede un colpo di bastone. Per fortuna ero con mio fratello: sono delle belve, sono pericolose e sono capaci ad uccidere”.

Gaetano CUrvà

La testimonianza che abbiamo raccolto è drammatica, di un uomo che è stato costretto all’ospedale dalla furia di Gaetano Curvà. Sì, sempre lui.

L’unica colpa del malcapitato era quella di non cedere i terreni che Curvà voleva occupare. Così, le bastonate di Gaetano lo costringono al ricovero in ospedale, con traumi diffusi su tutto il corpo.

Stesse “azioni” ripetute con numerosi residenti della zona ed anche con una coppia di malcapitati stranieri che avevano acquistato delle proprietà in zona: macchina distrutta fino a farli scappare.

A noi i residenti hanno affidato il racconto sulla ferocia dei Curvà, convinti che le Forze dell’Ordine, come accadde con i Calabrese, sapranno debellare questa peste e ridare serenità e legalità a questa zona.

Curvà o non Curvà, denunciare conviene sempre.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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