Amarcord?

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1990

La luna è una lingua di luce persa nel mare lentigginoso della notte. Sta lì, sospesa come un frutto non ancora maturo, in attesa che il prossimo poeta sappia come raccogliere la sua bellezza.

Dopo il messaggio di Gianmarco e la telefonata di Simone, questa luna spezzata restituisce, incomprensibilmente, il ricordo dei compagni di scuola e i tanti momenti che ho trascorso con loro, durante un quinquennio di fatiche, di speranze, di successi, di piccoli e grossi fallimenti.

Per proprietà transitiva non posso non pensare al tempo che passa e ad Einstein, alla sua idea del tempo come parte stessa della dimensione spaziale, legato cioè alla velocità della luce, quindi teoricamente suscettibile di essere rallentato e, chissà, magari anche riavvolto, come un nastro magnetico.

Queste sono solo teorie!

Nella realtà il tempo ci spinge in avanti, sempre e comunque, ci inghiotte come un buco nero, tritando le esistenze in un continuo fluire di cui solo la memoria resta a far da guardia (e torna alla mente, con inevitabile precisione, l’incubo scolastico di quel Pindemonte!).

Il tempo! Il tempo che passa e il ricordo, gemello omozigote della nostalgia, fratello del dolore di ritorno, che improvvisamente assale quando le stanze della memoria vengono riaperte senza preavviso. Il dolore che è forte perché il processo memoriale non è voluto né consapevole, il cervello elabora sua sponte e ripropone un sapore, un odore, una sensazione, un sentimento già provato nel passato ed oggi rivissuto sì ma come un semplice ologramma.

Capita spesso di tornare nei luoghi dell’infanzia o lì dove si è lasciato un pezzo del cuore, il primo bacio, un primo salto nell’amore e perso con la leggerezza svagata degli adolescenti.

Capita di andare alla “ricerca di quel tempo perduto” e, come sempre, il dolore del ritorno prende il sopravvento, perché non sono le cose a custodire l’esistenza ma sono le persone. La vita non è fatta di oggetti o luoghi ma di rapporti e di abbracci, di litigi, di empatia e incomprensioni e tutto questo ha bisogno delle persone e senza di esse non esiste, salvo il rumore del mare che infrange di notte la battigia, pur senza testimoni.

Il tempo cambia, cambia i lineamenti del volto, cambia la voce, il colore e la consistenza della pelle, il colore dei capelli e della barba, ingobbisce, rende più forti, sconfigge, esalta. Nel mezzo ci sono le esperienze della vita, la volontà, il desiderio di raggiungere un obiettivo, la capacità di riuscirci e il successo stesso di avere ottenuto la meta.

Ma nessuno  resta veramente sé stesso. E’ inutile tornare indietro con la mente e cercare di aggiungere al ricordo un luogo reale, perché non sarà mai la stessa cosa.

Bisogna godere del ricordo senza sperare mai di tornare indietro a pena di trasformare il gusto della vita nel dolore di un rimpianto.

Pensateci! Il tempo ruba anche il sorriso sdentato dei figli con velocità inimmaginabile, perché è un dio, l’unico di cui è possibile percepire chiaramente l’esistenza, e si rispecchia nella vita, negli occhi corrucciati che si guardano ogni mattina allo specchio, facendo assomigliare il volto di oggi a quello rugoso dei genitori e prima di essi a quello dei nonni, ormai morti da anni.

La luna, solo lei sorride eternamente con i suoi denti da stregatto, in una notte che pende sul mare siciliano come un foglio di cera. Sulla veranda, avvolto dal rumore dolcissimo del respiro di una moglie e di una figlia, c’è l’uomo di quasi quarant’anni che ricorda una vita passata, e scrive di getto, senza filtri, un Tazebao sul ricordo, intitolandolo “Amarcord”, proprio come fece allora…in quarta ginnasio…per il giornale del Leo…

PS: dedico queste mie confuse e sparse riflessioni notturne a: Loredana Azzaro, Manuela Ascanio, Mariachiara Migliore, Gianmarco Lombardo, Marianna Spadaro, Graziella Puccia, Antonio Modica, Iolanda Assenza, Samantha Viva, Concetta Puccia, Gloria Avarello, Raffaele Ruta, Simone Agosta, Chiara Scucces, Anna Sciacca, Giuliana Floridia, Paolo Belluardo, Antonio Stornello, Simone Floridia, Francesca Rizzone, Giorgio Iacono e il grandissimo e inimitabile Emanuele Sipione.

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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