“Avola non sono né i Crapula né gli altri delinquenti: cacciateli!”. Nomi, foto ed affari dei boss in città

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Avola non sono loro, Avola non sono i Crapula, o i loro compari. Avola siete voi e dovete avere l’orgoglio di respingere questa peste mafiosa. Cacciateli dalla vostra città!”.

E’ questo il messaggio che ho cercato di lanciare ad Avola, in occasione del convegno all’Istituto “Majorana”, fortemente voluto dal dirigente, Prof. Navanteri, dal Prof. Cataudella e da Libera. La referente di Libera, l’avv. Lauretta Rinaudo, ha moderato ed aperto l’incontro, al quale ha partecipato anche l’assessore alla Legalità del Comune.

“Parlare ai ragazzi, spiegare con nomi e cognomi chi sta rovinando la nostra meravigliosa terra è fondamentale, così come fondamentale è ammettere che la mafia esista anche ad Avola ed è purtroppo forte e viva.

Questa è una terra di simboli e voi, cari ragazzi, non dovete mai abbassare lo sguardo quando li incontrate nei bar, nelle piazze. Resistenza nei loro confronti è fare loro capire che non sono nulla, se non malacarne da strapazzo.

Michele Crapula

In tutto questo contesto, ovviamente, si inserisce il dovere etico e morale di non farli guadagnare nelle loro attività a cavallo fra il legale e l’illegale (come il caso del chiosco “Wakiki”, per il quale ci sarà un processo e, alla fine, vedremo come finirà o l’agenzia di pompe funebri della figlia del boss Michele, Desire Crapula. Proprio la figlia di Crapula, oggi sposata con Ciccio Giamblanco, ha rilevato un’ulteriore attività al Cimitero che era dei Cangemi (alias paperino).

Le scelte dei cittadini devono essere chiare e non dobbiamo mai, per paura, comodità o peggio ancora per convenienza far guadagnare questi signori.

Il capo mafia, Michele Crapula, è da anni in galera, ma fuori si trovano altri esponenti della famiglia (allargata) che pensano di poter fare in buon ed il cattivo tempo, con atteggiamenti fra il mafioso ed il bullo”.

Nel corso della manifestazione ho mostrato le foto della casa confiscata al boss Crapula e, successivamente, distrutta (LEGGI ARTICOLO). Questa casa deve presto diventare un simbolo di legalità ed in questo senso un impegno chiaro è stato assunto dall’assessore alla Legalità del Comune.

 

Nome per nome ho cercato di spiegare alle centinaia di ragazze e ragazzi presenti, il clan Trigila, quello della parte meridionale della provincia di Siracusa (Noto, Avola, Rosolini, Pachino e Portopalo).

Dal capoclan, Antonino Pinuccio Trigila, fino a chi porta gli ordini fuori dal carcere: la moglie, Nunziatina Bianca, la figlia, Angela Trigila ed il nuovo genere, Graziano Buonora. (LEGGI LA MAPPA DEL CLAN)

 

Poi ho spiegato il ruolo del boss, Salvatore Giuliano di Pachino, insieme ai fratelli Aprile, Giovanni e Giuseppe.

 

Successivamente gli altri accoliti del clan Trigila: da Gianfranco Trigila, a Rino Albergo, Angelo Monaco e Giuseppe Crispino (su Rosolini con Nino Rubino).

Ed i loro affari, ovviamente, dalle estorsioni, alle pompe funebri, alla droga, fino all’autostrada, agli accordi con la politica. Non disdegnando il settore dell’ortofrutta, dai meloni ai limoni (proprio ad Avola).

Il business della droga è gestito da Tonino Carbè, per volere diretto dei Trigila, anche se i Crapula non sembrano “mollare la presa” e, se non si interviene subito, la questione potrebbe finire davvero male.

Intanto pare che Angelo Monaco (che fino a tempo fa non aveva mai voluto trafficare stupefacenti) si sia fatto ingolosire dal “piatto ricco”. Il figliastro di Angelo Monaco, Sebastiano Bosco, è stato arrestato a Messina poco tempo fa con un chilo di cocaina.

Purtroppo c’è chi, seppur in galera, continua ad esercitare un ruolo importante nella mafia di Avola, su tutti parliamo di Antonino Campisi, detto “Toninu u scoppiu” e Marco Di Pietro (detto “Marco Motta”). 

Per comprendere ancor meglio il clima che si respira ad Avola, basta leggere i post pubblici su Facebook di un pluripregiudicato: Paolo Zuppardo.

Zuppardo è stato arrestato più volte anche per tentato omicidio, e ha scritto questi diffamatori e violentissimi post nei confronti del Sindaco e di altri soggetti, come Paolo Loreto, il gestore della nettezza urbana di Avola a cui, tempo fa, Zuppardo (che si atteggia da boss e cammina spesso armato) ha sparato.

Ecco, peggio della mafia c’è solo la mentalità mafiosa. Nella speranza che presto il Sindaco possa denunciare questo malacarne, sta ai cittadini di Avola isolarli e denunciarli.

Si, i Crapula e qualsiasi delinquente non sono Avola, Avola è dei cittadini onesti e lavoratori, dei ragazzi e delle ragazze che sabato hanno inneggiato ad un cambiamento. Avola è vostra, spiegateli che loro non sono nulla e che devono andare via da lì!

2 COMMENTI

  1. Sempre accanto a te in questa coraggiosa battaglia contro la peste mafiosa. Un abbraccio. Diego Sergio Anzà.

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