Buon Natale Popolo!

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L’elezione di Micciché a Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana rappresenta, oggi, l’immagine tipicamente novecentesca di una spartizione del potere o, per ricordare Berlinguer, la manifestazione evidente dell’occupazione, da parte dei partiti, delle istituzioni democratiche.

A questo fa il paio la proposta, dello stesso neo Presidente ARS, di eliminare il tetto massimo agli stipendi di funzionari e dirigenti regionali. E’ chiaro il motivo: partiti e burocrazia si fondono in un unico coacervo di interessi, di obiettivi parziali e particolari, a discapito del bene comune.

Sul piano nazionale il caso Boschi è un altro sintomo della stessa malattia: la politica di fonde con interessi personali o di specifici gruppi, pur sempre a tutela di forme vecchie e nuove di aristocrazie economiche, dinastie che condizionano, con le loro logiche familistiche, il mondo circostante, a tutela di esclusivi interessi particolari.

E mentre i media si occupano, direi morbosamente, di fare emergere l’inesistente innocenza di Lady Etruria, il parlamento italiano ha già rinunciato all’approvazione della legge sullo jus soli, lasciando senza giustizia migliaia di giovani, ragazzi e ragazze nati in Italia e, di fatto, italiani come noi.

Comprendo che, dietro una tale scelta, ci sono logiche di compiacenza reciproca delle forze politiche, pronte a fare la grande intesa nel futuro parlamento, quello che eleggeremo, per i due terzi, attraverso le liste dei nominati, quelli messi nelle “posizioni giuste” attraverso l’opera antica del servilismo e della subordinazione ai leader.  

La macchina elettorale ha già acceso i motori e sottobanco si sta lavorando alacremente per confermare una classe dirigente tanto mediocre da ricordare l’humus che diede linfa al fascismo mussoliniano.

Ma, direte voi, magari citando Dario Fo, la signora è proprio da buttare?

Assolutamente no!

La questione di fondo, dietro tutto il fango che la politica contemporanea riesce a mettere in moto, risiede nella sempre maggiore disaffezione dei cittadini al governo del paese. Il concetto stesso della democrazia è stato ridotto negli angusti limiti della sola consultazione elettorale e/o via web, mentre sappiamo che le più grandi esperienze di progresso civile si sono verificare, nella storia, grazie alla pratica reale del potere da parte del popolo e cioè dalla reale partecipazione civica.

Negli ultimi decenni le istituzioni rappresentative hanno perso il loro ruolo di manifestazione della volontà popolare e si sono trasformate in una forma di oligarchia autocratica e autoconservativa, del tutto avulsa dai processi democratici di partecipazione e di elaborazione collettiva dell’indirizzo politico.

E’ questo, io credo, il problema di fondo, che ha creato un ictus incolmabile tra eletti ed elettori, trasformando i primi in governanti e i secondi in sudditi. Con i risultati che vediamo.

Oggi, però, è Natale e voglio chiedere a tutti voi, amici del Tazebao, di farmi un regalo: tornate a fare politica, a discuterne, ad agire concretamente, ognuno di voi, non solo per le elezioni ma ogni giorno, tornate nelle sezioni di partito, nei circoli, create comitati, gruppi di pressione, bacchettando i rappresentanti quando sbagliano e accogliendoli senza piaggeria quando fanno il loro dovere. Insomma, fate qualsiasi cosa ma, vi prego, riappropriatevi del ruolo fondamentale che ognuno di noi ha nel governo del paese.

Il potere spetta al popolo, dice la nostra Costituzione.

E il popolo siamo noi!

Buon Natale!

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato.
Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell’area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento ‘Il Tazebao’. Politicamente si colloca nell’area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale.
Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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