Il Comune di Modica blocca i conti correnti…

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In questi ultimi tempi l’attività dell’amministrazione comunale è stata particolarmente frenetica (vedi le rotatorie e i dossi per l’attraversamento pedonale, realizzati in modo artigianale e con fattura scadente, tanto che si stanno già disfacendo con le prime piogge, ma anche feste e “schitticchi” vari), in una logica di apparente efficienza amministrativa molto propagandata dall’attuale giunta e dal primo cittadino.

Ovviamente per “fare le cose” bisogna avere i soldi, che però il Comune di Modica non ha. Le risorse vanno, quindi, procurate in un modo o in un altro, ad esempio “stornando” le somme da un fondo per la costruzione di una scuola, ovviamente con l’impegno (giurin giurello smack smack!) di rimettere i soldi non appena questi vengono riscossi da altre fonti (pare sia accaduto questo per pagare degli stipendi ai comunali), oppure avanzando crediti di acqua, tari e tarsu, ici e imu (e sanzioni varie!), per mezzo di avvisi di accertamento e ingiunzioni di pagamento (notificati in massa negli ultimi mesi).

Molti di questi avvisi e ingiunzioni vengono contestati dai cittadini, perché aventi ad oggetto debiti non dovuti, o dovuti solo in parte, e molte di tali ingiunzioni vengono annullate, in tutto o in parte, in via giudiziale.

Accade, però, che alcuni cittadini non impugnano né gli avvisi né le ingiunzioni per cui nei loro confronti questi atti diventano definitivi. A questo punto l’amministrazione intraprende le azioni esecutive, procedendo con il pignoramento delle somme depositate nei conti correnti dei debitori. In questo modo l’ente ritiene di “recuperare” liquidità per sovvenzionare le attività amministrative di cui ho parlato all’inizio.

E sapete una cosa simpatica? Il Comune, anzi l’attuale amministrazione pretende un differente trattamento a seconda del suo ruolo di debitore e di creditore. Detto altrimenti: quando deve dare soldi ai cittadini, per motivi vari (forniture, prestazioni, pagamenti disposti in via giudiziale ecc.) pretende di siglare con i propri creditori una “transazione novativa” (cioè un accordo che si sostituisce interamente alla prima fonte del credito) con riduzioni del debito fino al 50% dell’importo originario (prendere o lasciare, tanto il Comune è in dissesto!) e peraltro con pagamenti rateali.  Quando, invece, il Comune si trova nella posizione di essere creditore verso i cittadini, spesso per somme non più dovute perché prescritte ovvero perché già versate dai diretti interessati ma richieste nuovamente in pagamento o perché non dovute a seguito di statuizioni giudiziali ma nuovamente pretese per mero errore (ho le prove di quanto scrivo), lo stesso ente che pretende sconti dai propri creditori, diventa intransigente e indisponibile ad alcuna forma di flessibilità nei confronti dei suoi debitori, tanto da attivare le azioni esecutive sui conti correnti, bloccandone l’utilizzabilità da parte dei rispettivi titolari, fino alla totale soddisfazione del suo credito, e mettendo in serie difficoltà i malcapitati (pensate come sia difficile andare avanti quando non si può fare nemmeno un prelievo o pagare la spesa con il bancomat).

Una volta si sarebbe parlato di “ragion di stato” ma nel caso specifico si può parlare di “ragion di cassa” e nulla di più, perché dopo avere letteralmente dissestato i conti del Comune, questa amministrazione ha bisogno di liquidità per nascondere l’evidenza dei fatti e cioè che la nave sta affondando e con essa tutta la città (altro che rimodulazione del piano!!!). E questo lo dico perché è evidente che il debito del Comune è cresciuto in modo disastroso negli ultimi 5 anni e non certo solo a causa del mancato pagamento dei tributi da parte dei cittadini!

Personalmente credo che, in una congiuntura economica difficile, come è quella attuale, si può e si deve agire diversamente (perché, da avvocato, so che le azioni esecutive servono spesso solo a fare aumentare il debito con l’aggravio di spese giudiziali e spesso non producono il risultato sperato). Il Comune deve sì richiamare i cittadini asseritamente morosi (molti dei quali non hanno pagato per difficoltà oggettiva e non per cattiva volontà), invitandoli a dimostrare i pagamenti, se eseguiti, ma anche effettuando in autotutela gli sgravi delle somme non più esigibili e, soprattutto, disponendo una procedura di recupero progressiva, mediante rateazione delle somme effettivamente dovute, così consentendo ai debitori di saldare il loro debito (anche a costo di corrispondere qualcosina di interessi).

In questo modo si eviterebbero le azioni esecutive (se non nei soli confronti di quelli che ingiustificatamente non vogliono pagare) e si otterrebbe una liquidità di cassa, per l’ente, piccola ma costante.

Questo sistema, peraltro, è alla base delle tante rateazioni disposte dallo Stato negli ultimi tempi, proprio per garantire il recupero effettivo degli arretrati tributari.

Ignazio, ovviamente, mi contesterebbe: “ma con poca o senza liquidità, come potrei mai fare le luminarie, le feste, le bombe, le notti bianche, il ChoccoModica, il Dj Set e tutte le tante altre cose divertenti che piacciono tanto agli elettori?”

Effettivamente, ammetto, non ci avevo pensato…

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato.
Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell’area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento ‘Il Tazebao’. Politicamente si colloca nell’area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale.
Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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