Il Comune sblocca i conti correnti pignorati?

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Qualcuno ha sostenuto, su facebook, che la notizia, da me data, secondo cui il Comune ha iniziato a pignorare i conti correnti dei contribuenti morosi, era falsa. Sfortunatamente per questo qualcuno la notizia era verissima, così come confermato dalla delibera 39/2018, attraverso cui l’amministrazione ha deciso di avviare una procedura di rateizzazione, proprio al fine di consentire lo “sblocco” dei conti correnti fatti oggetto di esecuzione forzata.

Ciò premesso, il primo cittadino ha dichiarato che il pignoramento dei conti correnti dei cittadini non è dipeso dalla sua volontà e questo fatto mi ha molto stupito, se non altro perché, nella stessa delibera 39/2018, viene premesso l’avvio delle procedure di recupero coattivo delle somme da parte dell’ente, cioè da parte di un Comune amministrato da un sindaco famoso per il suo decisionismo e per la sua natura di accentratore (qualcuno dice che a Palazzo San Domenico non accade nulla che non sia voluto da Ignazio!).

Appare ben strano, quindi, che il nostro primo cittadino (nome di battaglia: Uno e Uno Solo) del tutto improvvisamente, come un novello Scaiola, non si sia minimamente accorto di quanto stava accadendo sul fronte del recupero credito!

Dobbiamo credergli? Dobbiamo immaginare che il sindaco non comanda nulla e che il Comune è in mano ai funzionari? O dobbiamo pensare che la sua è solo una scusa, magari un po’ infantile, avanzata per sedare (uso questo termine non a caso…), visto anche l’approssimarsi delle elezioni amministrative, il malcontento creato da questa situazione?

Ed ancora.

Se, come dice il sindaco, questa esecuzione forzosa è stata avviata per “automatismi di legge”, indipendentemente dalla volontà dell’amministrazione, come è possibile che la giunta abbia potuto deliberare, dopo la notifica dei pignoramenti, l’accesso al piano di rientro, interrompendo così i predetti “automatismi legali”?

In altri termini: se l’amministrazione ha il potere di avviare il piano di rientro (decisione, questa, tutta politica), perché non lo ha fatto prima, evitando anche un aggravio del debito per le sopravvenute spese legali?

Badate bene che, in molti casi, si tratta di crediti non dipendenti da negligenza dei contribuenti ma, spesso e volentieri, riferiti a somme già pagate o, comunque, non dovuti per svariati motivi e, quindi, suscettibili di revisione (e non mi addentro sugli effetti di questi accertamenti tributari sul piano, contabile, dei residui attivi)!

Io capisco che si deve pagare, ma si deve pagare il giusto! Se, per esempio, una sentenza definitiva ha già stabilito che un credito non è dovuto, perché inviare una nuova ingiunzione per l’intimazione di pagamento di quello stesso credito annullato dal Giudice? Se si riaccertano i tributi locali (a volte per decine di migliaia di euro) sulla base di un procedimento di calcolo che la giurisprudenza italiana considera sbagliato, perché procedere alle ingiunzioni (e alle sanzioni!) e poi all’esecuzione forzata (oltre il danno la beffa!) proprio sulla base di questo calcolo non corretto?

Ultima considerazione conclusiva (l’argomento meriterebbe una monografia!).

Secondo la delibera 39/2018 si potrà accedere alla rateizzazione previa istanza motivata, ottenendo la liberazione del conto corrente pignorato solo dopo il pagamento della prima rata e con decadenza dal beneficio del termine, nel caso di mancato rispetto anche di una sola scadenza.

Bene, mi chiedo: si è proceduto in questo modo così “rude” (eufemismo) per “convincere” (altro eufemismo) i cittadini colpiti dal pignoramento a pagare senza ulteriore riserva e con rinuncia ad ogni pretesa di verifica sulla correttezza del debito?

Spero proprio di no! Perché se così fosse, al di là della natura fortemente antidemocratica dello strumento adottato, in questo modo l’amministrazione avrebbe fatto un trionfale buco nell’acqua!

Stando alla normativa vigente e alla giurisprudenza costante, infatti, gli atti usati, nel caso specifico, per procedere coattivamente contro i cittadini, sono sempre opponibili, anche dopo il decorso del termine ivi indicato per il pagamento e indipendentemente da una richiesta di rateizzazione del credito presunto, salvo dichiarazione espressa di acquiescenza o altro comportamento sintomatico particolare, purché entrambi assolutamente inequivoci.

E non aggiungo altro…

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato.
Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell’area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento ‘Il Tazebao’. Politicamente si colloca nell’area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale.
Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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