Dal consiglio comunale alla mafia, passando per società ed attentati: ecco cosa accade a Pachino

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Il binomio Giuseppe Vizzini (detto Peppi Marcuotto) e Salvatore Giuliano (detto Turi) è da tempo particolarmente forte nella città di Pachino.

Basti pensare che i due sono soci in affari e non solo, come vedremo nell’articolo.

Il capomafia Salvatore Giuliano uscì dalle patrie galere, a seguito di condanne per mafia, nel maggio del 2013. Nel settembre dello stesso anno, il mafioso Turi Giuliano insieme a Peppi Marcuotto (Giuseppe Vizzini) diventarono soci in affari, costituendo una società agricola, “La Fenice srl”.

Per evitare di risultare loro i soci, intestarono la società ai due figli: Gabriele Giuliano (figlio del capomafia Turi) e Simone Vizzini (figlio di Peppi Marcuotto).

La società, inizialmente, servì per assumere come (umili!) operai i due genitori, così da percepire reddito senza risultare come proprietari.

Successivamente la società agricola “La Fenice srl” è servita anche per realizzare alcune estorsioni, seppur indirette.

Si rinsalda così un rapporto storico di amicizia tra Salvatore Giuliano e Peppi Marcuotto, insieme alle loro famiglie ed anche ai fratelli Aprile, braccio armato del clan e tramite per le estorsioni del capomafia Giuliano.

Pubblichiamo sotto una serie di foto con le famiglie Giuliano, Vizzini (Marcuotto) e gli Aprile.

GIULIANO IN GALERA, MARCUOTTO IN POLITICA

Mentre Salvatore Giuliano era ristretto fra quattro mura in una comoda cella, Peppi Marcuotto (prima di finire anche lui in galera) fece carriera politica.

Giuseppe Vizzini (detto Peppi Marcuotto), nonostante i problemi giudiziari, venne eletto al consiglio comunale di Pachino il 30 novembre del 1997 (poi arrestato durante il mandato) e poi venne rieletto l’11 giugno del 2006. Mentre nelle elezioni del 2009 appoggiò un consigliere comunale che risultò fra i più votati in città.

Nel corso delle ultime elezioni (quelle del 2014) ha appoggiato il candidato sindaco Andrea Ferrara, battuto (ma questa è storia già da noi raccontata – LEGGI ARTICOLO) al ballottaggio da Roberto Bruno. Al Consiglio comunale, invece, Peppi Marcuotto appoggiò il candidato Salvatore Spataro (sostenuto, guarda caso, anche dal capomafia Giuliano ed oggi passato beatamente in maggioranza con il Sindaco Bruno).

Spataro – primo degli eletti in città (anche in questo caso ci sarebbe da riflettere per un consigliere sostenuto dal clan) – faceva tandem con la nipote di Peppi Marcuotto, Cristina Olindo, figlia di una sorella della moglie Franca Corvo, nella lista Udc (come dicevamo sopra, in sostegno al candidato sindaco Andrea Ferrara).

Salvatore Spataro e Cristina Olindo

Cristina Olindo è ancora oggi la prima dei non eletti, pronta a subentrare nel caso di dimissioni e prese 241 voti (a fronte dei 331 di Salvatore Spataro).

LA FOTO ALL’USCITA DEL CARCERE DEI FRATELLI APRILE

A testimonianza della vicinanza di Peppi Marcuotto e dei suoi figli con Salvatore Giuliano ed i fratelli Aprile, pubblichiamo una foto che già inserimmo in un articolo l’estate scorsa relativamente alla festa per la loro scarcerazione (GUARDA).

Liberazione fratelli Aprile

In questa foto, scattata pochi minuti dopo la scarcerazione dei fratelli Aprile, si può notare come il capomafia Salvatore Giuliano, Peppi Marcuoto, ed i suoi figli, andarono a festeggiare la liberazione dei fratelli Aprile (Peppe, Giovanni e Claudio).

LA MOGLIE DI MARCUOTTO ED IL COGNATO UCCISO

Peppi Marcuotto (Giuseppe Vizzini) è sposato con Franca Corvo.

Il fratello di Franca Corvo, Serafino (cognato di Marcuotto) fu ucciso al rifornimento IP con alcuni colpi di fucile a bruciapelo, li 24 gennaio del 1999.

Non si è mai accertata la verità sulla morte di Serafino Corvo (ragazzo che veniva considerato da tutti come “per bene”) ma per molti (ribadiamo, una tesi mai accertata giudiziariamente), si trattò di una vendetta trasversale nei confronti del cognato, Peppi Marcuotto, all’epoca in galera.

Il giornale “La Repubblica” del 25 gennaio 1999 (LEGGI) riportò i fatti, scrivendo:

E’ stato ucciso con un fucile a canne mozze Serafino Corvo, 35 anni, gestore di un distributore di benzina a Pachino, a 50 chilometri da Siracusa. I due killer sono arrivati su di una motocicletta con il volto coperto dai caschi e hanno fatto fuoco su Corvo che è morto sul colpo. Secondo gli inquirenti il delitto è stato compiuto per lanciare un avvertimento a suo cognato Giuseppe Vizzini arrestato per associazione mafiosa. Il presunto mafioso, sposato con la sorella della vittima, è stato catturato in un blitz scattato nel siracusano. Dopo l’arresto del familiare, Corvo aiutava il dipendente della pompa di benzina Paolo Rabito, 32 anni a gestire l’ attività commerciale di proprietà di Vizzini.

IL DISTRIBUTORE E L’ATTENTATO

La gestione dei distributori sembra essere un affare di famiglia per i Corvo-Vizzini.

Così, 18 anni dopo l’omicidio di Serafino Corvo, per “colpa” della gestione di un altro distributore di benzina, ecco un altro attentato.

Lo scorso 30 dicembre, infatti, una bomba carta esplode sotto l’auto dell’avvocato Adriana Quattropani (LEGGI).

L’avvocato Quattropani aveva appena effettuato la reimmissione in possesso del distributore “Esso”, ordinato dal Giudice alla procedura fallimentare di Siracusa, gestito fino a quel giorno da Franca Corvo, moglie – lo ribadiamo – di Peppi Marcuotto.

Aver perso il distributore era troppo per la signora Franca Corvo e, soprattutto, per la famiglia di Peppi Marcuotto.

Famiglia Marcuotto

Ed è così che i Vizzini (non solo Peppi Marcuotto, ma anche altri suoi familiari) avrebbero cercato di lavare “l’onta” dell’aver perso il distributore, con l’ausilio di “altri” delinquenti conclamati di Pachino (ma su questo torneremo con un approfondimento nei prossimi giorni).

Insomma, dopo 18 anni ancora un distributore ed ancora un attentato, che sembra avere un unico comune denominatore: la mafia e l’atteggiamento mafioso.

Da Turi Giuliano ai fratelli Aprile, fino a Peppi Marcuotto ed ai suoi figli, perché a Pachino per i delinquenti deve essere ben chiaro chi comanda.

I cittadini, però, sappiano che a differenza di 18 anni fa oggi si arriverà alla verità, grazie al prezioso lavoro di chi indaga ed al contributo di ognuno di noi. Il tutto per liberare Pachino dalla mafia alla politica collusa, fino all’imprenditoria a cavallo fra la legalità e l’illegalità che strozza i tantissimi imprenditori per bene.

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