“Don Giorgino se ne va…”

Ogni giorno, puntuale “come una cambiale scaduta”, dalla “vutata” della Via Loreto, quella che incrocia la Via Manzoni, un brusio di radio, distorto, confuso e poi sempre più forte e nitido, man mano che si avvicina la vecchia 127 modificata..

Il volume aumenta fino a quando l’auto si ferma davanti il vecchio cancello: da questo momento è il richiamo, quello quotidiano della merenda con Don Giorgino.

Nel cortile, pieno di ragazzini di ogni età, risma e stazza, tutto si ferma, la partita si sospende, senza preavviso e senza accordo delle parti, perché non ce n’è bisogno, è tutto già stabilito da tempo immemorabile, una tradizione inossidabile, tramandata di generazione in generazione. La fiumana di bambini comincia a correre allegra e rumorosa in direzione della Via Don Bosco: dal secondo campo, dalla stanza del ping pong, da ogni angolo dei portici, uno sciame saltellante di monelli che si spingono tra loro, si sbeffeggiano, e c’è sempre quello con la palla sottobraccio, perché “va bene la merenda ma il pallone è mio e non voglio che me lo fregano!”, impazienti di gustarsi il rito del gelato al cioccolato, che ha anche sapore di limone e di fragola, di pistacchio e di mandorla, o la granita fatta con il limone vero, quella che ti punge la lingua e ti fa venire un brivido fresco di piacere lungo la schiena, ad ogni colpo di cannuccia.

E’ lui il Re del pomeriggio, implacabile e calmo, paziente e solerte, efficiente come nessun altro nel confezionare il suo prelibato prodotto, con abilità magistrale, consolidata in anni e anni di ripetizione minuziosa e fedele del gesto.

Io prendo un cono da passeggio, anche se guardo invidioso la brioche con la panna che, poco più in là, un ragazzino a stento riesce ad azzannare con la famelica voracità dei suoi dieci anni.

Chissà se li conosce tutti per nome? Mi chiedo, mentre insieme agli altri ragazzi del servizio civile ci avviciniamo alla mitica 127, non più un’autovettura e mai diventata un vero e proprio negozio di gelataio: un piccolo miracolo dell’inventiva umana, mi viene da pensare! Immagino un giovane senza lavoro, negli anni del dopoguerra. Cosa avrà pensato in quei momenti lui, prima di avere la grande intuizione, diventata scopo stesso della sua vita? E quanta differenza tra quel giovane di cinquant’anni fa e noi, noi obiettori di coscienza, in servizio al Collegio dei Salesiani di Modica Alta, universitari insoddisfatti di ogni nostra scelta, dubbiosi e meditabondi sul nostro futuro e lui, invece, determinato e fiero, dapprima con la bicicletta modificata, poi con la vespa ed infine con la 127 bianca, insostituibile esempio di lavoro onesto, svolto con la passione vera e autentica di chi riesce a portare, anche per soli cinque minuti, un pezzettino di felicità a grandi e piccoli.

Come si fa a lavorare una vita senza pretendere nulla di più che il proprio lavoro? Come si fa ad essere appagati senza gli “scopi altissimi” ed effimeri degli uomini in doppiopetto e con il telefonino di ultima generazione? E’ questa la domanda alla quale la nostra generazione dovrà pur dare una risposta!

La nuvola di testoline cambia forma, si avvicina e si allontana, fino a quando tutti hanno avuto la loro merenda. Lui li guarda come fossero clienti adulti, con l’attenzione del commerciante autentico. Poi, come ogni giorno, senza un preavviso e senza alcun cenno, ma con l’intesa che nasce dalla vera empatia umana, i ragazzini “magmano” nuovamente nel cortile, dando gli ultimi morsi alla brioche o sorbendosi le ultime gocce di granita dal fondo del bicchiere, mentre qualcuno, più veloce degli altri, ha già finito da un pezzo e adesso inganna l’attesa lanciando pallonate violente sulla porta vuota e, magari, sognando un goal in nazionale.

Don Giorgino finisce di rassettare i pozzetti, passa la spugna sulla superficie di acciaio inox su cui, ancora oggi, ci si può specchiare, sale a bordo, mette in moto e riparte, lentamente, con la musica di Radio RTM “sparata a palla” e le canzoni più gettonate del momento. Quanti cantanti hanno vissuto attraverso quegli altoparlanti stanchi? Quanti Modugno, Mina, Battisti e poi Baglioni, Venditti, Madonna, Michael Jackson, Giorgia, Arisa, Lady Gaga e, perché no, anche Mister Max?

Mentre il mio collega tira le ultime boccate della sua sigaretta, prima di rientrare in servizio, guardiamo la “gelato mobile” (così la chiamiamo affettuosamente) che si allontana lungo la Via Don Bosco, in direzione di Via Botta. Ci prende uno strano senso di malinconia e un silenzio luttuoso cade tra noi. Fra poco la nostra condanna militaresca finirà e torneremo ad affrontare la vita, con tutti i suoi problemi, successi, fallimenti, ripartenze e, per questo, ci scambiamo un veloce sguardo carico di tensione, aspettative e paura.

Don Giorgino se ne va. Lo guardiamo allontanarsi lentamente insieme al rumore sempre più confuso della radio malamente amplificata, serafico, granitico, sempre fedele a se stesso.

Don Giorgino se ne va. E chissà se domani torna…

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