Elezioni in Sicilia: di chi è il vitello?

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Ci siamo, fra appena un mese si terranno le elezioni per il rinnovo dell’assemblea regionale siciliana e per la designazione del nuovo Presidente. I vari candidati sono già in campo e in merito si discute, si dibatte, ci si riunisce e divide, a seconda dei casi.

Ma andiamo per ordine.

Nello Musumeci, ex Presidente dell’ex Provincia di Catania è stato il primo ad iniziare la sua corsa verso Palermo, battendo ormai da diversi mesi sui social con il suo tormentone “Sarà Bellissima”. All’inizio io non avevo capito bene il significato di questo slogan, tanto da immaginare un futuro di Musumeci nel campo della moda, poi ho capito che il “Sarà Bellissima” è rivolto alla Sicilia e che, quindi, nella mente del candidato Presidente, dopo la sua azione politica, la Sicilia appunto, sarà “nuova di pacca” ma, soprattutto, con capelli fashion e un trucco da sballo. Insomma, se lo slogan dice tutto, comprendo che Musumeci sta puntando sul lato femminile dell’isola. Intorno al candidato catanese si stanno ricompattando i resti di quello che una volta era il “Polo delle Libertà”. Sembra che ormai ci sia l’accordo per il c..d. “tricket”, con Musumeci al centro, Armao e Lagalla ai suoi lati, la benedizione della componente UDC e di Miccichè, ormai storico luogotenente siciliano di Berlusconi, al quale hanno parlato di una “bellissima” e lui, ovviamente non se l’è fatto dire due volte.

Al di là delle battute, comunque, il ritorno di un centro destra compatto sembra mettere il candidato Musumeci in una posizione di grande vantaggio e lo spinge direttamente tra i primi posti in pole position, con ottime possibilità di vittoria.

Dall’altra parte c’è il PD, ormai fidanzato ufficialmente con Alleanza Popolare di Angelino Alfano, tanto che la sinistra-sinistra, sentitasi tradita, ha deciso di andare da sola, sbattendo la porta in faccia anche allo stesso Leoluca Orlando, “uomo della pace” che ha proposto la candidatura del Rettore di Palermo, Prof. Micari, per segnare una almeno apparente discontinuità con il governo Crocetta e nel tentativo di riunire tutto il centro sinistra siciliano a sostegno di un solo candidato. Orlano rivendica il “modello Palermo”, un modello possibile per le elezioni comunali, dove l’aspetto prettamente amministrativo della competizione consente una maggiore promiscuità, ma del tutto incompatibile con la natura essenzialmente politica delle elezioni regionali. E’ questo, a mio avviso, l’errore di fondo che stanno commettendo il PD, Orlando e Pisapia, perché si stanno muovendo nella convinzione sbagliata che il ruolo di Presidente della Regione e del Parlamento Regionale siano identici a quelli del Consiglio Comunale e del Sindaco. La differenza ontologica tra le due tipologie istituzionali, le loro funzioni e le dinamiche che le sottendono, impediscono l’automatica riproposizione di quel modello senza creare inevitabili fratture sul piano politico. In questo senso, la discontinuità rispetto al sistema di alleanze adottato fino ad oggi è importante ma non senza l’idea politica che sta alla base del progetto di futuro dell’isola, non senza la “visione del mondo”, che è un fatto politico.

Questo errore ha consumato la definitiva separazione tra PD e i partiti che stanno alla sua sinistra, con la conseguente morte del centro sinistra in favore di una svolta a destra del partito di Renzi.

La sinistra-sinistra, cioè MDP (nato dalla scissione dal PD perché non ha gradito lo spostamento a destra del suo leader) e Sinistra Italiana “vanno da sole”, probabilmente con Claudio Fava nel ruolo di candidato Presidente. Alla base di questa scelta, io credo ci sia essenzialmente il tentativo di ritrovare una unità a sinistra, tanto richiesta dalla base ma sempre disattesa dai dirigenti. Per la sinistra questa tornata elettorale è un banco di prova, dove ritrovare un forte profilo identitario, basato sui temi, sugli argomenti, sulle proposte e non solo sulle alleanze elettorali. Quelle sono state provate in tutte le salse, ivi compresa quella orlandiana, ma hanno sempre dato un risultato assai modesto al di fuori delle esperienze prettamente amministrative.

Poi c’è il movimento 5 stelle, con il suo candidato Cancelleri, ormai divenuto un leader indiscusso e, forse, indiscutibile, del movimento siciliano, convinto di vincere per il solo fatto che i siciliani si indignano su tutto. Evidentemente egli non conosce i suoi stessi conterranei, il loro modo di vivere, di ragionare e, soprattutto, di votare…

Crocetta, il grande trombato, quello che i suoi stessi attuali assessori, oggi, fanno finta di non conoscere (come se non sapessimo che il potenziale governo Micari non sarebbe  altro che un governo Crocetta senza Crocetta) alza il prezzo, rompe gli equilibri e punta alla sua ricandidatura, in realtà più per sabotare il PD che per vincere. Chissà, magari nelle prossime settimane Renzi troverà qualcosa da proporre all’ormai quasi ex governatore siciliano per indurlo a “più miti consigli”.

A margine l’uscita infelice di Sgarbi, che si candida e punta ai “voti di Cuffaro”…

Questo è il quadro iniziale, fatto di incontri, accordi fatti e subito dopo disfatti, di promesse in lista, assessorati in saldo e tutto quanto possa svegliare gli appetiti di una classe politica sempre più aliena ai bisogni del popolo siciliano e non solo quello. Tanto è vero che di tutto si sta parlando ad eccezione del presente della Sicilia e delle reali proposte da mettere in campo per il futuro dell’isola.

I politici siciliani sembrano vivere in un altro mondo, un mondo parallelo, dove la voce dei cittadini sembra essere l’ultima cosa da tenere in considerazione.

Ma forse non sono loro a sbagliare, forse sono io ad avere una concezione sbagliata della politica. Forse loro hanno ragione perché noi cittadini, noi elettori, noi uomini e donne siciliane ci siamo sempre fatti abbindolare e abbiamo sempre votato con l’idea di poter avere un vantaggio personale, scegliendo questo o quel candidato. Alla fine non abbiamo capito che il politico ragiona come nella barzelletta dell’avvocato il quale, di fronte alla lite tra due contadini sulla proprietà di un vitello, dice in segreto al suo giovane praticante: “il vitello non è di nessuno di loro…il vitello è mio!”.

Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

1 commento

  1. Non dimentichiamo che siamo nella Sicilia del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
    Speriamo nelle nuove generazioni per cambiare le logiche della politica ormai diventate anacronistiche ma pericolosamente attuabili.

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