Il morto da “incastonare”

CENERI DI UNA PER MCChi non ha mai sentito dire: “Un diamante è per sempre”? Quando la nota azienda diamantifera olandese inventò questo slogan, non immaginava di certo che sarebbe stata presa alla lettera. Che il diamante fosse eterno non vale oggi solo per i gioielli regalati, anzi, da alcuni anni l’usanza di trasformare in diamanti le ceneri di una persona cara scomparsa si sta diffondendo anche in Italia, benché possa sembrare macabra e dissacrante.

Oggi si tratta di una sepoltura “alternativa” che supera le barriere della tradizione, permettendo a chi “rimane”, di mantenere in qualche modo vicino a sé l’importante rapporto avuto con il caro estinto, magari in una forma più nobile ed esteticamente più gradevole di un’urna cineraria.

Portare la persona cara sempre con sé è certamente una questione emotiva, mentale e sentimentale, prima di qualsiasi altra cosa. Ciò vale tanto più quando si deve affrontare un lutto e certamente nessun oggetto potrebbe in alcun modo sostituire la presenza fisica della persona defunta. Per tale motivo c’è da credere che a molti l’idea di un diamante così ottenuto potrà parere interessante.

Il primo piccolo boom di richieste in Italia si è avuto nel 2010 e da allora sono state alcune decine le persone che hanno voluto trasformare le ceneri del proprio caro in un diamante.

Il processo attualmente può avvenire solo in Svizzera, a Chur (in alta montagna), poiché in Italia non è previsto. L’unico atto burocratico richiesto ai cittadini italiani che desiderano procedere è il passaporto mortuario emesso dal comune di residenza che consente di trasferire l’urna all’estero.

C’è da dire che in Italia esiste ancora una certa ritrosia verso questa pratica, proprio per questioni culturali e religiose e le onoranze funebri, dal canto loro, hanno timore di proporla ai parenti dei defunti. La maggior parte di richieste arriva comunque dal centro-nord, in particolare da Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria e Toscana. Nei laboratori svizzeri nascono così ogni anno circa 1000 “diamanti della memoria” e le maggiori richieste si hanno dal Giappone, in prima fila, seguito dalla Germania, dall’Austria, dalla Svizzera e dalla Spagna.

La parafrasi di un verso della canzone “Via del Campo” di De André può raccontare la scelta di un padre di Conegliano, in provincia di Treviso. L’uomo, 55enne, ha mandato in Svizzera, dopo averlo fatto riesumare appositamente, il corpo cremato del figlio 20enne, defunto anni fa in un incidente automobilistico, per poi vederselo restituire dopo 8 mesi sotto forma di diamante. Si tratta del primo caso in Veneto. A gestire le pratiche è stata una locale agenzia di pompe funebri. Silvia Zanardo, una delle responsabili, conferma quanto è accaduto. “L’uomo si era recato in agenzia per predisporre le esequie della madre. Negli uffici aveva notato il materiale documentale della procedura adottata da un’azienda svizzera, specializzata proprio nella trasformazione in un diamante delle ceneri dei defunti. E’ rimasto così colpito dalla cosa, da chiedermi di rendere eterne le spoglie del figlio, sepolto nel cimitero del paese d’origine del padre”. E prosegue: “Noi glielo abbiamo consegnato dopo alcuni mesi e per il padre è stata una grande emozione”.

Si è reso impossibile parlare con il protagonista di questa vicenda e la Zanardo afferma: “Non vuole essere riconoscibile, ma voleva che si sapesse dell’opportunità”. Ora, le ceneri del figlio, potranno essere portate per sempre al dito dalla mamma, incastonate in un anello, o al collo, magari in un pendente, vicino al cuore.

Molti si chiederanno: Si, ma come?? Occorre in primis specificare che la trasformazione delle ceneri è fatta con la massima cura e devozione. I diamanti non vengono mai toccati da mani nude durante l’intero processo di lavorazione, dalle ceneri al gioiello finito e vengono consegnati in un’apposita custodia. Tutte le informazioni sono trattate con la consueta e proverbiale riservatezza svizzera e non vengono cedute a terzi. La ditta inoltre è membro dello Schweizerischer Verband der Bestattungsdienste, “l’Associazione Svizzera dei Servizi Funebri”. Ogni ordine viene protocollato con un codice e questo consente al cliente di monitorare il processo della creazione del diamante, dal ricevimento delle ceneri sino al controllo sullo stato di formazione della preziosa gemma.

Veit Brimer, direttore dell’azienda Algordanza (ovvero: “ricordo” in romancio”), filiale romana della casa madre che invece ha sede a Coira e che detiene l’esclusiva mondiale della produzione di diamanti dalle salme dei morti, dichiara: “Riscontriamo un enorme interesse e siamo sommersi dalle richieste: 200 al giorno, sul nostro sito web”. Alla domanda su come avvenga la trasformazione, Brimer risponde: “Non appena ricevute, le ceneri vengono contrassegnate con un numero progressivo, catalogate e riposte con cura (talvolta dalle ceneri, che pesano all’incirca 2,5 kg e che secondo la legge italiana devono essere utilizzate in toto, si può ricavare anche più di un diamante). Non è dunque possibile alcun mescolamento di ceneri diverse”, ci tiene a precisare. “In seguito vengono eseguite le analisi delle ceneri. Queste sono necessarie sia per i successivi trattamenti chimici e fisici, sia per escludere la possibilità che possa trattarsi di ceneri non umane. Attraverso procedimenti chimico-fisici viene estratto il carbonio, che sarà l’elemento essenziale da cui si svilupperà il diamante (tutti i diamanti, infatti, sono formati da un reticolo cristallino tridimensionale costituito da atomi di carbonio). Il carbonio poi, sottoposto a pressioni e temperature elevate, si trasforma in grafite. La grafite, sottoposta alla temperatura di circa 2.500 gradi centigradi e alla pressione di più di 60.000 bar, si trasforma in diamante nel corso di 3 o 4 settimane. I cristalli di diamante sintetici vengono prodotti proprio come avviene in natura. La sola differenza è che con il nostro metodo l’operazione non richiede milioni di anni, ma solo alcune settimane. Eppure il procedimento è lo stesso, tanto che persino esperti gemmologi fanno davvero fatica a capire se i diamanti sono naturali o artificiali”.

C’è da aggiungere che da oramai 50 anni si possono produrre diamanti anche in laboratorio. Creare diamanti di qualità eccezionale spesso è stato molto più complicato e costoso che non estrarli dalle miniere. Difatti la produzione di diamanti dal carbonio delle ceneri è estremamente più complessa della fabbricazione di diamanti industriali. E per rendere possibile la produzione di diamanti esclusivamente dalle ceneri di cremazione, senza inclusione di sostanze estranee, è stato necessario sviluppare un metodo speciale con la collaborazione di studiosi esperti nella sintesi dei diamanti. L’intero processo è garantito dalla certificazione DIN EN ISO 9001.

Brimer prosegue: “Il taglio e la pulitura del diamante grezzo vengono eseguiti da personale esperto in taglio dei diamanti. Viene eseguito un rigoroso controllo della qualità ed emesso un certificato sul quale sono riportati i dati di purezza, peso, taglio e colore del diamante oltre alle informazioni relative alle analisi chimiche eseguite inizialmente, confermando il legame fra diamante e ceneri. Le ceneri di ogni persona contengono una quantità di boro diversa una dall’altra e questo va a determinare le nuances del colore blu del diamante”.

Veit Brimer sostiene infatti che un tocco di blu fa sembrare la pietra più preziosa. “In natura esistono diamanti blu, ma sono estremamente costosi, molto più di quelli normali, perché sono davvero rari. I gioielli vengono prodotti con delle macchine che assomigliano a un grande frigorifero, in grado di sintetizzare 5 o 6 gemme per volta e queste sono di fabbricazione Russa”.

Egli prosegue: “I diamanti possono raggiungere il peso massimo di 1,5 carati, a seconda del tempo che la gemma trascorre nella macchina pressatrice. Se il cliente lo desidera, grazie ad una tecnologia laser è possibile inscrivere sul diamante un nome e una data, invisibili all’occhio umano. Il tutto per un tempo tecnico di almeno 15 settimane”.

Veit Brimer racconta che le richieste non sono arrivate solo da chi conserva in casa le ceneri di un coniuge o di un parente, ma anche da persone che vorrebbero che i propri futuri resti mortali fossero trasformati in diamanti. La richiesta più strana, invece, riguardava le ceneri di un cavallo (in questo caso i clienti sono soprattutto arabi). Ma Brimer conferma che per il momento Algordanza non progetta di estendere i suoi servizi agli animali. “Nel caso, immagino che daremmo vita ad un’altra agenzia specializzata” conclude il direttore della ditta grigionese.

L’interesse intorno alla tematica è, comunque crescente. Avere un diamante che dia veramente il senso dell’eternità ha sicuramente un fascino a prova di tempo. Ma non è per tutte le tasche. Il prezzo di questa particolare trasformazione delle ceneri, infatti, varia tra i 3.500 euro (iva esclusa) per un diamante di un quarto di carato ai 20.000 euro per uno di 1,5 carati, che richiede una lavorazione più lunga.

In un’intervista  si legge che i fondatori della società Algordanza, ovvero il ricercatore russo Vladimir Blank, il professore tedesco Velt Brimer e un suo allievo, Rinaldo Willy, avrebbero addirittura consultato il Papa, senza precisare quale, per un giudizio etico su questo business e di aver ricevuto il lasciapassare del Vaticano. A tal proposito Repubblica ha contattato la responsabile della Comunicazione di Algordanza Italia, Christina Ponza, che chiarisce: “In effetti, i fondatori della società si sono interrogati sulla questione etica, perché se la Chiesa si fosse espressa contraria, questo business sarebbe certamente naufragato. Hanno trovato un contatto con un alto prelato tedesco. Non ne rivelerò mai il nome”. E continua: “In via informale, quel religioso ha detto loro che la procedura poteva essere accettata dalla Chiesa purché rispondesse ad alcune condizioni: che vi fosse un sentimento di rispetto nei riguardi del defunto; che non si utilizzassero le stesse macchine per trarre diamanti dalle ceneri di animali; che il prezzo non fosse troppo esoso. Infatti, i prezzi di quei diamanti sono elevati, ma solo per gli alti costi di produzione. La differenza tra quei costi e il prezzo finale è davvero poca. Il nostro obiettivo tuttavia, è essere presenti in tutti i paesi di tutti i continenti. Al momento la nostra società è rappresentata, oltre che in Svizzera, in Australia, Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Cina, Corea, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Messico, Principato di Monaco, Olanda, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Thailandia e Stati Uniti”.

Il business intorno al caro estinto si sta comunque evolvendo. Con cifre, a volte, anche più abbordabili. Ad esempio un’azienda sudcoreana, la Bonhyang, propone ai propri clienti di far diventare le ceneri dei propri morti delle perle, alla modica cifra di “solo” 900 dollari. Costa, invece, 3.000 sterline far realizzare 30 copie di dischi in vinile con all’interno le proprie ceneri. Ciò è proposto dal sito inglese andvinyly.com. Così, prima della vostra dipartita, potete scegliere le canzoni da inserire e perfino la copertina. E se non gradite l’ascolto “celestiale”, potete sempre elaborare il lutto per la scomparsa di una persona cara in maniera del tutto biologica. Il designer spagnolo Martin Azua ha creato un’urna funeraria biodegradabile. Su di essa, dopo aver scelto un seme tra varie tipologie, è possibile far crescere un albero, così che dalla morte possa nascere anche una nuova vita.

Oltre alle ceneri di un defunto, anche una ciocca di capelli può contenere quantità sufficienti di carbonio per consentire in laboratorio la trasformazione delle stesse in piccoli diamanti. E’ possibile fare lo stesso col cordone ombelicale di un neonato, così da festeggiarne la nascita o col pelo di un animale, per conservarne il ricordo. Su internet, ad esempio, si battono all’asta a prezzi folli, le gemme funebri derivate dai ciuffi di capelli di Beethoven o di Michael Jackson.

C’è da credere che i diamanti ricavati dalle ciocche di capelli potranno in un futuro prossimo diventare un oggetto fra i più romantici. Se immaginiamo di poter unire in laboratorio i capelli dello sposo e della sposa in un unico diamante, è facile pensare a quanto unico, originale e prezioso potrà sembrare il gioiello con essi ricavato.

Basta un giro su un motore di ricerca per intuire quanto il business sia ben più radicato di quanto si pensi nel mondo occidentale. Ma il rischio concreto in tutto questo è un altro. Poiché i laboratori svizzeri propagandano la loro capacità di ricavare dalle ceneri dei defunti pietre preziose di fattura e pregio simili a quelle dei diamanti naturali, a qualcuno potrebbe venire in mente di diventare ricco “svuotando” i cimiteri. In fondo, se dobbiamo dirla tutta, c’è già chi cuoce il pane con il legno delle bare. Ma Christina Ponza sfata subito ogni dubbio: “I costi di produzione di un diamante con le ceneri di un defunto sono superiori rispetto al valore di mercato della pietra. Si farebbe prima a investire in diamanti naturali, anziché produrli in proprio con questa procedura”.

Questo tipo di “sepoltura” anticonformista sarebbe anche (se la spesa energetica non fosse enorme) una soluzione ambientalmente interessante, perché i diamanti sono estratti nelle miniere sfruttando in modo orrendo la gente e devastando l’ambiente. Inoltre si risparmierebbe spazio nei cimiteri e proprio a voler tirare la corda, portarsi il defunto appresso potrebbe ridurre anche il costo dei trasporti per andarlo a trovare.

Ovviamente si tratterà di un diamante sintetico e non minerale, dal valore commerciale basso (ma stentiamo a pensare che qualcuno voglia poi venderlo) e dal valore affettivo inestimabile. Ad avvalorare questa tesi ci sono poi le storie della gente comune. Una fra queste, quella di un figlio che conserva le ceneri del padre, in attesa che muoia anche la madre per esaudire il loro desiderio: formare un unico diamante, per sempre, uniti come lo erano stati in vita.

Mi preme però raccomandare le fanciulle in prossime nozze: quando il vostro fidanzato vi ha posto la fatidica domanda genuflettendosi e vi ha mostrato il prezioso monile, vi siete accertate che egli avesse tutta la famiglia viva e vegeta, con i nonni al completo? Il rischio di ritrovarveli presenti sul vostro scintillante trilogy è sempre in agguato!!

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Ciao a tutti! Sono Gianni Di Raimondo, ho 28 anni e vivo orgogliosamente nella mia amata Modica. Dopo aver conseguito il diploma presso l’istituto alberghiero, ho intrapreso gli studi universitari in Scienze della mediazione linguistica, che ho poi interrotto quando mi si è presentata l’occasione di gestire un’attività commerciale. E adesso che faccio? Beh, eseguo catering di cucina e pasticceria a domicilio (amo il “cake design”), coltivo lo studio delle lingue straniere e spero di insegnare un giorno l’arte culinaria a scuola. Miglior pregio e peggior difetto? Coincidono: sono tremendamente ordinato, preciso e pignolo, in tutto ciò che faccio…
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