“La carne dovete comprarla da me”. Il business del clan a Siracusa, il boss senza patente e la “famosa” macelleria

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L’affare della carne a Siracusa è un business che frutta un’infinità di soldi ed i clan lo sanno bene. Tantissimi, infatti, sono i paninari in città e molti di loro vengono obbligati a comprare la carne sempre dalla stessa macelleria (e quando non si piegano a pagare, ecco le bombe che iniziano ad esplodere).

Fino a qualche anno fa era Luigi Micieli, storico componente del clan Bottaro-Attanasio (e suocero di Giuseppe Calabrese, detto Delfo, coimputato in vari processi per omicidio insieme ad Attanasio), a gestire il redditizio racket.

Tutto fino a quando Luciano De Carolis (detto Ciano u nanu), oggi il reggente del clan “Bottaro-Attanasio” in libertà, non si decise ad investire nel settore.

Da quel giorno l’affare della carne è passato (quasi) totalmente di mano, non senza una guerra interna (casualmente mentre c’era questa “diatriba” fra i due, la panineria del figlio di Luigi Miceli, Sebastiano, prese fuoco – fatto mai chiarito nella sua dinamica).

LA MACELLERIA, DA UN BOSS ALL’ALTRO

Il business della carne, conosciuto in città come “racket” in quanto viene imposto ai tantissimi “paninari” di Siracusa, prende vita da una macelleria, passata di mano da boss in boss.

L’attività si trova in via Alessandro Specchi ed oggi si chiama “Centro Carni” (intestata alle sorelle Miniera).

Macelleria De Carolis (intestata a sorelle Miniera)

L’attività imprenditoriale (la macelleria) venne aperta anni fa da Ernando Di Paola, storico componente del clan Urso-Bottaro. Quando il Di Paola venne arrestato (oggi è in galera per un definitivo di pena), l’attività passò a Luciano De Carolis (Ciano u nanu).

LA MACELLERIA “SOTTO” CIANO U NANO

Luciano De Carolis (Ciano u nano), dopo aver rilevato la macelleria da Ernando Di Paola – al fine di non risultare in prima persona – la intesta alle incensurate sorelle Miniera (Carmela e Margherita), ovvero alle sue nipoti, in quanto figlie della cognata (la sorella della moglie Rosanna Frittitta, sposata con Sebastiano – detto Iano – Miniera).

Fisicamente nell’attività lavorano la moglie di Ciano u nano, ovvero Lucia Frittitta (sorella, oltre che di Rosanna, anche del pluripregiudicato “suchillo”) e la nipote, Carmela Miniera.

Fra le tante cose assurde di questa storia, insieme alle mancate denunce alle forze dell’Ordine (nessuno dei paninari estorti denuncia), vi è la storia della consegna della carne.

E’ Luciano De Carolis in prima persona che, per assicurarsi dell’immediato pagamento, a bordo del suo mezzo, va a consegnare la carne ai diversi clienti (per modo di dire, clienti…visto l’obbligo a cui sono costretti).

Il problema è che il condannato per omicidi e mafia, De Carolis, non ha la patente, quindi ogni giorno guida ed effettua le consegne sprovvisto dei requisiti di legge.

Certo, è l’ultimo dei reati che Ciano u nano (LEGGI CHI E’ LUCIANO DE CAROLIS) commette, visti anche i processi in corso come quello per l’omicidio di Angelo Sparatore (con il reo confesso collaboratore di Giustizia, Salvatore Lombardo, detto Puddisinu –  ma di questo omicidio ci occuperemo settimana prossima, approfondendo particolari molto importanti).

Per i cittadini di Siracusa, però, vedere sfrecciare Ciano u nanu senza patente non è un bel segnale, bensì l’ennesima riprova di quell’atteggiamento mafioso che nel clan Botatro-Attanasio e nella famiglia De Carolis è ben presente.

Basti pensare alle minacce che il fratello di Luciano, Francesco De Carolis (LEGGI ARTICOLO) rivolse a chi scrive e per le quali oggi è in galera oppure a ciò che pubblichiamo sotto, ovvero le foto che si possono trovare pubblicamente in profili relativi a familiari di Luciano De Carolis, molte delle quali inneggianti alla mafia come quelle con passamontagna e pistola in mano o i continui richiami a Rosy Abate, la mafiosa protagonista della fiction di Mediaset (sia ben chiaro la scelta di pubblicare queste foto, fra le altre cose accompagnate da emoticon come “bombe e pistole” non costituisce reato ma è sinonimo di una cultura che appare ben chiara).

“Altro che stare zitti, bisogna urlare”. Era questo il motto di Libero Grassi, imprenditore ucciso per non essersi piegato alle estorsioni della mafia. 

Con qualsiasi forma di pizzo o di racket la mafia, in questo caso Luciano De Carolis, controlla il territorio ma soprattutto controlla ognuno di noi.

Ai cittadini di Siracusa la decisione se continuare a comprare nella macelleria di De Carolis ed agli imprenditori taglieggiati dal mafioso, in nome e per conto del clan Bottaro-Attanasio, la decisione di denunciare, sapendo che chi paga la mafia, diventa parte della mafia. A tal proposito si ricorda che, con l’approvazione della legge sui Testimoni di Giustizia, oggi denunciare conviene realmente!

2 COMMENTI

  1. già…buon abitudine del Siracusano medio in qualsiasi giorno della settimana è quella di cenare con bel panino ipercalorico guarnito della miglior carne della cittadina Aretusea, la carne la mette lui l’attuale patron di Siracusa ( cianu u nanu ) il resto lo mettono le decine e decine di paninoteche ambulanti e non che lavorano su Siracusa, il business è redditizio e non implica grandi interventi o rischi fino a quando i paninari pagano la carne al “Monopolio di Ciano” del resto i paninari non denunciano chi sa si fa i cosiddetti fatti propri..il tutto si potrebbe complicare solo quando qualcuno dei paninari non paga in quel caso si interviene o con qualche incentivo o sollecito al pagamento o addirittura in alcuni casi quelli più estremi cedendo l’attività commerciale al ” Monopolio di Ciano “. il tutto viene svolto all’ordine del giorno in pena trasparenza davanti a tutti con le illegalità in piena norma…ah..ah..ah
    P.s che io ricordi nella macelleria dei miceli veniva praticata anche l’attività dell’usura…
    caro Paolo il business della carne grazie anche ai tuoi articoli è ormai noto a tutti, i paninari preferiscono tacere e cedere parte del loro incasso se non un giorno la propria attività al” Monopolio di Ciano”, se a loro sta bene così!! un domani spero presto dovranno rendere conto alla giustizia di aver alimentato le casse della malavita organizzata a Siracusa …non bisogna diventare per forza tutti testimoni di giustizia …esiste lo Stato esiste la DNA DDA e la DIA e mi auguro tanto che questi strumenti vengano utilizzati presto sul territorio Siracusano per poter ristabilire l’ordine e la legalità legalità legalità …

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