La leggenda di uno e uno solo sconfitto dai rifiuti…

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Superato il promontorio cozzo lupo, c’erano le terre di Frisc?intin, a quel tempo governate da un  grande capo, in origine chiamato Uomo dalle tante serre e poi, durante il suo regno, venerato con il nome di Uno e Uno Solo. Il suo comando era forte e deciso e nessuno poteva mettere in discussione la sua autorità, a pena di pagarne a carissimo prezzo l’oltraggio, per quanto veniva venerato, dai componenti della sua tribù, come diretto discendente di “Manitu”. Di lui si ricordano le grandi fiaccole festose e l’usanza delle bombe ad ogni santo, ma il suo rito più famoso era i choch?mohac, che letteralmente significa vi faccio divertire per tre giorni, io mi faccio la campagna elettorale e voi siete contenti perché pagate le tasse (preciso che in quella tribù con una sola parola si poteva esprimere un concetto di senso compiuto: che forza!).

Un giorno, però, il Grande Capo Uno e Uno solo decise di risolvere un problema gravissimo, quello dei rifiuti, di norma lasciati lungo l’accampamento, in grandi sacchi neri e maleodoranti.

Il Capo decise che ogni famiglia avrebbe separato i rifiuti del suo tepee, secondo un criterio ben preciso. Una volta raccolti in piccoli gruppi, tra loro diversi per tipologia e natura, gli scarti sarebbero stati trasferiti, dai loro legittimi proprietari, in appositi cesti chiamati piccola bocca del dio Riciclino (una nuova divinità apparsa in sogno al Grande Capo durante un cerimoniale estivo, quello celebrato dal grande e famoso sacerdote Piccola Via, cantore dei Watussi, chiamato appositamente per esaltare l’onore di Uno e Uno Solo).

Ora, nonostante il grande rispetto che avevano per il loro capo, gli uomini delle famiglie non riuscirono a comprendere come realizzare quest’ultima imposizione di Uno e Uno Solo, per cui accaddero fatti incresciosi, come, ad esempio, agguati notturni durante i quali venivano lanciati i resti della cena nel bel mezzo degli accampamenti, al grido di acch?ssì, che letteralmente significa raccoglitela da solo.

Queste vicende fecero infuriare Uno e Uno Solo, il quale era già propenso, per sua natura, a perdere le staffe e reagire in modo inconsulto, tanto che alcuni dei suoi uomini gli avevano dato l’appellativo di occhio di diavolo che trasforma gli uomini in pietra.

Decise di punire severamente ogni trasgressore e, per riportare l’ordine e il rispetto alla sua autorità, assunse il comando di un drappello dei suoi migliori guerrieri, cogliendo sul fatto i malnati e punendoli, seduta stante, con la confisca di una parte delle provviste invernali (che sarebbe stata usata per la celebrazione delle feste in onore del suo governo).

Un giorno, però, uno di quei trasgressori, rivolgendosi al Grande Capo disse: oh! Grande nostro signore, padrone delle terre di Gianfohrm Barat e Accaput, governatore delle alture di Uomo Sbadato e nuovo Re delle Terre di Pietre Melograne, ti prego, ascolta il mio lamento! Non ho adempiuto il tuo volere non per colpa ma per necessità, perché io, come tutti gli altri miei compagni di sventura, non abbiamo capito un fico secco di come si dovevano separare gli scarti delle nostre cene. Non punirci perché abbiamo agito senza colpa e solo con lo scopo di non creare olezzo e sporco nei nostri tepee!.

Uno e Uno Solo, però, non ebbe pietà, replicando che il dio Riciclino aveva diffuso il suo verbo per mezzo di sacri depliant e, quindi, ridusse il malnato in ceppi e lo punì senza pietà, confiscandogli tante provviste da lasciare la sua famiglia senza mezzi, nonostante l’inverno imminente.

Il malcontento iniziò a serpeggiare tra gli uomini, le donne e anche i bambini (questi ultimi non sopportavano più colui che avevano prima venerato, invocandolo Dispensatore di bambinopoli e uomo fortissimo che sa spostare di notte e da solo una pensilina dell’autobus).

Dopo qualche tempo, accadde che altri capi volevano stare al posto di Uno e Uno Solo e per questo, dopo una contesa molto aspra, durata trenta giorni, chiesero al popolo se il vecchio capo dovesse continuare a governare sulla tribù. Il popolo a gran voce rispose Staz-honn?! (che letteralmente significa non siamo assolutamente d’accordo e la nostra risposta è no!).

Così cadde il regno di Uno e Uno solo e questa è la sua storia, così come mi è stata raccontata da chi ha vissuto realmente quei fatti drammatici.

 

Morale: Se si spendesse meno e meglio e si usassero i danari pubblici per informare adeguatamente i cittadini su modi e tempi della raccolta differenziata, piuttosto che lasciarli allo sbaraglio, come sembra sia accaduto a Frigintini, non sarebbero necessarie le ronde né le sanzioni e non ci potremmo nemmeno lamentare delle c.d. cattive abitudini dei cittadini, perché esse sono anche frutto di chi presume che il popolo debba solo eseguire ordini senza capire il quando e il come. Spendiamo, quindi, di  più nell’informazione e nella sensibilizzazione, non solo dei bambini e non solo partendo dalle scuole, ma guardando agli adulti, i quali potrebbero avere maggiori difficoltà a capire e ad adeguarsi. Concludo ricordando una battuta della mia amica Carmen, per la quale ho sorriso, sebbene con amarezza: due palle in meno da appendere all’albero di natale cittadino e qualche luce decorativa in meno non hanno mai fatto male a nessuno né lo hanno reso meno figo…l’albero ovviamente!

 

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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