Mafia: Cassazione conferma condanna, boss Vito Bigione fugge prima di arresto

“Io ci sono sempre stato… Mi sono fatto il contorno e tutte cose”. Parlava cosi’, intercettato dai carabinieri nel settembre dello scorso anno, Vito Bigione, boss del narcotraffico della famiglia mafiosa di Trapani (la stessa del latitante Matteo Messina Denaro) da un mese nuovamente irreperibile. L’uomo originario di Mazara del Vallo dopo nove anni di latitanza venne arrestato a Caracas nel 2004 ma da un mese – come anticipato da ‘Fatto Quotidiano’ – ha fatto nuovamente perdere le sue tracce. Quando venne arrestato era tra i trenta ricercati piu’ pericolosi d’Italia. Era libero per scadenza dei termini quando un mese fa la Corte di Cassazione lo ha condannato definitivamente a 15 anni per mafia e traffico di droga. Ma gli agenti della polizia di Mazara del Vallo che sono andati a casa per prelevarlo e condurlo in carcere non lo hanno trovato.

La prima denuncia di Bigione per traffico di stupefacenti risale al 1995 e pochi mesi dopo si trasferi’ in Africa stabilendosi in Namibia. Li’ era conosciuto come un armatore ma i magistrati della Procura di Reggio Calabria lo trovarono in un indagine antimafia, poi divenuta l’operazione “Igres”. L’ultima su traccia e’ dello scorso anno, quando i carabinieri lo ritrovarono a conversare con Dario Messina, una delle persone arrestate nell’operazione “Anno Zero”. Per verificare la sua identita’ i militari organizzarono un controllo di videosorveglianza che “consentiva con certezza l’identificazione” e diede esito positivo. “Io, quando ero la dentro, ero la dentro onorato – diceva Bigione intercettato – con cristiani che sono ancora per ora a Mazara, io mi sono fatto quello che mi sono fatto, per i fatti miei”. Era tornato a occuparsi degli equilibri mafiosi locali e non nascondeva l’ambizione di prendere il posto ricoperto fino a luglio 2017 da Vito Gondola, capo della famiglia mazarese poi morto per cause naturali. “Ora, una volta che non c’e piu sto cristiano, per dire, cos’e che dobbiamo fare? Noi parlavamo di questo in campagna”.

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