Mafia, donne e madrine: il potere “rosa” di cosa nostra

0
3173

Mariangela Di Trapani, moglie del boss Salvino Madonia, e’ solo l’ultima di una lunga serie di donne che hanno raggiunto i vertici della mafia scalando l’organizzazione o semplicemente facendosi messaggere dei voleri dei mariti capimafia. Ci sono le donne appartenenti a famiglie storiche di Cosa Nostra, cioe’ nate e cresciute in quell’ambiente e, come le ragazze dell’aristocrazia e dell’alta borghesia i cui matrimoni avvenivano prevalentemente nel loro ambiente, si sono sposate con mafiosi di rango. Donne per le quali e’ ragionevole pensare che siano coscientemente partecipi delle attivita’ dei congiunti. Ci sono poi le mogli di piccoli mafiosi, provenienti da ambienti non mafiosi e trovatesi a fare da prestanome probabilmente senza avere piena coscienza dell’origine del denaro impiegato.

Nella storia troviamo “madrine” come Rosa Bontate, sorella dei boss Giovanni e Stefano e moglie di Giacomo Vitale, coinvolto nel falso sequestro Sindona. O Francesca Battaglia ed Epifania Letizia, rispettivamente moglie e sorella del boss Francesco Lo Presti. Poi Anna Vitale, cognata di Gerlando Alberti “u Paccare'”, uno dei capi storici di Cosa Nostra, e ancora Anna Maria Di Bartolo, moglie di Domenico Federico. Sono donne che comandavano, e che in alcune occasioni sono state influenti piu’ dei mariti boss.

Ma l’elenco e’ lungo, i nomi sono tanti. Come Maria Grazia Genova, detta “Marage'”, o Angela Russo, soprannominata “nonna eroina”, organizzatrice del traffico di droga gestito dalla sua famiglia. Dal momento dell’arresto (il 13 febbraio del 1982), e poi durante il processo Angela Russo si comporto’ da perfetta mafiosa. Anche nei confronti del figlio, diventato collaboratore di giustizia e per questo ‘rinnegato’.

E poi Maria Filippa Messina, giovane moglie di Nino Cinturino, boss di Calatabiano, paese in provincia di Catania, in carcere dal 1992, Vincenza Barbagallo, Domenica Blancato, Sebastiana Trovato. E piu’ indietro nel tempo Rosaria Castellana, moglie di Michele Greco “il Papa” e Filippa Inzerillo, vedova di Salvatore, capo emergente ucciso all’inizio della guerra di mafia negli anni ’80 quando comincio’ l’offensiva dei corleonesi per la conquista dell’egemonia su Cosa Nostra. E naturalmente Ninetta Bagarella, moglie di Toto’ Riina e sorella di Leoluca Bagarella, killer di tanti omicidi ‘eccellenti’. Ninetta Bagarella sempre rimasta accanto al marito nei decenni di latitanza e ora matriarca della famiglia.

Tra le funzioni attive esercitate dalle donne all’interno dell’organizzazione mafiosa vi sono la trasmissione del codice culturale mafioso e l’incitamento alla vendetta. Ma ci sono anche delle “funzioni passive esercitate” dalle donne nell’organizzazione mafiosa, ovvero quella di essere garante della reputazione maschile. Insomma si potrebbe affermare che il fenomeno mafioso dimostra una grande capacita’ di adattamento, anche alla differenza di genere. Cosa nostra ha sempre avuto nel maschilismo un riferimento, ma, come affermo’ Giovanni Falcone in “Cose di Cosa Nostra”, la cultura maschilista mafiosa non e’ altro che “l’esasperazione dei valori siciliani.

Condividi
Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine