La Mafia a Siracusa, tutti i nomi. I clan ed i principali esponenti da Salafia a D’Avola e Navanteri

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La situazione mafiosa in Provincia di Siracusa viene definita come “immutata” rispetto al quadro della presenza criminale mafiosa registrato nel 2013 dalla Direzione Nazionale Antimafia.

La suddivisione delle famiglie mafiose è questa:

Clan Nardo (legato alla famiglia mafiosa catanese Santapaola) nei territori di Augusta e Lentini;

Clan Aparo (legato ai Nardo) nei territori di Solarino e Floridia;

Clan Linguanti, espressione del cartello mafioso criminale Aparo – Nardo – Trigila, nella zona di Noto, Avola e Pachino;

Discorso diverso su Siracusa, dove le zone di influenza mafiosa rimangono due: nella parte nord è attivo il clan di S. Panagia riconducibile al cartello Aparo – Nardo – Trigila, mentre nell’isola di Ortigia esercita la propria influenza il clan Bottaro – Attanasio, con le sue articolazioni e cioè il gruppo della Borgata ed il gruppo di Via Italia

I rapporti tra il clan di S. Panagia e quello Bottaro – Attanasio sono, tuttavia, distesi e sempre più si accredita l’ipotesi di una unificazione dei due sodalizi in linea, del resto, con l’ambizioso progetto perseguito da Nunzio Salafia, “reggente” del clan Aparo sino al momento del suo arresto avvenuto nel febbraio 2013. 

Passando ai singoli boss, nome per nome, vediamo – grazie alla Relazione della Dna – come nell’ultimo periodo siano state previste diverse misure cautelari:

Giuseppe Mauceri al quale contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo dei beni a questi fittiziamente attribuiti ed in realtà riconducibili a Ciro Fisicaro, esponente del clan Nardo e detenuto dalla fine degli anni ‘90, che, appunto, tramite Giuseppe Mauceri, ha continuato a gestire gli interessi del clan di appartenenza. Il sequestro ha riguardato anche una importante azienda di trasporti. 

Pasqualino Mazzarella per l’omicidio di Romano Liberante, avvenuto ad Avola il 27/05/2002 nell’ambito di una faida maturata all’interno del clan Bottaro – Attanasio

L’omicidio di Liberante era stato oggetto, peraltro, di un lungo processo conclusosi con la condanna all’ergastolo (ormai definitiva) di Giuseppe Calabrese e Salvatore Calabrò affiliati al medesimo clan Bottaro – Attanasio

Michele D’Avola (detto Cuccarino – con altri 9), per i reati di associazione mafiosa, operante a Vizzini (Catania) ed a  Francofonte (Siracusa) e comuni limitrofi, e di tentato omicidio nei confronti di Salvatore Navanteri

I provvedimenti di fermo e la conseguente misura cautelare hanno di fatto arrestato una sanguinosa faida, iniziata per il controllo dei territori il 3/3/2013 con il rinvenimento nel territorio di Mineo del cadavere di Michele Ragusa e poi proseguita il 9/3/2013 con l’omicidio di Signorino Foti nel territorio di Vizzini, il 13/3/2013 con l’omicidio, sempre nel territorio di Vizzini, di Gregorio Busacca, il 6/7/2013 con la scomparsa di Michele Coppoletta e, infine, il 9/8/2013 con il tentato omicidio, in Francofonte, appunto, di Salvatore Navatteri.

Salvatore Navatteri è considerato molto vicino alla famiglia Nardo e con il consenso del clan Cappello di Catania, aveva tentato, nuovamente tornato libero, di spodestare la leadership di Michele D’Avola (detenuto dal novembre 2012), che era alla testa del locale sodalizio, collegato con la famiglia catanese di “Cosa Nostra”, e di allargare la propria influenza sul territorio calatino. 

Giuseppe Giampapa (condannato all’ergastolo) per l’omicidio di Francesco Corso e per il tentato omicidio in danno di Angelo Marino

Fabrizio Blandino, condannato e divenuto collaboratore di giustizia. 

Per mafia è stato disposto il rinvio a giudizio nei confronti di Massimo Carrubba e Luigi Giunta, rispettivamente Sindaco ed Assessore del Comune di Augusta.

Il Comune di Augusta, va ricordato, è stato sciolto per mafia.

Stesso destino del collega di Augusta anche per Giuseppe Sorbello, Sindaco di Melilli, per voto di scambio in concorso con un esponente del clan Nardo

Antonino Linguanti e Salvatore Battaglia sono stati condannati (rispettivamente alla pena di trenta anni di reclusione ed all’ergastolo) per gli omicidi di Salvatore Bologna e Salvatore Giacona, maturati nell’ambito della faida per la conquista del controllo del territorio di Cassibile

Nell’ultimo anno, infine, sono stati sequestrati beni a Nunzio Salafia (clan Aparo), ad Angelo Caruso (clan Nardo) e a Gaetano Liuzzo Scorpo (clan Trigila di Noto)

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