Modica, Capitale della Cultura e un Cacciaballe

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Apprendo che Modica sarebbe candidata a Capitale della Cultura per il 2020 e leggo che l’amministrazione ha deciso di nominare il prof. Giancarlo Poidomani, noto storico nonché esponente della sinistra modicana, quale responsabile del progetto.

Condivido la scelta di puntare su Giancarlo, perché ne conosco i meriti e la preparazione, anche se devo constatare che i commenti a questa notizia non sono tutti positivi:  c’è chi si sarebbe aspettato un rifiuto da parte di Giancarlo, “per la sua storia politica”, e c’è chi si chiede come si possa pensare di candidare a capitale della cultura una città che non riesce a garantire un servizio bibliotecario degno di questo nome. C’è, poi, il commento di Vito D’Antona, divenuto un vero e proprio comunicato stampa, il quale sottolinea che Modica non risulta tra le 40 città ufficialmente candidate a Capitale Italiana della Cultura per il 2020 e nemmeno a Capitale Europea della Cultura.

Permettetemi qualche breve considerazione.

Il pensiero di chi sostiene che il prof. Poidomani non avrebbe dovuto accettare l’incarico non è del tutto peregrino. Tuttavia ritengo che egli avrebbe potuto rifiutare non per motivi di mera appartenenza politica (non sarebbe stato corretto né coerente con il suo spessore morale e personale) ma per protesta contro una pratica amministrativa nella quale la cultura viene sempre più spesso derubricata a collettore elettoralistico, subordinata al potere politico o relegata a manifestazione di nicchia per soli intenditori.

Modica, è vero, manca della Biblioteca (e già questo fatto ci dovrebbe fare riflettere), ma anche di un polo museale, non valorizza i suoi beni monumentali, non ha valorizzato l’opera dei maestri Guccione, Sarnari, Colombo e Roccasalva, creata esclusivamente per il teatro Garibaldi, non valorizza la sua storia le sue tradizioni, trasformando, ad esempio, la Madonna Vasa Vasa e la festa di San Giorgio in stucchevole apoteosi di feticismo nel primo caso e di fanatismo nel secondo. Il Borgo degli Artisti è silente mentre Clarence ha chiuso definitivamente, della pinacoteca di Palazzo Polara non c’è traccia, del Palazzo dei Mercedari nemmeno l’ombra. A parte qualche raro caso isolato di alcuni volontari, Modica non ha mai voluto valorizzare l’eccezionale patrimonio letterario che il narratore, saggista e giornalista Raffaele Poidomani ha rappresentato nel panorama culturale cittadino, regionale e nazionale. Le sue opere sono uno spaccato universale delle speranze e delle disillusioni di una società post bellica che ha vissuto il boom economico, la crescita, il benessere e, in modo inversamente proporzionale, la caduta dei valori della solidarietà e della fratellanza. Raffaele Poidomani è uno scrittore italiano che nella sua opera ha tradotto il dolore universale delle domande esistenziali, in modo non meno brillante dei nomi più importanti della letteratura del ‘900, lui nato a Modica ma ricordato dai modicani solo per il suo stile di vita “eccentrico e fuori dalle righe”. Stesso discorso potrei fare per la pianista Federica Poidomani Dolcetti, moglie di Raffaele, una delle più eminenti interpreti di Chopin a livello internazionale, modicana di adozione e che a Modica, a differenza di Quasimodo, ha vissuto fino alla morte, ma rimasta del tutto dimenticata dalla città.

Ora, se il Decreto Cultura, che ha istituito l’idea della città italiana Capitale della Cultura, intende valorizzare i beni culturali e paesaggistici e migliorare i servizi rivolti ai turisti, sotto quale aspetto si immagina di potere candidare Modica se questa città non offre altro che qualche buon luogo di ristorazione e la fissa per il cioccolato? E non posso, a questo punto, non ritornare alle considerazioni fatte la settimana scorsa…

Badate bene, non sto parlando solo dell’attività di questa amministrazione ma, fatte alcune  rare se non isolate eccezioni, di un approccio tipico della politica modicana nei confronti del fenomeno culturale e/o in materia di conservazione e valorizzazione dei beni culturali, ivi compresa la più antica tradizione rurale (e non sto parlando solo di fiere, allevamento o prodotti tipici ma di una necessaria e mai realizzata ricostruzione etimologica della nostra cultura contadina).

C’è poi, a margine di tutta questa storia, quanto denuncia Vito D’Antona: Modica è candidata o no? Viene spontaneo chiedersi se l’uscita del Sindaco sia solo un bluff e in questo caso mi dispiace che anche Giancarlo, persona seria e perbene, come è accaduto ad altre persone altrettanto serie e perbene, possa essere stato inconsapevolmente coinvolto nell’ennesima triste pagina della politica abbatiana.

Conoscendo Ignazio, però, non si può escludere nulla e, forse, non sarebbe nemmeno la prima volta. Anzi, visto che si parla di cultura e di potenziali “pallonate” ripenso alla bella e divertente opera di Dario Fo intitolata Isabella, tre caravelle e un cacciaballe e immagino il nostro primo cittadino nel ruolo del protagonista.

Potremmo fare un remake dal titolo Modica, la Capitale della Cultura e un Cacciaballe…

Chissà, magari ci ritroviamo anche noi tra i convocati dall’Accademia di Svezia???

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

1 commento

  1. ANTONIO CONDIVIDO LE TUE CONSIDERAZIONI ma da poco Peppe Ragona posta che Modica ha fatto richiesta di Capitale della cultura nel “trittico” Noto-Siracusa -Catania. Non si capisce perché tenere nascosto tutto dal 31 maggio ad ora…

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