“Non è più tempo di scelte di bandiera o ideologiche”. La lettera in redazione…

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Non è più tempo di scelte di bandiera o ideologiche. Oggi a mio avviso sarebbe necessario, drammaticamente necessario, pensare di realizzare una cesura netta col passato, per MODIFICARE strutturalmente e radicalmente l’attuale cultura politica dominante, rappresentata in larga parte da chi:
– ha ampliato a dismisura il numero dei nuovi poveri, rendendo drammatica la condizione sociale delle classi meno abbienti e costringendo tanti anziani a rinunciare a cure necessarie ma insostenibili economicamente,
– ha livellato in basso le fasce sociali che componevano la medio borghesia,
– ha dato un poderoso colpo di maglio alla scuola pubblica, mortificando sia la ricerca che i ricercatori e determinando la fuga di tanti cervelli,
– ha svilito e precarizzato (e continua a farlo) buona parte del mondo del lavoro.
– non si fa scrupolo sia nel farsi corrompere che nel corrompere, impedendo ogni cambiamento teso a contrastare privilegi e impunità e mantenendo intatta la cultura perversa del clientelismo,
– antepone all’interesse pubblico quello personale, nepotistico o di lobby, guardando al proprio ombelico come all’ombelico del mondo,
– nella smania di apparire, ostenta la propria ignoranza crassa con vanagloriosa sicumera, facendo dell’arroganza e della tracotanza il proprio biglietto da visita.
Potrei continuare parlando di debito pubblico, di mala sanità, di mafia e di camorra, di mala giustizia, di disoccupazione, di lavoro nero, di evasione fiscale, di leggi ad personam, degli effetti perversi di un apparato burocratico immobile e inetto, dei boiardi di Stato auto referenti e auto tutelanti, degli scempi perpetrati impunemente a danno del nostro territorio, delle condizioni disastrose in cui sono stati ridotti gli Enti Locali, di intere fette di territorio in mano alla delinquenza, di un fenomeno epocale come i recenti flussi migratori gestito nel migliore dei casi come dilettanti allo sbaraglio, della riforma della legge elettorale utilizzata come specchietto per le allodole e retrocessa a tela di Penelope e poi di … e ancora di … È bene precisare che i fatti, i misfatti, le omissioni, le inadempienze e tutto quanto indicato da questo vergognoso elenco non si è materializzato in Italia per caso: esistono responsabili morali e materiali, molti dei quali, ove lo si volesse, sono stati, sono e saranno facilmente identificabili.
Ma non finisce qui, perché a quanto precede va sommata una colpa storica di cui tanti di voi, signori deputati e signori senatori (di oggi e qualcuno anche di ieri), dovrete portare il peso insostenibile, di cui nessuno potrà mai assolvervi: avete impoverito sin dal nascere un’intera generazione di giovani, avete rubato non solo i loro sogni ma anche il loro futuro, li avete violentati moralmente e, in buona parte, li avete espulsi dalla Società Civile prima di poterne fare parte; avete posto in essere un misfatto epocale e ne siete e ne resterete responsabili moralmente e materialmente! Se foste persone normali da tempo avreste dovuto aver perso sonno e tranquillità, ma voi non siete persone normali, vi siete inebriati di potere, vivendo in una nuvola dorata che nulla ha di che spartire con i comuni mortali. Ma quanto in alto vi siete convinti di poter e dover volare? E per quanto tempo? E dopo? Ci sarà pure un giudice a Berlino, fa dire Bertold Brecht al povero mugnaio di Potsdam! Io spero tanto che, un giorno o l’altro, ci sarà pure un giudice a Roma.
Intanto ciò che posso fare oggi è denunciare, anche se con la consapevolezza che qualcuno bollerà quanto sopra come copia stiracchiata del “Manifesto” qualunquista di un movimento populista, qualcun altro come il tentativo di drammatizzare problemi nei fatti molto meno gravi; ci sarà chi lo snobberà ma anche qualcuno che lo leggerà con attenzione o con altre chiavi di lettura; io credo, anzi sono profondamente convinto, di non aver arrecato torto alla verità, di aver voluto fotografare senza filtro alcuno una realtà politica e sociale che rischia di diventare drammatica, di aver voluto denunziare una classe politica in larga parte impresentabile, di aver voluto additare alla pubblica esecrazione, per quello che può valere, quanti hanno contribuito, più o meno consapevolmente e più o meno volutamente, al degrado morale e materiale del nostro Paese.
Sono stato profondamente in dubbio sull’opportunità di pubblicare queste riflessioni, e mi sono buone testimoni alcune fra le mie amiche più care.
Anche perché è stata la mia generazione, politicamente miope e socialmente pigra, velleitaria ed egoista che, crogiolandosi nell’insanabile conflitto fra le due aree volgarmente intese come destra fascista e sinistra comunista, ha consentito che la politica si “imbastardisse” e che venissero impunemente dissipate le conquiste sociali ottenute attraverso decenni di lotte e sacrifici. Una generazione per buona parte crapulona, logorroica e inconcludente, che è riuscita a invertire un trend consolidato e stratificato: lasciare in eredità alle nuove generazioni situazioni socio-politiche complessivamente migliori delle precedenti.
Fardello il cui peso sento nella sua interezza, non essendo tanto sicuro di aver fatto, nel mio infinitamente piccolo, quanto fosse nelle mie possibilità per denunciare e contrastare l’andazzo sopra accennato, che si trascina da decenni.
Sono consapevole, inoltre, che il presente atto di denuncia andrebbe corredato con una proposta per indicare qualche soluzione possibile: dirò la mia su uno dei cennati argomenti fra non molto, cercando di dimostrare serietà scientifica e sostenibilità economica e finanziaria della bozza di proposta. Credo infatti che problemi di questa portata non si possano affrontare con bizzarrie improvvisate o rimedi da apprendista stregone. Lascio ad altri la logica, imperante sulla rete, del tuttologo, sempre pronto a offrire stupidaggini colossali come ricette miracolistiche, sull’altare di un dilagante manicheismo di ritorno.
Ciò non toglie che una soluzione ai problemi elencati andrebbe pensata, studiata e attuata, da chi di competenza, subito, anzi prima di subito, nella malaugurata ipotesi che non fosse stato fatto precedentemente.

di Giorgio Casa

 

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