Passeggiando in bicicletta…

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In questa sede ho affrontato molte volte il problema della mobilità e tutte le volte ho proposto alternative all’uso dell’autovettura, soprattutto per i piccoli spostamenti quotidiani. Ogni volta ho parlato di scale mobili, di ascensori, di trasporto collettivo, di bus navetta e di tutti quegli strumenti messi a disposizione dalla pubblica amministrazione, ma credo di non avere mai affrontato in modo specifico il tema della mobilità alternativa individuale, cioè degli strumenti utilizzati dai privati, con risorse proprie, per ovviare all’uso del mezzo a quattro ruote.

Ebbene, uno di questi strumenti è la bicicletta, oggi amata solo dagli sportivi. Eppure la bicicletta è stata la prima tappa per l’emancipazione individuale, soprattutto per quanti non avevano, in un certo momento storico, la possibilità di acquistare altri e più importanti strumenti di trasporto. L’avvento del motore a scoppio e la produzione massiva di prodotti sempre più economici (come la Vespa e la Fiat 500) ha causato il definitivo tramonto del mezzo pedali, almeno per quanto riguarda l’uso non sportivo, nonché la nostra patologica dipendenza dalle quattro ruote.

Oggi, però, siamo giunti ad un bivio che ci separa dal collasso del pianeta ed abbiamo veramente poco tempo, non solo per decidere verso quale direzione andare ma di intraprendere questo viaggio, nei fatti concreti.

Occorre che ognuno di noi faccia la sua parte in questo percorso di assunzione di responsabilità e di buon senso verso le nuove generazioni, perché anche il gesto minimo di ogni singolo individuo, sommato a quello degli altri, può diventare una forza inarrestabile di salvaguardia dell’ecosistema globale.

E torno, quindi, alla bicicletta, perché in questa idea di contribuzione individuale alla risoluzione del più complesso problema della compatibilità ambientale, questo strumento diventa quanto mai utile ed attuale, necessitando, per il suo funzionamento, del più ecologico dei motori: il corpo umano.

Ovviamente obietterete che l’uso della bicicletta è ostacolato dalla particolare conformazione orografica di Modica. A tale obiezione rispondo dicendo che i dislivelli naturali della nostra città possono essere tranquillamente superati attraverso l’uso di una bicicletta a pedalata assistita. Sono sempre stato un assertore di questa idea perché ho sempre pensato che l’ausilio di un motorino elettrico, applicato ad un mezzo a pedali, potesse compensare l’oggettiva difficoltà della Via Nazionale e/o del tragitto Modica Bassa/Modica Alta. Per anni ho sostenuto questa tesi, pur senza mai verificarla di persona, fino a quando, per i miei quarant’anni, la mia famiglia ha deciso di regalarmi un pedelec.  Ho potuto constatare che la tesi era fondatissima e che ci si può spostare tranquillamente in bici tra Modica Alta e la Sorda senza alcun problema.

Anzi, vi posso dire che andare in bici aiuta a guardare meglio il mondo circostante, a gustare il suono degli uccelli che cantano al mattino, a rallentare il ritmo per dedicare qualche minuto a se stessi, in santa pace, con il risultato di caricare meglio lo spirito per una giornata di lavoro che inizia o per scaricare la tensione dopo una giornata di lavoro che finisce. E poi si approfitta per fare un po’ di attività fisica, senza rinchiudersi in una palestra ma stando all’aria aperta.

Per tutto quanto sopra, suggerisco a tutti di provare per credere che la vera libertà è veramente a portata di pedale.

Certamente ho potuto anche riscontrare che la mancanza di piste ciclabili e la scarsa confidenza di noi automobilisti modicani con il mezzo a pedali costituiscono qualche difficoltà per il ciclista cittadino.

L’altro giorno, ad esempio, stavo procedendo tranquillamente lungo il Corso Garibaldi, assorto nei miei pensieri, quando una fila di autovetture ha cominciato a pedinarmi, rilasciando una quantità inverosimile di monossido di carbonio. Mi hanno seguito dal Liceo Classico fino all’imbocco di Corso San Giorgio: una fila di macchine i cui automobilisti avevano negli occhi una strana espressione di odio e frustrazione nei miei confronti. Sulle prime me la sono presa, pensando al cartone Disney Pippo guidatore, ma poi mi è venuto il lampo di genio: se i modicani si sopportano il trenino barocco, che in fatto di inquinamento non è secondo a nessuno, perché non dovrebbero sorbirsi anche la mia bici elettrica, il cui impatto ambientale è infinitamente più ridotto?

Una bella rivincita!

E la mia felicità raddoppia!

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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