Patria, Nazione…o cosa?

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Leo Valiani ha detto che l’Italia deve essere patriottica ma non nazionalista. Egli intendeva dire che l’Italia deve coltivare un sentimento di amore per la patria e ripudiare l’esaltazione dell’idea di nazione. E già! Perché il patriottismo nasce dall’amore verso la patria, un sentimento che, parafrasando Gaber, presuppone “un completamento”, mentre il sentimento nazionalista si basa sul principio dell’autosufficienza.

Il patriottismo, in quanto sentimento d’amore, presuppone inevitabilmente l’apertura, l’incontro, ponendo le condizioni per un matrimonio che, anche attraverso la rinuncia, produce vita, mentre il nazionalismo si basa sulla soverchieria, sull’occupazione fisica, dalla cui gestazione può nascere solo odio.

Oggi, purtroppo, vedo fiorire numerosi slogan dal sapore chiaramente nazionalistico. Molti politici e cittadini ritengono minacciata la nostra identità culturale nazionale e per questo manifestano rabbia e odio verso tutto ciò che essi stessi identificano come la causa di questa minaccia.

Siamo già fuori dal campo di azione dell’amore e stiamo tornando ad un livello diverso di riflessione, che non vuole più quel completamento nella cosapevolezza della propria incompletezza ma che pretende la conservazione della propria identità, ritenuta in quanto tale, autosufficiente. E badate bene, questo sentimento di esclusione dell’altro, in una logica di identificazione autarchica, non si manifesta più e non solo nei confronti dei migranti ma anche nei confronti dell’Unione Europea, alimentando il sogno di un ritorno a quell’Europa delle nazioni, del cui tragico ricordo sono testimoni le cicatrici che ci portiamo addosso.

Il paradosso, poi, si completa nel momento in cui questo sentimento “esclusivo” viene radicalizzato e ulteriormente identificato nelle caratteristiche di un popolo regionale. Il federalismo che scivola ben presto nel separatismo e che spinge ad una revisione storica del Risorgimento italiano.

L’altro giorno un mio commensale mi diceva di volere ingaggiare una battaglia per fare cancellare il nome di Garibaldi dalle vie e dalle strutture pubbliche ad esso intitolate, esaltando invece il Regno delle due Sicilie e la sua classe dirigente. La stessa cosa ha scritto qualcun altro sui social. Il Sud e il Nord diventano nemici e ciascuno rivendica la sua presunta superiorità.

Siamo già oltre il nazionalismo. Siamo entrati nella logica che nega all’Italia il compito di essere Patria.  

E allora, tornando al concetto iniziale, credo che dobbiamo riaverci, dobbiamo tornare a studiare con metodo, senza cercare su internet confuse e spesso sbagliate nozioni storiche, peraltro diffuse da qualcuno che vuole, in mala fede, alimentare l’odio tra fratelli. Dobbiamo tornare a pensare con spirito critico senza credere alle diffamazioni gratuite mosse contro la nostra storia patria. Dobbiamo tornare ad amare la nostra bella Italia e dobbiamo pretendere che questo stesso sentimento venga provato e alimentato dalla nostra classe dirigente, anche se non sempre l’amore ci restituisce quello che abbiamo dato. Per dirla con le parole di Gibran, quando l’amore vi chiama, seguitelo, anche se le sue vie sono dure e scoscese e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. E quando vi parla, abbiate fede in lui, anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

In altri termini, cerchiamo di coltivare il patriottismo, che è vero amore e in quanto tale ci insegna alla tolleranza e all’inclusione. E non sto parlando necessariamente di inclusione dei migranti ma mi riferisco al principio che edifica le fondamenta di ogni famiglia, la rinuncia reciproca per il perseguimento dell’interesse generale. Questo principio ci deve ispirare per un sentimento di patria che non può e non deve essere limitante, che non può e non deve individuare confini o pretendere l’edificazione di muri, che non può e non deve pretendere l’invalicabilità delle frontiere e che non ci riduca a sempre più insignificanti porzioni di sterile autocompiacimento, destinato all’estinzione.

L’astronauta Guidoni ha detto che, tornando dallo spazio, non ti preoccupi più di sapere in quale nazione stai mettendo piede, perché la terra è casa.

Forse Cicerone lo aveva già capito, quando ha detto che la patria è ubicumque est bene, cioè dovunque si sta bene…

Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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