Pozzallo, sbarcano in 519: Polizia arresta tre scafisti

La Polizia a seguito dello sbarco di ieri ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di:

GIAN FAYE Mohamed, nato in Senegal il 11.11.1984

Secondo i testimoni sono loro che hanno condotto l’imbarcazione partita dalle coste libiche. Il responsabile del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorreva con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.  

I migranti sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Le modalità di soccorso in mare sono state diverse ed hanno interessato 5 navi che poi hanno trasbordato i migranti tutti sulla nave Diciotti della Guardia Costiera che è giunta presso il porto di Pozzallo in data 20.06 alle ore 22.00.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione della Guardia Costiera della nave Diciotti, di un’aliquota della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Pozzallo, hanno sottoposto a fermo uno scafista responsabile di aver condotto uno dei gommoni tratti in salvo.

Per gli uomini della Polizia le indagini sono state particolarmente complesse in quanto gli eventi di soccorso erano ben 7, quindi bisognava cercare almeno sette soggetti che avevano condotto il gommone poi soccorso.

Gli investigatori sono stati divisi in più team ma nonostante gli sforzi profusi non è stato possibile individuare gli autori del reato di tutti gli eventi.

Dall’ascolto dei migranti è emerso che per 5 gommoni soccorsi, così come riferito anche in altre occasioni, i libici hanno condotto il gommone fino alle acque territoriali, poi hanno spento il motore (in alcuni casi lo tolgono riportandolo sulle coste), lasciando alla deriva i migranti in attesa che qualcuno li soccorra. Il libico che conduce il gommone fino alle acque territoriali ha fatto rientro con una moto d’acqua che durante la navigazione seguiva i gommoni.

La versione riferita da più migranti non ha permesso di poter individuare lo scafista di ogni singolo gommone in quanto ha fatto rientro sulle coste.

Per quanto riguarda la salma giunta insieme ai 518 migranti, è stato possibile appurare che l’uomo, di probabile origini nigeriane, è salito insieme agli altri compagni di viaggio su una delle navi soccorritrici e, così come altri migranti, si è addormentato. Dopo qualche ora i compagni di viaggio lo hanno chiamato accorgendosi che era privo di vita. Nonostante gli sforzi dei membri dell’equipaggio il soggetto era ormai cadavere. Il medico legale di Ragusa, che ha effettuato l’ispezione cadaverica su disposizione della Procura della Repubblica, con gli uomini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica non ha rilevato segni di violenza o altri segni che potessero far sorgere dubbi sulla dinamica dell’evento morte. La Procura della Repubblica di Ragusa valuterà se effettuare l’autopsia.

Per quanto concerne il più tragico dei soccorsi effettuato dalla nave americana Trenton, è stato possibile ricostruire quanto accaduto in mare grazie all’escussione di alcuni dei 42 migranti superstiti.

Partiti dalla Libia in quasi 120, durante la navigazione il gommone imbarcava sempre più acqua pertanto a bordo alcuni sono stati presi dal panico e si sono alzati in piedi compromettendo definitivamente la stabilità del natante che si afflosciava su un lato facendo cadere buona parte dei migranti in acqua. Solo 42 sono stati i superstiti soccorsi dalla nave americana.

Ed infine le indagini hanno permesso di individuare uno scafista in quanto i compagni di viaggio hanno trovato il coraggio di testimoniare alla Polizia che un giovane senegalese si era accordato con i libici per condurre il gommone.

La Squadra Mobile ha poi tratto in arresto due marocchini che erano già stati in Italia ed espulsi dal nostro paese in quanto irregolari. Uno dei due era stato respinto proprio dal Questore di Ragusa dopo aver tentato di fare ingresso in Italia.

I due sono stati arrestati in quanto hanno fatto reingresso in Italia senza alcuna autorizzazione dopo essere stati espulsi.

Lo scafista sottoposto a fermo e i due arrestati sono stati condotti in carcere a disposizione della Procura della Repubblica di Ragusa.

LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

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