Processo Rostagno, per i Giudici: “ucciso per il suo impegno di giornalista”

La chiave di lettura del delitto Rostagno, per quasi vent’anni avvolto nel mistero, non e’ mai stata univoca. Intanto gli elementi contro il presunto killer Vito Mazzara – condannato all’ergastolo in primo grado e oggi assolto in appello – sono stati considerati insufficienti, perche’ il test del Dna su alcune parti del fucile usato dai sicari (esploso al momento dell’esecuzione) non e’ stato ritenuto – dai giudici di appello – munito della necessaria certezza, per condannare l’imputato. Il boss trapanese Vincenzo Virga si e’ visto invece confermare – in quanto capomandamento di Trapani al momento del delitto – la responsabilita’ come mandante e il carcere a vita.

L’omicidio, secondo la Corte d’assise di Trapani e, oggi, secondo il collegio di secondo grado, e’ legato all’impegno giornalistico di Mauro Rostagno nell’emittente televisiva Rtc.

Una delle prime piste seguite dagli inquirenti, quando il caso fu riaperto, a meta’ degli anni ’90, fu quella della pista interna a Lotta Continua, il movimento politico di cui il sociologo torinese aveva fatto parte durante gli anni di piombo: fra gli arrestati ci furono Elisabetta “Chicca” Roveri, compagna dell’ex attivista extraparlamentare, e Francesco Cardella, poi del tutto scagionati nel prosieguo dell’indagine.

Ipotizzata anche un’altra pista interna alla gestione della comunita’ Saman per tossicodipendenti, con interessi per centinaia di milioni di vecchie lire, ma anche questa non aveva avuto esito. I pentiti avevano invece ricostruito un contesto in cui le inchieste e l’attivita’ giornalistica di Rostagno (che non faceva parte dell’Ordine dei giornalisti e fu iscritto alla memoria) avrebbero dato fastidio ai boss della zona in cui Rtc era ascoltata, appunto quella di Trapani e provincia: in veste di cronista, la vittima si era occupata infatti di traffici di droga e armi, attraverso una pista per piccoli aerei da turismo in disuso, e dei presunti legami tra mafia e massoneria deviata. Mazzara era stato campione di tiro a volo e anche per questo motivo era stato indicato come il possibile autore dell’omicidio, avvenuto intorno alle 20 del 26 settembre di trent’anni fa, in contrada Lenzi di Valderice (Trapani), mentre il giornalista rientrava alla Saman, dove abitava, dopo l’edizione serale del telegiornale. Con lui in auto c’era la collaboratrice Monica Serra, rimasta illesa perche’ Rostagno, gia’ ferito, la spinse sotto il sedile.

Mafia: caso Rostagno; ergastolo confermato a boss, assolto killer 

Mandante condannato, killer assolto. La seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha assolto il presunto killer del giornalista Mauro Rostagno, Vito Mazzara, che era stato condannato all’ergastolo in primo grado. Confermata invece l’altra condanna al carcere a vita, riguardante il boss trapanese Vincenzo Virga, ritenuto il mandante del delitto. Rostagno, giornalista e sociologo torinese trapiantato a Trapani, ex di Lotta continua, fu ucciso la sera del 26 settembre 1988 nei pressi della comunita’ Saman di cui era uno degli animatori.

Alla lettura del dispositivo hanno assistito i rappresentanti dei giornalisti siciliani, costituiti parte civile con l’associazione siciliana della stampa e l’ordine dei giornalisti regionale. I giudici hanno confermato i risarcimenti, da liquidare in sede civile, e il pagamento delle spese legali in favore dei familiari di Rostagno, alla figlia Maddalena, le sorelle Carla e Monica, la compagna Chicca Roveri e Maria Teresa Conversano. Le stesse disposizioni in favore dei comuni di Trapani, Erice e Valderice, del Libero consorzio comunale di Trapani, dell’associazione Libera, dell’associazione antiracket e antiusura di Trapani e dell’associazione Saman.
I due imputati, che hanno assistito al procedimento in videoconferenza (il primo da Parma, il secondo da Milano), erano stati condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise del Tribunale di Trapani presieduta dal giudice Angelo Pellino. “Abbiamo fatto reso giustizia a Mauro Rostagno – ha detto Vito Galluffo, legale dell’imputato – facendo assolvere Vito Mazzara”. I legali dei due imputati avevano chiesto la riapertura del dibattimento per approfondire la perizia sul Dna estratto da parti del fucile calibro 12 utilizzato per uccidere Rostagno, ricondotto alle impronte di Vito Mazzara. La valenza probatoria dei risultati della perizia su un campione di Dna, estratto dal sottocanna del fucile utilizzato per uccidere Rostagno, e’ stata al centro dei due procedimenti (primo grado e appello). Una “piena valenza dimostrativa agli esiti degli accertamenti biologici e statistici” che evidentemente non ha convinto. Mazzara all’epoca faceva parte del gruppo di fuoco della cosca mafiosa di Trapani, nel tempo libero frequentava il poligono di tiro per esercitarsi con il suo fucile e negli anni e’ stato riconosciuto come autore degli omicidi Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca della faida di Partanna, dell’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto e di Antonio Monteleone, tutti compiuti con un fucile calibro 12. La stessa tipologia dell’arma che uccise Rostagno. In aula e’ stato ricostruito il contesto in cui sarebbe maturato l’omicidio Rostagno, che all’epoca lavorava in una emittente locale chiamata Rtc (Radio Tele Cine) e gestiva assieme alla compagna Chicca Roveri e al faccendiere Francesco Cardella la “Saman”, comunita’ di recupero tossicodipendenti nella frazione di Lenzi, denominata dal quotidiano “L’Ora” come “Perfetta Letizia”. Uno dei primi filoni investigativi riguardo’ la cosiddetta “pista interna”. In quegli anni a Trapani operava il centro studi Scontrino, all’interno della quale era sorta la Loggia Iside 2 in cui convergevano gli interessi di mafia, politica e massoneria e in citta’ era stata aperta una sede di Gladio chiamato Centro Scorpione. Per i presunti depistaggi i giudici di primo grado accusarono di falsa testimonianza dieci persone, tra cui investigatori.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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