Quel busto di Falcone decapitato ogni giorno…

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L’oltraggio alla memoria di Giovanni Falcone e di tutte le altre vittime della mafia, non avviene solo fisicamente, come è accaduto recentemente a Palermo, ma anche moralmente, soprattutto se ciò avviene in quelle regioni dove si nega la presenza della mafia.

L’inefficienza del sistema di circolazione delle informazioni antimafia tra Enti e l’azione, anzi la “melina” della giunta PD-SEL di Cortona, città in provincia di Arezzo, ne sono la prova.

Veniamo ai fatti.

Nel mese di marzo il comune di Cortona ha aggiudicato, in via definitiva, i servizi di mensa scolastica alle ditte Scamar srl di Lamezia Terme (CZ) e Cardamone Group srl di Celico (CS).

Il 28 aprile 2017 il Prefetto di Cosenza ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti Cardamone Group s.r.l. con sede in Celico (CS), azienda con oltre 300 dipendenti, che opera nel campo del catering e della ristorazione. Il provvedimento preclude, anzi dovrebbe precludere, ogni eventuale rapporto tra pubblica amministrazione e società colpite da interdittiva antimafia.

Dalle attività di indagine svolte dalle Forze di polizia, “emergerebbe un quadro indiziario complessivo che renderebbe attendibile l’esistenza di idonei e specifici elementi obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni con la criminalità organizzata, tali da condizionare le scelte dell’impresa Cardamone Group srl”.

Il 10 maggio 2017, proprio sulla base di questa interdittiva antimafia, il comune di Lamezia Terme ha immediatamente revocato l’appalto triennale per il servizio mensa scolastico nelle scuole che era stato affidato alla Cardamone Group srl.

Ma non solo Lamezia Terme blocca la Cardamone. Qualche giorno dopo, anche il comune di Arzano, in provincia di Napoli, revoca l’appalto triennale per il servizio mensa scolastico che era stato affidato alla predetta, sempre a seguito dell’interdittiva antimafia del Prefetto di Cosenza.

Partendo dalla Calabria, passando per la Campania, arriviamo ora in Toscana.

Il tempo passa e l’informazione dell’interdittiva antimafia comminata nei confronti della Cardamone Group arriva, anzi sarebbe arrivata sulla scrivania del segretario generale del comune di Cortona, il 12 giugno 2017. A comunicare il fattaccio sarebbe stato l’avvocato della ditta risultata seconda classificata nella graduatoria per l’affidamento del servizio mense delle scuole di Cortona.

E’ già passato un mese e mezzo e il comune di Cortona, in data 15 giugno 2017, decide di scrivere alle prefetture di Cosenza e Arezzo chiedendo se “tale provvedimento interdittivo sia a tutt’oggi confermato e produttivo di effetti nei confronti della Società”. La cosa che lascia basiti è che nella stessa missiva viene specificato che: “A fronte della predetta comunicazione (ndr: quella dell’avvocato della società seconda classificata) l’Amministrazione si è immediatamente attivata per i controlli necessari ed in data odierna attraverso la piattaforma elettronica del Ministero dell’Interno ‘Banca Dati Nazionale Antimafia’ (B.D.N.A.) è stata inoltrata una richiesta di verifica sulla Cardamone Group srl, cui la B.D.N.A. ha risposto in pari data evidenziando un messaggio della Prefettura relativo all’emissione di un provvedimento antimafia interdittivo del 28/4/2017 a carico della società suddetta.”

E allora, se era già stato verificato che il provvedimento era ancora attivo, perché perdere altro tempo?

Fatto sta che passano altri giorni e il 21 giugno 2017 la Prefettura di Cosenza trasmette al comune di Cortona l’informazione antimafia interdittiva, e invita l’amministrazione comunale ad attivare la procedura l’eventuale gestione straordinaria della società colpita dal provvedimento antimafia ai sensi dell’articolo 48, commi 17 e 18, del codice dei Contratti, specificando, però, che: “…le misure straordinarie di gestione possano trovare applicazione solo in seconda istanza, in caso di esito negativo del procedimento di surrogazione delineato dalla suddetta norma.” Il Prefetto di Cosenza, nella stessa comunicazione, sottolinea: “…si invita codesta Amministrazione ad attivare tempestivamente la procedura prevista dal citato articolo 48 facendo pervenire sollecite notizie sull’esito della stessa.”

Ora, come è accaduto per tante altre vicende legate alle infiltrazioni mafiose nella provincia di Arezzo, anche il caso di Cortona sarebbe rimasto sepolto in una fossa. Invece, grazie all’attento lavoro del consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Matteo Scorcucchi, la questione è venuta a galla.

Siamo arrivati al 16 luglio e tutto è ancora fermo in quel di Cortona. Il 19 luglio prossimo ricorderemo Borsellino e le vittime della strage di via D’Amelio. Anche quel giorno in molti parteciperanno alle solite sfilate, sotto lo slogan “uniti contro la mafia”. Parole, solo parole, perché il giorno dopo continueranno a fare ciò che hanno sempre fatto, “convivere con la mafia”.

Che differenza c’è tra la decapitazione del busto di Falcone e non prendere solleciti provvedimenti nei confronti di una società che è “connessa con la criminalità organizzata”?

Quando si parla di mafia, al minimo dubbio, nessun dubbio.

Eppure, di casi come quello del comune di Cortona ce ne sono tanti, troppi. E’ un sistema che non funziona.

Questi rimpalli su procedure assurde e inefficaci, consentono di far continuare a lavorare nel pubblico aziende che dovrebbero essere escluse.  Poi c’è il timore dei ricorsi al Tar delle società interdette per mafia, per non parlare delle norme inadeguate che non tutelano i lavoratori delle società colpite da interdittive.

“Lo stato toglie il lavoro dato dalla mafia”, sono in molti a pensarlo, soprattutto nelle regioni del Sud.

Con questi comportamenti, quella testa decapitata di Falcone viene usata come ariete, ogni giorno, per distruggere la cultura della legalità, per vilipendere la memoria di coloro che hanno perso la vita per lottare contro la mafia.

(di Renato Scalia)

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