Il Tazebao sulla visita del Principe di Monaco

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Chi si aspetta un Tazebao di fuoco contro la visita del Principe Alberto di Monaco può anche cambiare pagina, perché io non ho alcuna intenzione di polemizzare sull’argomento. Non ho voglia di fare notare l’entità dei soldi spesi mentre dipendenti, lavoratori e fornitori del Comune non vengono pagati, come non ho intenzione di polemizzare sul foglietto sventolato dal Sindaco in faccia al Principe, durante la lettura del discorso nell’aula consiliare (che figura!) o sull’Ercole di Caféo, il cui museo è rimasto chiuso, così come il cofanetto che ne conteneva la copia regalata al povero Alberto (che figura!).

Non ho intenzione di polemizzare sull’ostracismo praticato contro l’Antica Dolceria Bonajuto o contro la “casuale dimenticanza“ del tondo di Guccione nel nostro bel Teatro Garibaldi (eppure il Sovrintendente e il Direttore Artistico della Fondazione erano presenti e, nelle foto pubblicate su facebook, visibilmente “agnaviati” per l’evento).

Non ho intenzione di polemizzare sulle luci eccessivamente sgargianti del Palazzo degli Studi né sullo stato del suo terzo piano (finirei per coinvolgere un Dirigente che, in questi giorni, è già incappato in una tremenda caduta di stile), come non voglio polemizzare sullo stato della Strada Statale, la stessa percorsa dal Principe per recarsi in albergo.

Infine non voglio polemizzare sull’ostracismo nei confronti di Modica Alta, sulla bruttissima pedana di legno e alluminio del Castello (nemmeno addobbata per l’occasione!), sul nuovo cancello che sembra una gabbia di polli, sullo sterrato alla base dell’antica scalinata e sulla piaggeria di chi ha voluto celebrare la memoria di un “nobile” antenato che ha costruito il suo potere economico e politico attraverso il noto sistema feudale di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, un sistema di sfruttamento di cui i nostri di antenati furono vittime: il popolo da cui proveniamo tutti, la cui memoria è stata, in questi giorni, mortificata con sconcertante leggerezza!

No! Vado oltre e mi pongo una domanda sola: ma perché il Principe Alberto, che oltre ad essere un regnante è anche il capo di uno stato imprenditoriale, ha deciso di venire in Sicilia? Solo per curiosità personale? Bah! Mi sembra un po’ esagerato! Credo, invece, che questa visita siciliana abbia anche finalità economiche, con potenziale vantaggio per il Principato e per il nostro territorio.

Arrivo subito al punto, senza troppi mezzi termini: credete voi che, in una prospettiva di collaborazione commerciale tra Montecarlo e la Sicilia si possa ancora continuare a guardare i pollici e lasciare tutto così come oggi si trova?

Questa domanda si pone con maggiore urgenza se guardiamo al Val di Noto, di cui molti riempiono, spesso senza effettiva consapevolezza, i loro inutili discorsi con altrettanto inutili frasi di circostanza.

Ecco, allora, che si pone la necessità di un intervento immediato per la creazione delle più basilari fondamenta di una migliore fruibilità dei siti locali.

In assenza di un governo provinciale e nell’incapienza politica dei nostri parlamentari regionali e nazionali, i sindaci di Siracusa, Noto, Ragusa, Comiso, Modica, Scicli e Pozzallo dovrebbero creare un tavolo di concertazione permanente allo scopo di costituire un fondo speciale per il potenziamento (o la creazione ex novo) di un adeguato sistema infrastrutturale interno all’area che coinvolge questi comuni (ma deve essere qualcosa di quanto più lontano da quello fatto per la questione della città capitale della cultura!). Questo tavolo di concertazione, mettendo al bando le ridicole questioni campanilistiche (di cui i sindaci di Modica e Ragusa hanno, haimè, stupidamente accentuato la reviviscenza!), dovrebbe agire facendo pressione sulla Regione e Sullo Stato, per avere finanziamenti e norme “leggere” in favore di una zona depressa come la nostra.

Questi sindaci dovrebbero agire insieme per incentivare la mobilità collettiva e alternativa e poi intraprendere una politica comune di incentivazione delle attività turistiche e ricettive.

L’Aeroporto di Comiso, il porto di Siracusa, il porto di Marina di Ragusa e quello di Pozzallo sono i punti di approdo e di partenza dai quali si muove tutta la diffusione dell’economia di tutto il Sud Est, ma occorre creare protocolli chiari e indiscutibili in materia  di ospitalità, di quantità, qualità e varietà dei servizi offerti, in materia di fruizione integrata dei beni culturali, in materia di formazione del personale di settore (magari provvedendo a corsi specifici con rilascio di attestazioni ufficiali), in materia di aggiornamento professionale degli operatori, di qualità dei prodotti gastronomici (partendo dai prodotti Bio), di applicazioni per smartphone e di tanto altro ancora di cui oggi non posso parlare per questioni di spazio.

Concludo con una ipotesi limite: un gruppo di imprenditori monegaschi, anche d’accordo con una cordata di imprenditori locali, decide di investire da noi e apre un Casinò. Ora, ve lo immaginate un magnate russo, venuto per giocare e divertirsi, bloccato su una delle nostre strade colabrodo perché ha rotto, con una scaffa, la coppa dell’olio della sua Maserati, non sa nemmeno dove si trova perché manca una segnaletica comprensibile, non c’è campo e non sa come trovare un interprete?

 

Ps: anche oggi mi sono dilungato e ne faccio ammenda…

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Antonio Ruta, classe 1977, esercita la professione di avvocato. Ha sempre militato nella sinistra ed oggi quale componente dell'area Civati fa parte del coordinamento cittadino del PD modicano. Sposato, ha scelto di rimanere a Modica per costruire una famiglia e per contribuire, come cittadino, alla crescita della città. Oggi collabora con La spia.it, per la quale cura la rubrica di commento 'Il Tazebao'. Politicamente si colloca nell'area della sinistra radicale del partito, convinto assertore degli ideali socialisti e delle politiche di tutela dei diritti e della sostenibilità ambientale. Ha eletto a suo modello un concittadino illustre anche se troppo spesso bistrattato, Raffaele Poidomani, il cui genio creativo e la grande umanità personale rappresentano per Antonio Ruta un punto di riferimento ed un esempio non comune di sacrificio.

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