25 anni da Capaci, ricordato a Palermo quel tragico 23 maggio del 1992

Ore 17,58 di oggi, in via Notarbartolo 21, davanti al condominio dove abitavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, risuonano le note del Silenzio. E’ l’atto finale della giornata di cerimonie per ricordare i 25 anni trascorsi dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Sul palco allestito davanti all”’Albero di Falcone’ il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha letto i nomi delle vittime di quei due attentati. Dopo il Silenzio un lunghissimo applauso, durato minuti. In tanti tra la folla con le lacrime agli occhi. E’ stata una giornata intensa quella che ha vissuto Palermo. Sin dal primo mattino, quando da Civitavecchia e’ arrivata la Nave della Legalita’ promossa dal Miur e dalla Fondazione Falcone, con a bordo oltre mille scolari e studenti in rappresentanza delle scuole d’Italia dopo una traversata durata l’intera notte. A bordo c’erano lo stesso presidente del Senato, che fu giudice a latere del maxiprocesso a Cosa Nostra ed estensore della sentenza di primo grado; la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, il primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, ed altri rappresentanti istituzionali. Si sbarca a Palermo con le notizie drammatiche che arrivano da Manchester, dove c’e’ stata l’ennesima strage di innocenti. Ad accogliere gli studenti della Nave della legalita’ sono centinaia di loro coetanei assiepati sul molo del porto di Palermo, con i palloncini con i colori nazionali italiani e tanti striscioni, mentre dalla fiancata dell’ultimo ponte della nave sono esposte le foto di Falcone e Borsellino. Poi tutti verso l’aula bunker del’Ucciardone, dove si svolge la cerimonia ufficiale di ricordo e commemorazione, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Fare sistema contro la mafia come fu in in occasione del maxiprocesso che segno’ “una svolta radicale nella guerra dello Stato contro Cosa nostra”, chiede Mattarella. Sottolineando nel suo intervento che serve un “impegno ininterrotto”, finalizzato anche all’eliminazione e al rifiuto da parte delle istituzioni di ogni collusione. Venticinque anni “sono tanti”, ha sottolineato il capo dello Stato, un’intera generazione di giovani e di ragazzi italiani “e’ nata, e cresciuta, dopo quei crimini efferati. Il nostro Paese, il mondo, le condizioni di vita sono profondamente cambiati da quel 1992”. Eppure il ricordo di quei giorni lontani di Palermo, “cosi’ drammatici, cosi’ cupi e cosi’ segnati da tanta violenza e tanto dolore, permane pienamente vivido, in Italia e nel mondo. E provoca, tuttora, orrore e coinvolgimento, non soltanto in chi li subi’ personalmente o in chi li visse da vicino. Non possono essere dimenticati quei giorni delle stragi”.

Con l’assassinio di Falcone e quello di Borsellino sembrava che, insieme al dolore, prevalesse lo scoramento. Che la mafia, piegata e sconfitta nel maxiprocesso, si fosse rialzata, prendendosi la rivincita e, con essa, il suo perverso potere. Ma la paura e la sfiducia – ha detto Mattarella – non hanno avuto la prevalenza. La societa’ civile, a partire da quella siciliana, ha acquisito una consapevolezza e una capacita’ di reazione crescenti; e destinate a consolidarsi nel tempo”. La memoria di persone come Falcone e Borsellino “continua ad accompagnarci. Il loro sacrificio viene, ovunque, ricordato con commozione; e il senso del loro impegno viene trasmesso e assunto in maniera condivisa, soprattutto da tanti giovani, giorno dopo giorno”. Anche per le istituzioni “e’ necessario non limitarsi al dolore e al ricordo. Falcone e Borsellino non hanno vissuto e lottato per questo. Ma per realizzare, e sollecitare, un impegno operativo, concreto, ininterrotto, contro l’attivita’ e la presenza della mafia”. E alla mafia “hanno inferto colpi e sconfitte fondamentali. Con risultati di grande efficacia”. E’ quello della prevenzione e della repressione, “affidate alla magistratura e alle forze dell’ordine, in assoluto, il primo elemento, ha ribadito Mattarella – di efficace contrasto contro qualunque forma di criminalita’ organizzata. Devono esservi affiancate istituzioni politiche e amministrative trasparenti ed efficienti, che rifiutino, contrastino e denuncino ogni collusione o infiltrazione. Un’azione, della scuola e di ogni altra realta’ educativa, di formazione delle coscienze per la legalita’, il rispetto degli altri e la liberta’ della convivenza. Una condizione di alta occupazione, perche’ un tessuto sociale sereno e solido resiste meglio a pressioni e influenze criminali”.

Oggi le impostazioni, quel metodo del maxiprocesso “sono alla base della legislazione antimafia, non solo in Italia, ma in tante parti del mondo. Da allora si sono fatti grandi passi in avanti nel contrasto alla mafia e va sottolineato – come motivo di orgoglio della nostra democrazia – che i risultati sono stati raggiunti, come nella lotta contro il terrorismo, utilizzando al meglio le regole dello stato di diritto. In occasione del maxiprocesso, l’Italia, nel suo complesso, fu capace di far sistema contro la mafia: giudici e forze dell’ordine, anzitutto, e, nelle loro responsabilita’, Parlamento, Governo, giornalisti e opinione pubblica ne furono partecipi”. Lo stesso impegno, di autentica coralita’ nazionale visto alloraq “e’ richiesto anche oggi per fronteggiare le insidie persistenti di una criminalita’ mafiosa che, seppure colpita, mantiene una grande capacita’ di trasformarsi e di mimetizzarsi”. Paura e sfiducia non hanno vinto, ha ricordato il presidente della Repubblica, che alla fine del suo intervento si e’ rivolto ai ragazzi: “Oggi avete sentito – e reso voi stessi – molte e importanti testimonianze sulla vita e sull’opera di uomini di grande valore. Vorrei solo aggiungere una riflessione. Falcone, come Borsellino, come tanti altri servitori delle istituzioni, caduti in Sicilia o altrove, erano straordinari nel loro impegno ma si sentivano – ed erano – persone normali. Le doti di tenacia, di coraggio, di intuizione, di intelligenza, di rigore morale erano presenti in loro in grande misura”. Ma i loro sono stati comportamenti che ogni persona – “ciascuno di noi” – puo’ esprimere, “compiendo scelte chiare e coerenti. Quegli uomini, oggi, costituiscono punti di riferimento. Ma devono essere, soprattutto, esempi”. Tra gli interventi, quello di Pietro Grasso, che ha parlato di “momenti di frustrazione, 21 mesi sono tanti…”, riferendosi alla durata del maxiprocesso, ma ancora oggi, ha proseguito, “dico che non ho rimpianti e rifarei tutto, forse con maggiore consapevolezza”. “Andavamo avanti, la grande capacita’ di Falcone era quella di saper resistere”. E il ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale ha anche accennato al superlatitante Matteo Messina Denaro: “Nessuno e’ imprendibile. Abbiamo costituito dei gruppi specialistici per arrivare alla cattura di Matteo Messina Denaro che lavorano giorno e nette, e quando questo succedera’ sara’ un bellissimo giorno per la democrazia italiana”. Poi nel pomeriggio i due cortei con i giovani, uno partito dall’aula bunker e l’altro da via d’Amelio. Per confluire in via Notarbartolo davanti all’Albero di Falcone. Venticinque anni da quel 23 maggio 1992, un quarto di secolo, un tempo tanto lontano quanto in realta’ vicino perche’ il ricordo resta vivo, a dispetto della morte per strage.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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