Addio Fidel!

Il Presidente Comandante Fidel Castro Ruz è morto e con esso muore definitivamente anche il sogno della Rivoluzione cubana.

Leggo tanti articoli giornalistici zeppi di valutazioni politiche e storiche sul personaggio, sulla sua “bipolare” natura di liberatore e, contemporaneamente, di oppressore del popolo.

Dopo la notizia della sua morte, i cubani di Miami, dissidenti o presunti tali, si sono riversati sulle strade, a bordo dei loro pickup, con le bandiere e il clacson a mille, come si fa dopo le partite di calcio. Loro, gli immigrati cubani che hanno votato Trump, perché ha promesso la chiusura delle frontiere USA, perchè ha dichiarato di volere “liberare” Cuba! Come? Forse facendone di nuovo una colonia del post-capitalismo finanziario? Perchè no? Già li vedo, gli uomini d’affari, distinti e pieni di soldi, andare a comprare la dignità di donne, uomini e perfino bambini! In fondo sarebbe solo un ritorno alle origini: dalla povertà causata dall’embargo alla povertà cagionata dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. E’ giusto!

A mio modesto avviso, però, non è possibile liquidare il regime castrista, rinunciando aprioristicamente ad una analisi più complessa.

Con questo non intendo dire che il sistema di potere attuato da Fidel Castro fosse il migliore o esente dalle più tragiche o riprovevoli azioni di polizia, perché quel sistema oppressivo non collima affatto con le mie idee, ma non posso non tenere conto che alla base di quel sistema c’era l’Idea secondo cui tutti hanno lo stesso diritto, a prescindere dalle proprie ricchezze e dal proprio status sociale. Il fatto che tale Idea non sia stata realizzata, in tutto o in parte, non mi consente di contestarla tout court, come invece sembrano fare in molti, soprattutto oggi, gettando il bambino con l’acqua sporca.

Era certamente un dittatore, Fidel, come lo è anche il sistema di potere delle più avanzate (?) democrazie occidentali. In questo secondo caso la dittatura si nasconde subdolamente, pur producendo inaccettabili forme di disuguaglianza sociale,  politica, economica, una rete diffusa di corruttela che incancrenisce le istituzioni, sacche di emarginazione e di sofferenza.

Anzi, a volerla dire tutta, l’istinto dittatoriale è connaturato alla società stessa e si manifesta attraverso le regole sociali, morali, religiose e di conservazione delle posizioni di potere, dettate ed imposte da una maggioranza a discapito delle minoranze e degli individui (Gesù stesso è morto sulla croce, a causa delle sue “eccentriche” idee e per mano della parte egemone e dispotica della società del suo tempo).

La società, quindi, è la prima e la più feroce autrice di repressione, che mortifica, emargina, epura, in nome delle regole superiori di “convivenza civile”. Alcune manifestazioni evidenti di questo fatto si ritrovano nelle tragiche conseguenze di certi comportamenti assunti nei social network (pensate ai giovani che si sono tolti la vita perché oggetto di “attenzione” da parte del branco).

A pensarci bene, la dittatura è una manifestazione intrinsecamente tipica dell’uomo, l’unico essere al mondo capace di sapere qual è la cosa più giusta da fare pur guardandosi bene dal realizzarla. E mi dispiace per Socrate, ma le cose stanno così!

E allora, perché sproloquiano sulla morte di un uomo il cui potere è stato più grande delle sue stesse capacità? Cosa può mai essere la morte di un uomo sopraffatto e sconfitto dalla sua stessa natura? Egli è stato un Eroe che ha liberato il suo popolo dalla dittatura imperialista, un Eroe come il suo grande amico Ernesto, entrambi sconfitti perché, pur volendo realizzare quel sogno di una società nuova, si sono scontrati con la dittatura globale, ricchissima e diffusa, che li ha schiacciati, spingendoli a compiere scelte tragiche: la repressione e la compromissione per l’uno e la morte per l’altro.

Forse ad Ernesto è andata meglio. Egli è caduto da uomo libero mentre Castro se n’è andato da schiavo, schiacciato dal peso del suo stesso potere…

Addio Fidel!

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