Agguato a Bari, ucciso il nipote del boss Capriati

Sarà un lungo puzzle quello che dovranno ricomporre gli agenti della squadra mobile di Bari, coordinati dalla pm della procura di Bari Grazia Errede, per dare un volto a chi ha premuto per almeno quattro volte il grilletto all’indirizzo del pregiudicato 41enne Raffaele Capriati, meglio conosciuto come Lello. L’uomo, con ferite multiple tra testa e torace, è morto subito dopo essere stato trasportato al Policlinico di Bari.

L’agguato è avvenuto in una strada buia del quartiere Torre a Mare del capoluogo, in via Bari: da quanto ricostruito fino a questo momento uno o più uomini, arrivati a bordo di un’auto o in sella a uno scooter di grossa cilindrata, si sarebbero accostati al veicolo di Capriati e avrebbero esploso almeno quattro proiettili, per poi fuggire via, probabilmente imboccando la tangenziale.

Il luogo dell’omicidio, infatti, dista appena 200 metri dall’incrocio per lo svincolo verso la SS16. All’arrivo degli agenti della polizia di Stato dell’auto di Lello Capriati non c’era più nemmeno l’ombra, tanto che risalendo a targa e modello, gli inquirenti stanno cercando di comprendere che fine abbia fatto e se, come si vocifera, Capriati non fosse da solo in auto. Di certo la scena del delitto è stata contaminata dai mezzi di soccorso e dal gran numero di persone che si sono avvicinate in zona: per questo saranno fondamentali le risultanze della polizia scientifica, oltre che le immagini di videosorveglianza che gli agenti della Mobile stanno recuperando su un percorso più ampio, vista l’assenza di occhi elettronici nella strada dell’agguato. Per comprendere la direzione dei colpi esplosi, se la distanza sia stata più o meno ravvicinata e quale colpo abbia determinato la morte, sarà necessario attendere l’esito dell’autopsia sul corpo di Capriati che sarà svolta nelle prossime ore all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari.

Per tutta la notte i poliziotti, diretti dal dirigente della Mobile, Filippo Portoghese, hanno effettuato controlli e perquisizioni a tappeto in tutto il centro storico di Bari vecchia, oltre ad ascoltare i parenti della vittima.

Innanzitutto bisognerà comprendere il perché Capriati, che era sorvegliato speciale e residente a poche decine di metri dal commissariato San Nicola di Bari vecchia, fosse a Torre a Mare, e il movente del delitto. Lello, figlio di Sabino e nipote di Antonio Capriati, boss dell’omonimo gruppo criminale Barese, era uscito dal carcere il 21 agosto 2022 dopo di 17 anni di reclusione: ha scontato una pena per i reati di concorso in omicidio volontario e detenzione di arma da fuoco con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. Nel 2001 Lello Capriati, all’epoca dei fatti appena 18enne, fu coinvolto nella faida tra i gruppi Capriati e Strisciuglio che culminò con la morte dell’innocente 16enne Michele Fazio: il giovane fu colpito alla nuca e ucciso per errore, mentre tornava a casa, tra i vicoli di Bari vecchia la sera del 12 luglio 2001, in largo Amendoni.

Quella sera il commando, composto dallo stesso Capriati, Leonardo Ungredda (morto in un agguato sul lungomare di Bari nel 2003), Francesco Annoscia (in libertà dal 2014) e Michele Portoghese (all’epoca minorenne), voleva vendicare la morte del 24enne Francesco Capriati, avvenuta il 29 giugno 2001. Il loro obiettivo era il 31enne Marino Catacchio (poi ucciso nel 2008), che consideravano l’autore del delitto del 24enne: non trovandolo in casa, puntarono sul 26enne Vito De Felice.

Per il delitto Fazio, Lello Capriati fu arrestato quattro anni dopo il delitto ed è stato scarcerato 18 mesi fa, festeggiato dai parenti – come spesso accade a Bari – con un video pubblicato su TikTok all’aeroporto Karol Wojtyla di Bari-Palese e tra i fuochi d’artificio nella città vecchia, in piazza San Pietro, da sempre feudo dei Capriati. La presenza di Lello nuovamente tra quei vicoli potrebbe aver smosso qualcosa, come nuovi equilibri sui traffici illeciti. Specie dopo l’operazione “Codice interno” di febbraio scorso, che ha portato a ben 137 misure cautelari a carico soprattutto del gruppo Parisi-Palermiti. Con quest’ultimo clan i Capriati hanno trascorso un periodo di lunga “fratellanza”: rapporto che potrebbe essersi incrinato per qualche fibrillazione interna.

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