No ai botti. Sì alla vita È festa per tutti, animali compresi!

Qual è l’utilità di mettere in commercio petardi domestici, di quelli che se scoppiano in mano, la fanno pure saltare? Quale insano divertimento tale esplosione può rappresentare? Perché inquinare l’ambiente con fumi e spari decisamente insensati che durano giusto una manciata di secondi? È davvero così eccitante correre il rischio che qualcosa vada storto? Vogliamo continuare ad alimentare le pagine di cronaca nera? Se a tutti questi interrogativi la risposta è: per puro divertimento; vi pregherei, ragazzi, amministratori, mamme e papà, prima di concedere ai vostri figli monete da spendere in petardi anziché caramelle, riflettete ed aiutateli a riflettere. I botti, quelli tanto amati per fine anno, sono pericolosi per gli uomini ma uccidono mentalmente, talvolta fisicamente, anche i nostri amici animali. Cani, gatti, uccelli sono solo alcune delle tante vittime del 31 dicembre. Molti scappano di casa, altri si rifugiano negli angoli delle stanze cercando di vincere la paura, c’è poi chi non regge il trauma e la vita si arresta per arresto cardiaco. Morire in un giorno di festa a causa dei festeggiamenti stessi: il paradosso del genere umano.

Ultimamente tante associazioni animaliste hanno sollevato il problema e qualche lettore storcerà il naso in fase di lettura ma è importante che se ne parli e si faccia qualcosa di concreto per cambiare le cose; in fondo la civiltà di un Paese passa anche attraverso il rispetto che questo dedica agli amici animali. Il rumore provocato dallo scoppio dei fuochi artificiali e dei petardi nel pieno della notte causa, purtroppo, enormi danni agli animali che vivono fuori o dentro le abitazioni. Danni che la maggior parte dei cittadini ignora perché non si pensa neppure di mettersi nei panni di un quadrupede.  La sensibilità uditiva di un cane, ad esempio, è talmente alta che i botti causano un vero e proprio dolore alle orecchie; i cani percepiscono gli spari alla stregua di un bombardamento per l’uomo. Questo strazio è necessario? Assolutamente no e per fortuna in questo senso è già in atto un cambio di rotta. Torino, Asti, Alessandria, Brescia, Pistoia, Forlì, Bologna, Modena, L’Aquila, Bari, Cosenza sono solo alcuni dei grandi centri abitati che hanno deciso quest’anno di vietare i botti di fine anno con relative sanzioni che possono arrivare fino a 500 euro.

Dovete ancora stilare la lista dei buoni propositi 2014? Bene, il primo è “Siate umani”. Se educherete i vostri figli all’idea che le feste fanno rima con petardi, allora davvero non c’è più speranza. Volete farli divertire a suon di spari? Bene, fatelo assieme, magari in aperta campagna e in piena sicurezza. Un vostro egoistico piacere non può trasformarsi in un’agonia per gli altri. In alternativa potrete scegliere quei fuochi d’artificio che si risolvono in giochi e cascate di luce per vivere l’incanto dello spettacolo senza il patema del botto.

Capodanno è un giorno di festa! Che il buon esempio di un comune o un singolo individuo possa ripetersi in altri comuni o emulato da altri individui. Solo la sensibilizzazione e un sano effetto domino potranno aiutare a compiere un nuovo passo avanti nel cammino della civiltà. Che i botti quest’anno si trasformino in spettacoli di luci, non di rumori. Che la vita trionfi specie nel primo giorno dell’anno quando, tra paillettes e flute, ci si augura il meglio per noi e per tutti, animali inclusi!

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Trenta gli anni compiuti, ma più di venti quelli che segnano la sua passione per la scrittura. Nata a Modica, cresciuta a Rosolini, espatriata per studio, assetata di sapere. Dopo un peregrinare tra Bologna, Bruxelles e Parigi e una laurea in lingue, è tornata in Sicilia per scommettere sul Sud. Freelance per un sito di salute e benessere, cura delle rubriche per un quindicinale siciliano, da poco imprenditrice di una start up sul turismo, e nel cassetto tra bracciali e appunti vari, ha un sogno, un libro. Nell’attesa dell’ispirazione e del parto creativo, segue la moda e le tendenze, si è abilitata all’insegnamento e si dedica al suo quadrupede, un bassotto, che porta il nome di una rivista, Elle, e a una gattina randagia che è più civile di molti uomini, la Ragatta. Fondamentalmente odia le saghe, le seghe mentali e le trilogie. Guarda pochi film perché, vivendo il territorio, si è resa conto che di registi in giro ce ne stanno tanti. Troppi.

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