Alfredo Morvillo: “Palermo squallida capitale del compromesso. Le morti nelle stragi sono state vane”

 Palermo, “per la sua storia”, dovrebbe essere “la capitale dell’antimafia”, capace di “iniziative quotidiane concrete contro la mafia”, anche di natura politica, culturale e sociale, “e invece e’ squallidamente la capitale del compromesso politico-mafioso”. Il puzzo del ‘compromesso morale’, lo chiamava Paolo Borsellino, contrapposto ‘al fresco profumo della liberta”.

Alfredo Morvillo, giudice palermitano in pensione, componente dello storico pool antimafia, va giu’ duro come una sentenza inappellabile. Sentito dal cronista di AGI, dice la sua con la liberta’ e la nettezza che lo ha sempre contraddistinto, in occasione della presentazione, nella sede siciliana di Assostampa, del libro dedicato alla sorella Francesca, anche lei giudice, uccisa dal tritolo mafioso insieme al marito Giovanni Falcone e agli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, il 23 maggio 1992. “Il mio silenzio e’ una stella”, il titolo del volume scritto da Sabrina Pisu, per Einaudi, che restituisce la competenza e la passione di questa giudice e cio’ che, per rigore, intuizione e visione, si puo’ definire il ‘Metodo Francesca Morvillo’; giudice del tribunale dei minori, consigliere di corte d’appello, con un futuro professionale importante davanti a se’ quando e’ stata uccisa ad appena 46 anni. “Se pensiamo a coloro che hanno perso la vita – prosegue Alfredo Morvillo – comincio ad avere dubbi sul fatto che sia valso a qualcosa il sacrificio di queste persone che sono andate incontro alla morte consapevolmente”. La memoria: il ricordo delle vittime e’ bello, “bellissimo”, anche se fa male, ma Morvillo invita tutti “a farsi portatori” di questa angosciante, ma ineludibile domanda, perche’ “bisogna impedire che tutte quelle morti siano state davvero inutili”: “Dopo 32 anni e’ lecito o no chiedersi se siano servite a Palermo, dove e’ avvenuta la gran parte di queste tragedie e dove le cose non sembrano che siano cambiate molto. Noi viviamo in una citta’ dove il candidato sindaco e’ stato imposto da una persona appena uscita…”. Cosi’, a quel terribile quesito da’ la sua amarissima risposta: “Se siamo dopo 32 anni in una situazione di questo genere, vuol dire che queste morti non sono servite”. 

Certo, sono stati presi i latitanti, continua Morvillo, “il momento repressivo e’ stato senza dubbio efficace, magistrati e forze dell’ordine hanno esercitato uno sforzo importantissimo. Bisogna dire che lo Stato e’ andato al traino di Falcone e Borsellino: visti i loro grandi risultati, lo Stato non poteva restare indietro, sarebbe stato scandaloso. La forza trainante di Falcone e Borsellino e’ stata decisiva. Ma ci fermiamo li'”. Quando e’ stato arrestato Matteo Messina Denaro, il 16 gennaio 2023, in una clinica di Palermo, “la cosa piu’ importante sarebbe stata registrare un movimento cittadino che avrebbe dovuto – per Morvillo – esprimere la volonta’ di dare un contributo, tenendo lontano tutto cio’ che ha anche il piu’ lontano sapore di mafia“. Invece? “Invece, soprattutto le istituzioni che dovrebbero essere il modello da seguire per i cittadini, non sono schierate in campo in modo esplicito contro la criminalita’ organizzata e contro la societa’ intrisa di mafiosita’. La sensazione che si ha, e’ che a Palermo ci sia una larga fetta che non e’ di uomini d’onore, di collusi, bensi’ di indifferenti”. Da qui la domanda che e’ una rasoiata: “E’ normale che la gente non abbia mantenuto nel suo animo un minimo di rifiuto di questa realta’ mafiosa, trovando la forza di comportarsi in maniera conseguenziale? Non e’ affatto normale. Si e’ tolleranti verso appartenenti alle istituzioni che hanno fatto affarucci con la mafia, magari dicendo ‘solo lui ha pagato’, oppure ‘ha scontato la pena e quindi e’ una persona perbene…'”. Per il palermitano, insomma, “vendersi alla mafia – soprattutto nel caso di un rappresentante delle istituzioni che abbiamo votato – quale valutazione etica comporta, al di la’ del codice penale? Un sindaco, un governante in una terra come questa dovrebbe sentire la responsabilita’ di guidare i cittadini sulle strade concrete dell’antimafia”. Per Alfredo Morvillo “bisogna fare subito qualcosa”. Ok educare e incoraggiare i giovani, “ma saranno classe dirigente fra 10-15 anni. Ora sono gli adulti a dovere agire subito. Io ho 73 anni e ho ‘diritto’ magari di vivere un’altra decina di anni: ma devo per tutto questo periodo ‘annacarmi’ (tenermi, cullarmi, ndr) Toto’ Cuffaro? Non ce l’ho con lui, io ce l’ho con chi gli va appresso”.

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