Allarme reati dei minori, poteri al Procuratore nazionale antimafia

Sono sempre di più i giovanissimi che commettono reati gravi ed entra in campo la Procura nazionale antimafia ed antiterrorismo per dare una mano ai magistrati minorili. Un decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri concede infatti al Pnaa di esercitare i propri poteri anche nei procedimenti a carico di imputati minorenni. Il testo evidenzia la “straordinaria necessità e urgenza di intervenire per confermare e esplicitare i poteri del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo nei procedimenti relativi a reati commessi da minori, attesa la sempre maggior rilevanza che assume oggi il coinvolgimento di minori in fenomeni di criminalità grave”. L’intervento mira dunque a consentire anche alle procure minorili, nei casi di procedimenti di particolare complessità o che richiedono specifiche esperienze e competenze professionali, di fruire del supporto di magistrati appartenenti alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e alle direzioni distrettuali antimafia, oltre che di magistrati addetti presso le procure distrettuali alla trattazione di procedimenti in materia di terrorismo e di criminalità organizzata. La novità si inserisce nel solco della stretta che il governo ha da tempo promosso con i vari decreti sicurezza contro i ragazzi che delinquono ma intercetta anche un’esigenza da parte di magistrati minorili che si trovano sempre più spesso ad affrontare casi di delitti gravi e complessi – dal jihadismo alla mafia – commessi da minorenni. L’importanza di consentire al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo di esercitare i suoi poteri anche nei procedimenti a carico di imputati minorenni, viene segnalata dalla relazione illustrativa del provvedimento. È evidente, infatti, si legge, “che, ragionando diversamente, si perverrebbe all’effetto paradossale di impedire l’operare di utili strumenti di coordinamento, impulso e collaborazione esclusivamente in ragione del fatto che l’indagato o uno degli indagati è minorenne”. Ed i dati delle principali operazioni di polizia giudiziaria che coinvolgono i minori confermano l’impennata in atto: si passa dalle 7 del 2023 alle 14 del 2024 alle 27 del 2025 (+285%). Il decreto contiene altre due misure. L’articolo 1 riguarda la proroga fino al 31 gennaio 2027 di 1.350 addetti all’ufficio per il processo, in attesa della stabilizzazione con la prossima Legge di Bilancio. “Non potevamo correre il rischio di perdere queste professionalità”, ha spiegato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto al termine del Consiglio dei ministri. La seconda riguarda i magistrati ordinari che per due mesi faranno il tirocinio anche presso le Corti d’appello. 

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