Amarcord, quando il Giro d’Italia era a Modica…

Questa settimana l’amico Mommo Carpentieri ha pubblicato su facebook alcune fotografie del Giro d’Italia del 1999, quando la nostra città ha ospitato una delle tappe iniziali della competizione ciclistica tra le più importanti del mondo.

Io ricordo ancora un’atmosfera di grande fermento ed attesa e le preoccupazioni di chi, allora, aveva sulle sue spalle la responsabilità di garantire l’organizzazione e la sicurezza dell’evento.

Ho rivisto le foto con una certa nostalgia per quei 22 anni, ahimè, ormai lontani e come ha insegnato il poeta, mi è bastato rileggere una pagina dei giornali dell’epoca per aprire le porte di fatti ed eventi apparentemente sepolti. Poi, da questi ad altri, ancora più vecchi, ancora più lontani, nei quali, come nel mio caso, non è facile distinguere l’intimità familiare dall’evento collettivo, pubblico e ufficiale.

Ed ecco che la mente corre alla prima edizione del VII Centenario della Contea, alla prima edizione del suo Palio, nelle intense giornate di un agosto modicano nel quale giovani, artigiani, commercianti, amministratori, impiegati del Comune, Vigili Urbani, cittadini e turisti, si sono ritrovati nella stessa originaria esperienza di guardare al passato con spirito di rievocazione e celebrazione, tutti con lo stesso orgoglio di essere modicani e tutti con la stessa ammirazione per una Città Grande ed unica.

Nel mezzo ci sta la sensazione dello stupore provenire dalla gente, mentre i figuranti e gli sbandieratori facevano ingresso in città. Nel mezzo ci stanno le prove di un amore destinato a durare fino ad oggi, il ricordo degli amici: Paolo, Antonio, Luca, Emanuele, Gianluca, tanti amici chissà dove sparsi nel modo…e quelli che non ci sono già più.

Torna Piazza Matteotti ancora piena di autovetture e dove noi studenti, a bordo dei nostri “potentissimi” motorini, facevamo un po’ gli spacconi per attirare l’attenzione delle ragazze. Tornano le trasferte sciclitane, nelle calde serate estive e le notti brave di Marina di Modica…

Il Teatro Garibaldi, me lo vedo ancora davanti!

Lo osservavo dall’aula del IV Ginnasio, durante le spiegazioni di greco, coltivando l’intima aspirazione di rivederlo, un giorno, riaperto e vivo.

Quel giorno, poi, è arrivato, con la mano delicata del Maestro Guccione e lo spirito forte di Duccio Belgiorno! “Forza Antonio! Forza! Tira! Tira!”

Come per magia, alle spalle del palco, mentre lui rideva soddisfatto ed io ansimavo guardandomi le mani rigate dalla grossa fune, ecco sorgere la grande tela decorata che chiude le quinte, ultimo atto di una rinascita e primo vagito di grande splendore.

Oggi sono papà e sento la responsabilità di educare mia figlia agli stessi valori, con la stessa educazione, con lo stesso spirito di giustizia e di solidarietà che i miei genitori e i genitori di mia moglie ci hanno trasmesso, perché questo tesoro grande, che si chiama famiglia, possa tramandarsi intatto e vivo.

Anche per la città avviene la stessa cosa. I ricordi, gli eventi e i fatti nei quali tanti modicani oggi si rivedono, le grandi visioni di chi ci ha preceduto sono parte del nostro patrimonio comune ed è giusto che vengano custoditi e coltivati, perché la storia di una città, la storia di un popolo si radica nel tempo, in un concatenarsi continuo di vite, progetti, discussioni, scelte nate lontano e destinate a raggiungere la meta, altrettanto lontano, grazie al contributo di chi, raccogliendo il testimone, decide di metterci coraggio, forza e passione…

Coraggio, forza, passione e tanto, tanto altruismo…

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