Andare o restare?

Sempre più spesso mi capita di sentire che a Modica c’è un’aria asfittica e soffocante. Sempre più spesso mi capita di ascoltare i propositi di quaunti non si trovano più in sintonia con questa città e pensano di andare via, altrove, ritenendo di trovare, in altro luogo, la boccata d’ossigeno che qui manca.

Io stesso, non lo nego, mi ritrovo ad immaginare scenari di partenza, l’abbandono delle mie piccole abitudini quotidiane, una cancellazione dall’albo forense (richiesta d’istinto e con volontaria incoscienza) e le valige pronte per una nuova avventura, un nuovo inizio, per lasciare dietro tutte le polemiche avvilenti sulla scerbatura o la sagra del cioccolato.

Penso sia naturale, in un certo momento della vita di ognuno, sentirsi estraneo al proprio stesso ambiente, quando il luogo in cui si è nati e cresciuti si chiude nell’ordinarietà della vita lavorativa, quando la società ha finito per vivere sui social prima ancora che nella vita reale, quando il confronto di idee non viene praticato o viene esercitato sotto l’egemonia pratica della violenza dialettica, dalla quale si genera inevitabilmente lo scontro e l’irrigidimento delle rispettive e contrapposte posizioni.

Appare naturale questo senso di smarrimento e di soffocamento, quando ci si trova di fronte alla difficoltà materiale di fare, di realizzare, partendo dalle esperienze altrui, dalle buone esperienze apprese negli anni di frequentazione universitaria o da quelle condivise attraverso i pochi esempi di cui la stampa, ogni tanto, raramente, tra un gossip e una polemica inutile, riesce a dare una narrazione compiuta ed oggettiva.

Agli occhi di molti, Modica sta diventando la terra sterile dove non attecchiscono le idee buone, sopraffatta dalla gramigna degli interessi, delle clientele, degli opportunismi personali e politici, dove tutto diventa “fatto politico”, perchè funzionale al raggiungimento di specifici “obiettivi politici”. Questo, probabilmente, è dovuto anche alla volontà di una “nuova” classe dirigente, quella nata dalle ceneri dei vecchi partiti e nutrita dalle mammelle infide del belusconismo. Una classe dirigente che ha voluto invadere tutto, dalla cultura alla solidarietà sociale, riproponendo i termini di una nuova “questione morale” (di berlingueriana memoria) e che noi, cittadini comuni,  abbiamo agevolato, consentendo a persone mediocri di avvelenare l’aria che respiriamo con le più balorde e deprimenti velleità autocelebrative, dalle quale non residua spazio per la libertà individuale.

Come ha scritto Angelo Mincuzzi la “mediocrazia” ci ha travolti, “i mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro”. Aggiungo io, i mediocri al potere ci spingono a condividere la loro mediocre visione del mondo, portandoci a partecipare attivamente alla grande bagarre mediatica che loro stessi hanno organizzato, per darci in pasto a noi stessi, gli uni con gli altri.

Ecco, allora, che il dibattito sulla riforma costituzionale si è trasformata in una rissa social-media dove si parla di tutto, generalmente per slogan, eccetto che delle cause che l’hanno motivata o nel merito delle nuove regole. Ci si accapiglia sul Sì e sul No a seconda della maggiore o minore dignitità di chi sponsorizza le ragioni dell’una o le ragioni dell’altra parte. I mediocri ci hanno spinto a pensare che si debba votare Sì perchè nel fronte del No ci stanno Salvini e Beppe Grillo e, dall’altra parte, a votare No perchè Verdini e Alfano voteranno per il Sì.

In questa lotta gladiatoria dove i novelli Nerone stanno comodamente seduti a godersi lo spettacolo, gli unici a perdere siamo noi cittadini, gli “utili idioti” nelle mani di loro mediocrati.

Non solo Modica soffre, quindi, di questa “malattia” collettiva. E’ tutto il paese a soffrirne o forse tutto il mondo, se è vero che, ad esempio, una buona fetta di cittadini americani hanno deciso di votare proprio per un uomo mediocre, un razzista, uno che rappresenta le lobbies più vergognose del mercato post-capitalistico ed al quale, diciamoci la verità, non interessa un bel nulla del 90% dei suoi concittadini. Negli Usa c’è un dibattito stucchevole sulle mail della Clinton, sebbene esistano problemi ben più gravi come quello sanitario, la violenza dilagante, la questione razziale (tutt’altro che superata), la disoccupazione crescente, la disaffezione scolastica, la parità dei diritti.

Di fronte a tali esempi di asfissia mentale mi chiedo: anche andando via da Modica, dove si può andare?

Forse, allora, il vero problema non è dove viviamo ma come viviamo, come pensiamo, come affrontiamo il mondo che ci circonda e come immaginiamo di cambiarlo.

Sempre più spesso mi capita di ascoltare i lamenti di amici e parenti, per i quali Modica è diventata una città asfissiante, soffocante, deprimente perchè priva di stimoli.

A far di conto, però, quelli che si lamentano sono tanti, forse la maggioranza, ma fino a quando resteranno isolati, gli uni dagli altri, saranno sempre i mediocri a farla da padroni. Forse, oltre a lamentarsi, occorre anche impegnarsi, fare fronte comune, unirsi in un coro di idee e di azioni alte, per contrastare questa asfissia generale.

Modica, certamente, non potrà cambiare il mondo ma potrebbe diventare un’isola dal respiro ampio, solo però se coloro che “sanno respirare” saraanno disposti a scommettere su se stessi e sul futuro di questa città, senza farsi scoraggiare dalle possibili ed inevitabili sconfitte, perchè non si vince mai senza aver perso qualcosa.

Che Guevara diceva che ognuno di noi, da solo, non vale nulla. Io penso che ogni singolo uomo vale pur sempre, anche se poco. Sommato a tutti gli altri, ognuno diventa la più grande ricchezza che si possa mai immaginare e la più deliziosa e inebriante aria che si possa mai respirare.

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