Boss 2.0, insulti e minacce sui social network: “Meglio un delinquente che un Carabiniere”

Attenti al Cane...il Carabiniere (foto pubblicata su Facebook da Angelo Ventura)

Di Paolo Borrometi FONTE: Il Tempo

Al tempo di Facebook, Twitter e Linkedin anche la criminalità organizzata (e i boss) diventano 2.0. La Camorra, così come Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta viaggiano on-line tranquillamente e su Facebook si organizzano, danno ordini, minacciano e si autopromuovono. Ed è così che selfie di boss, gruppi che ne difendono la libertà, oltre ai profili fake, sono in costante aumento sul popolare social network.

COSA NOSTRA

È il caso, ad esempio, di Alessio Alesci, arrestato perché ritenuto, dalla Dda di Messina, uno dei nuovi boss mafiosi del sanguinario clan di Barcellona Pozzo di Gotto. Alessio Alesci è molto spregiudicato su Facebook, pubblicando frasi del tipo «dagli infami guardati sempre», o ancora «il rispetto si guadagna da bambino e va curato quando sei grande», oppure «meglio un amico delinquente che un carabiniere invadente». E così via. Sempre in Sicilia un altro caso «eclatante» riguarda il fratello di quello che per la Direzione Nazionale Antimafia è il capomafia di Vittoria (Ragusa), Gionbattista Ventura. Il Ventura, sul suo profilo, insulta e minaccia, fino a pubblicare un post contro il Commissario della Polizia della cittadina ragusana, Saro Amarù, dicendo: «ricordati che siamo 3 a 0 per me, non mi puoi fare niente (…) ma u tiempu nun si scanta ne dei lampi e neanche dei tuoni». O ancora, sul profilo del figlio (Angelo Ventura detto «u checco», uscito il giorno prima dal carcere, «Attenti al cane» con una foto accanto di un Carabiniere.

 

CAMORRA
Dalla Sicilia con Cosa Nostra, ci spostiamo alla Campania con la Camorra. Cambiano gli attori ma non il filo conduttore. Così troviamo il boss Augusto La Torre, per anni capo indiscusso e temutissimo del clan che spadroneggiava a Mondragone, città litoranea in provincia di Caserta che, uscito dal carcere di Ferrara per un fine settimana di permesso premio, si fece immortalare dal figlio in una foto ricordo. In quella occasione il figlio corse a prendere il papà all’uscita dal penitenziario, scattando la foto e postandola subito su Facebook. Il «selfie della libertà» rimase su facebook meno di 24 ore, giusto il tempo necessario per riscuotere 230 «pollici all’insù» (like) e decine di messaggi di congratulazione, in tripudio per il «ritorno del masto».
Augusto La Torre col figlio su facebook
Augusto La Torre col figlio su facebook

 

’NDRANGHETA

Per quanto concerne la ‘Ndrangheta, desta molto scalpore la pagina aperta tempo fa ed inneggiate alla libertà di Vincenzo Perri. Il giovane Perri, oggi in carcere dopo un periodo di latitanza, è condannato per l’omicidio di Vincenzo Priolo. A commentare pubblicamente sulla pagina è proprio l’ex moglie di Vincenzo Priolo (e figlia del boss assassinato nel ragusano, Michele Brandimarte, per gli inquirenti legato alla famiglia Piromalli-Molè), Damiana Brandimarte. Solo che i commenti non difendono l’ex marito Priolo, bensì la Brandimarte commenta in difesa dell’omicida del proprio ex coniuge, affermando «come si può definire omicidio volontario quando un uomo viene aggredito mentre va a lavorare? se la legge italiana non applica la LEGITTIMA DIFESA in tal caso.. mi kiedo quando sarà applicata». Va detto infatti che, secondo le ricostruzioni degli inquirenti e la testimonianza del collaboratore di giustizia Arcangelo Furfaro, Perri avrebbe ucciso Priolo la mattina del 2011 dopo una aggressione, il tutto sarebbe scaturito da quando Damiana Brandimarte, sposata con Vincenzo Priolo, abbandonò il tetto coniugale. Il pentito Furnaro racconta che Vincenzo Priolo (cognato di Girolamo Piromalli) chiese di riportargli sua moglie. Vincenzo Perri, però, si sarebbe rifiutato e da lì la sua vita sarebbe stata un inferno, così avrebbe avuto inizio la faida (poi scoppiata con l’omicidio del Priolo ad opera dello stesso Perri).

OSTIA

Infine non può mancare la mafia di Ostia e, in particolare, Roberto Spada, rampollo di una famiglia in odor di mafia sospettata di controllare buona parte del litorale romano. Il giovane Spada, con spacconeria, pubblica link con insulti (fra gli altri alla collega di Repubblica, Federica Angeli) «Esposito e la scrofa giornalaia annateve a fa na bella cacata insieme, e poi con le vostre feci lavateceve la faccia che magari ve ce improfumate…».

FONTE: Il Tempo

Paolo Borrometi

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

2 COMMENTI

  1. CARABINIERI,POLIZIOTTI E GIORNALISTI CORAGGIOSI PER SEMPRE ma MAI gente come voi!!! chi si nasconde dietro le minacce è il vero infame e nn chi porta una Divisa o chi ha il CORAGGIO di scrivere la VERITÀ!!!!!!!

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