Buon Natale alla Banca Agricola Popolare di Ragusa

“Contesteremo alla Banca Agricola Popolare di Ragusa di non aver assolto ai propri obblighi informativi e comportamentali previsti dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e dal regolamento Consob”. Così Carmelo Calì, presidente della Confconsumatori Sicilia, durante una serie di incontri che ha avuto nei giorni scorsi con quello che ormai è un esercito di azionisti della BAPR … azionisti infuriati, depressi o disperati perché non possono vendere le azioni anche se ne avrebbero un maledetto bisogno! In particolare la strategia “innovativa” e certamente “originale” della Confconsumatori è quella di spostare il problema a monte, ovvero non trattare per convincere la banca a comprare o rivendere ad altri le azioni (la legge conforta la strategia e le scelte della BAPR) come è stato fatto finora; no, l’avvocato Calì, forse traendo spunto dal vecchio motto proverbiale “u pisci puzza ra testa”, sta lavorando su tre punti che riguardano il principio di tutto (l’atto di compravendita delle azioni) contestando alla Banca:

  1. di non aver informato i risparmiatori che si trattava di azioni illiquide e come tali rischiose e non coerenti con il profilo di rischio di ciascun acquirente.
  2. di non aver fornito l’informazione che si trattava di operazione in conflitto di interesse e in cosa consisteva tale conflitto e le conseguenze di esso.
  3. di avere, in molti casi, spinto il risparmiatore a investire tutta la somma di cui disponeva senza una diversificazione degli acquisti e caricando conseguentemente il rischio su un solo titolo.

 

Da questi tre punti si partirà, probabilmente, verso un ricorso innanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie presso la Consob, che, su casi analoghi, ha già adottato decisioni favorevoli ai risparmiatori.

Ma  c’è tanto, tantissimo da scrivere su questa vicenda e c’è anche da capire e da spiegare come mai solo alla vigilia di questo Natale se ne stia parlando, finalmente, con un certo fermento e una sufficiente convinzione. Lo faremo in più puntate. Per non tralasciare stavolta nulla di ciò che non è stato detto. Per fare i conti con e alla proprietà e al management della BAPR. Perché ciascuno si assuma la responsabilità non solo giuridica ma anche etica, culturale, sociale e “storica” delle proprie azioni. Perché parliamo di azioni congelate in una sorta di vestibolo dell’Inferno dantesco dove fluttuano, impalpabili e “dannati”, centinaia di milioni di euro frutto del lavoro e dei risparmi di una vita di tanta brava gente, azioni intese nell’accezione finanziaria del termine. E perchè parliamo di azioni intese come comportamenti, atti pratici che incidono nella vita degli altri e manifestano una volontà, un disegno, un piano. E in entrambi i casi ciascuno sia responsabile delle proprie azioni! La banca, così raccontano tanti clienti, sostiene amichevolmente di poter riprendersi le azioni solo se le si dimostra di avere una malattia gravissima e, nel contempo, se si ha un reddito bassissimo. Ci vogliono, insomma, due superlativi, uno non basta. Ecco perché, ad esempio, un militare con busta paga di mille euro al mese e un cancro da curare non può avere indietro denaro contante in cambio delle azioni vendutegli, allora, come “sicurissime”, come legame saldo e giusto tra la BAPR e il cliente. Allora la compravendita azionaria fu un modo plastico e frusciante per dimostrare la fiducia reciproca, l’affezione del territorio ibleo verso la propria banca e viceversa … oggi le cose sono cambiate. Accade lo stesso ad alcuni piccoli e medi imprenditori che hanno scelto di pagare i contributi solo per la pensione minima da artigiano ma che dopo essersi spaccata la schiena per mezzo secolo avevano un bel gruzzoletto da parte che gli doveva garantire una vecchiaia confortevole e sicura. Ma hanno seguito i consigli e gli ammiccamenti di funzionari e dirigenti della BAPR e hanno investito tutto in azioni. Oggi si ritrovano, ultrasettantenni, a dover campare con 500 euro al mese pur avendone quasi mille volte tanto in banca … ma le azioni non si toccano! E poi c’è chi deve sposare la figlia, chi ha avuto un brutto incidente in macchina o ha un’altra emergenza, chi è affossato dalla crisi occupazionale e sceglie di emigrare perché c’è una buona occasione di lavoro all’estero ma serve un minimo per pagare la caparra della casa, comprarsi il cappotto perché al Nord fa freddo e quantomeno non vuole partire all’avventura, con le tasche vuote e una valigia di cartone come si faceva nel 19° secolo: niente da fare … anche per costoro non c’è verso di recuperare, nemmeno in parte, i propri soldi trasformatisi in azioni della Banca Agricola Popolare di Ragusa e sospesi, come detto, nell’Antinferno. Sono azioni “sanza ‘nfamia e sanza lodo, mischiate a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro”. Sono azioni, almeno oggi e in queste condizioni, ignave, insulse, inutili come gli angeli che scelsero l’egoismo indolente e non si schierarono né con Dio né con Lucifero. E in fondo, a ben pensarci, pure la Banca Agricola Popolare di Ragusa oggi si schiera solo con sé stessa. Ma lo fa cercando di far valere ancora il sentimento di fiducia e di rispetto che ne ha caratterizzato il rapporto con la gente iblea  e lo fa prendendo tempo, promettendo un futuro migliore, proponendo nuovi prestiti invece di ricomprarsi le azioni. Lo fa, insomma, facendo ciò che deve fare una banca in tempo di crisi: la banca! Ma se ti comporti come si sono comportate e si comportano le altre banche in tempi di crisi non puoi più pretendere di essere considerata migliore, diversa, più affettuosa, affezionata e generosa delle altre verso la popolazione del sud est siciliano … E c’è la gente iblea che per più di 80 anni (o per più di un secolo se partiamo dalla Banca Popolare Cooperativa) ti ha foraggiato le casse, riempito le casseforti di contanti, ti ha fatto espandere e aprire decine e decine di filiali e fatto assumere centinaia di sportellisti, burocrati, direttori e dirigenti con i puntuali interessi versati per ogni mutuo, per ogni prestito, per ogni scopertura … ecco, a una parte di quella gente che oggi si ritrova con un pugno di azioni in mano senza poterle usare consentirai, signora Banca Agricola, di essere molto, molto arrabbiata! Ne parleremo meglio nelle prossime puntate. Per adesso ciascuno si goda il suo Natale. Il Natale è la festa più bella, gioiosa e democratica di tutte: ci ricorda che un bambino nato in una stalla e riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello era l’onnipotente figlio di Dio, il redentore dell’umanità, colui che per primo lanciò il messaggio splendido, laico e rivoluzionario “tutti gli uomini sono uguali”. Ecco, tutti siamo uguali e tutti festeggiamo il Natale. Lo festeggiano i “colletti bianchi” con la camicia di marca da 300 euro inamidata di fresco e il tight sartoriale così come i “poveracci” con le pezze al culo …

Buon Natale alla Banca Agricola Popolare di Ragusa.

Emiliano Di Rosa

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

11 COMMENTI

  1. Sono uno dei tanti che anni fa hanno avuto la sfortuna di conoscere uno dei funzionari della banca e come tanti ha creduto alle fandonie che raccontavano.
    Sarei il primo a partecipare ad una PROTESTA ECLATANTE anche in occasione della prossima assemblea SEMPRE CHE I SIGNORI AVRANNO IL CORAGGIO DI ORGANIZZARLA

  2. Certo che la banca con il suo atteggiamento sta facendo trasparire tutto il torto che ha e la breve vita che gli resta. Sono un azionista buttatemi fuori.

    • Temporeggiare è la cosa migliore diversamente va a finire come le banche venete. Leggete quanto pubblicano i comitati delle banche venete in LCA.

  3. Mi auguro che questa “brutta” vicenda delle azioni finisca con la fine di questo triste anno. Entro breve anche io DEVO riprendermi le azioni, frutto di risparmi e nessuno me lo impedirà anche a costo di andare a bussare dal Direttore Generale della BAPR.

  4. UN CONSIGLIO :METTETEVI IN CONTATTO CON I COMITATI DELLE BANCHE VENETE IN LCA NON CREATE CAOS PERCHÉ LA FINE È SEMPRE PEGGIO. BISOGNA SI STANARE I VERTICI E I RESPONSABILI DELLE FALSE DICHIARAZIONI E QUOTAZIONI GONFIATI E TROVARE UN PERCORSO DI RILANCIO PERCHÉ SE TUTTI SCAPPANO LA FINE È QUELLA DELLE BANCHE VENETE.

  5. questi “signori” azionisti vogliono tagliare il ramo su cui sono seduti…….. l’egoismo rende ciechi ….”voglio i miei soldi, non me ne frega niente se, facendo cosi, affondo la banca” che è e deve essere al servizio del territorio, dei risparmiatori, degli imprenditori, non degli azionisti. Comodo, quando si è in una società, appena si vede che ci sono difficoltà, scappare con il malloppo. E vogliono che la banca ricompri le azioni al valore che le hanno comprato…non al valore reale che avrebbero se tutti vendessero…comodo….non vedo imprenditori attivi fra i “protestanti”, solo anziani che voglioni i propri soldi (poveretti con 500 al mese di pensione ma con 500 mlia € di azioni)

  6. Concordo pienamente le parole da lei scritte essendo anche io membro di una famiglia che ha creduto nella Banca Agricola investendo i propri risparmi e trovandosi adesso con un pugno di carta straccia tra le mani.

  7. Anche a me sono state vendute azioni nel 2013 spacciate per sicure,dopo che ho ripetutamente asserito e dichiarato che la mia propensione al rischio era bassissima e volevo un prodotto adatto al mio profilo,oggi mi ritrovo a perdere tanti soldi e non riuscire a vendere le azioni,e in tutti questi anni mi hanno ripetuto sempre di stare tranquilla ,abito a Messina ,anche io disposta a partecipare a PROTESTA ECLATANTE.

  8. Anche io nelle stesse condizioni, ho dichiarato e asserito profilo a bassissimo rischio e mi hanno venduto le azioni, ad oggi non riesco a venderle e ho perso una marea di denaro, disposta a PROTESTA ECLATANTE ,vivo a Messina.

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