Il calcio è un gioco bellissimo, ma alla fine vincono i tedeschi senza Se e senza MA.

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Ha vinto la squadra che come SQUADRA  ha meritato di più. Nel mondiale dei numeri 10, gli unici senza un vero numero dieci tradizionale, in finale proprio contro il più Diez di tutti, Leo Messi.

Partiamo dalla sua faccia quando ha ritirato il premio come miglior giocatore del mondiale (premio che a mio avviso avrebbero meritato di più altri giocatori, come James Rodriguez o lo stesso Muller), per dire subito che l’Argentina avrebbe anche potuto vincere, ha avuto più occasioni, alcune veramente buone, ed una di queste all’inizio del secondo tempo sul suo piede sinistro. Se voleva arrivare al livello di quell’altro 10, quel tiro doveva entrare. Ma con i SE e con i MA, non si vincono le coppe. Leo non è Diego, e forse mai lo sarà. Emblematica la punizione tirata al 120, doveva essere l’ultima chance, obiettivamente era un pallone da mettere dentro sulla testa di uno dei suoi, invece ha provato il numero personale, la giocata che risolvesse, la figuraccia è stata clamorosa. Maradona aveva un’altra personalità. Paragone maledetto!

 

Ventiquattro anni dopo la notte di Italia ’90, rivince la Germania, per la prima volta unita sul tetto del mondo pallonaro. Una Germania non più solo dei Lothar, degli Andreas, dei Jurgen, ma adesso paritariamente anche dei Sami, Umit, Miroslav che si uniscono ai soliti Sebastian, Mario, Andy. Una squadra che ha fatto della programmazione, dell’integrazione e del duro lavoro la sua arma e la sua forza, una squadra senza star che però ha messo in evidenza tanti ottimi giocatori, e ha mandato in rete nella partita più importante il giovane Goetze, classe 1992, fino a quel momento brutto anatroccolo del mondiale germanico. Il “messi tedesco” però, ha sfruttato la sua occasione, l’unica che aveva, ed approfittando di una grande giocata del compagno Schurle (a proposito secondo me sottovalutato ma uno dei migliori, per corsa tenacia e rendimento), stoppa di petto e incrocia con il sinistro, Romero fino a quel momento perfetto (che già pensava a cosa sarebbe potuto diventare in patria se avessero vinto ai rigori), si fa trovare impreparato e viene trafitto fatalmente.

Scoppia la gioia tedesca, ma alla loro maniera, contenuta, sobria, elegante. Con quella faccia sempre un po’ così che non lascia trasparire i sentimenti, con quello stile gentile, ma contenuto con cui ti salutano per strada. Hanno vinto ed in fondo lo hanno meritato, resi antipatici da quel 1-7 che fa leggenda, e a noi italiani dal fatto che ci abbiano raggiunti, proprio noi che quelle volte che li abbiamo incontrati siamo il loro incubo peggiore. Due anni fa agli europei questa stessa squadra venne sconfitta  più o meno da quella formazione azzurra che oggi miseramente è da ricostruire.

Il metodo è segnato, modello Loew, fatto di serietà, di lavoro, di gente che quando c’è uno straniero parla in inglese invece che in tedesco per essere più accoglienti, nonostante sappiano che non capirà nulla ugualmente.

alè Alemagna alè

#tresonolecose

– è stato il mondiale dei 10, ma anche dei portieri: su tutti Neuer, tra i migliori anche ieri. #colosso

– menzione speciale per l’Olanda terza, ma sopratutto per quella bambina brasiliana che ha urlato l’inno a squarciagola nella finalina nonostante venissero da quel tremendo 1-7  #eroinanazionale 

– ha deciso la partita, il mondiale, la storia di questi anni #tresonoleGoetze (cit. geniale di Antonio Amore)

 

Germania-Argentina

 

 

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Vivo a sudditunisi, dopo aver girato l'Italia per un po'. Sono zio di una regina degli elfi, tifo l'Inter dai tempi in cui perdevamo sempre, ma eravamo invincibili. Voto il Pd quasi per lo stesso motivo. Scrivo di pallone, ma ho un libro nel cassetto dal titolo goloso. Alè.

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