Cari Amministratori non state sulla battigia!!!

A proposito dell’inizio di alcuni lavori di manutenzione di una strada cittadina, il Sindaco, ha ringraziato due consiglieri comunali che ne hanno “caldeggiato” la realizzazione.

Ora, al di là dell’aspetto meramente formale, il messaggio esplicito manifestato dal primo cittadino è di per sé innocuo, se non addirittura pleonastico, visto che consiglieri e amministrazione hanno fatto, in questo caso, solamente il loro dovere.

E tuttavia gli esperti di comunicazione mi insegnano che dietro il messaggio esplicito c’è sempre un messaggio implicito e che, nel caso di specie, questo messaggio implicito può essere così di seguito sintetizzato: ”cari cittadini, se volete che questa amministrazione faccia qualcosa per cui siete interessati, dovete rivolgervi alle persone giuste”.

Ma, direte voi, chi sono “le persone giuste”? Beh! Presto detto: i componenti della Giunta, i consiglieri di maggioranza e/o i c.d. “collettori del consenso”, cioè singoli individui collegati direttamente con l’amministrazione e da questa tenuti in qualche modo “nella dovuta considerazione”.

A buon intenditore poche parole!

Questo messaggio implicito, ricorrente nelle dichiarazioni del primo cittadino, soprattutto in questi ultimi tempi, è strettamente funzionale ad accrescere un sistema organizzativo che si regge sul rapporto di interconnessione e di interdipendenza tra lui, che ne sta al vertice, e tutti coloro i quali, a diversi livelli, ne fanno parte, a partire proprio dagli assessori e dai consiglieri comunali di maggioranza.

La credibilità di un consigliere dipende dal grado di rispondenza che il suo interessamento avrà nell’azione amministrativa e dal livello di “fattibilità” pratica del suo “interessamento” personale ad una specifica questione richiesta dai cittadini.

Detto altrimenti, tanto più un consigliere sarà credibile agli occhi del suo elettorato (generalmente i residenti del suo stesso quartiere) quanto più la sua “influenza” sarà oggetto di attenzione e di rispetto da parte dell’amministrazione comunale.

Ecco dunque lo schema: il cittadino chiederà un “advice” al consigliere e quest’ultimo si preoccuperà di “caldeggiare” la richiesta presso l’amministrazione. A risultato ottenuto, sarà manifestato il ringraziamento pubblico e, a momento debito, cioè per le elezioni, quello segreto delle urne.

Ovviamente quel consigliere eviterà di indisporre il Sindaco, con un suo atteggiamento o con una valutazione critica ed anzi sarà disposto ad accettare tutte le condizioni politiche che gli vengono proposte per rimanere all’interno di questo sistema: prima tra tutte il mandato a ribadire, presso l’elettorato, che le specifiche richieste sono state soddisfatte perché egli si è interessato e perché l’amministrazione l’ha voluto (da cui la necessità di dichiarazioni come quella che ha dato l’abbrivio alla mia riflessione).

Ora, se da un lato un tale sistema è perfetto per garantire la rappezza della strada davanti casa o la sostituzione di una lampadina o la chiusura al traffico di una strada cittadina o di un intervento di manutenzione per una perdita d’acqua dalla conduttura comunale, o per ottenere il patrocinio e il contributo ad una manifestazione ludica, dall’altra parte esso produce effetti “a corto raggio”, rinunciando definitivamente ad avviare un grande processo di sviluppo della città, un processo a medio-lungo termine capace di mettere in modo meccanismi virtuosi di crescita economica, culturale, sociale, fondamentali per una città come Modica che pretende di diventare “città d’arte”.

Il sistema in atto al Comune di Modica non è in grado di avviare alcun processo di innovazione ed anzi determina un disservizio, perché intralcia il normale funzionamento oggettivo, imparziale e trasparente dell’apparato amministrativo, con ciò alimentando la necessità “dell’intercessione” e producendo ancora maggiore disservizio e così di seguito, in modo circolare e vizioso.

Questo sistema impedisce di guardare lì dove il futuro è già oggi, perché agisce con le medesime dinamiche denunciate da Raffaele Poidomani tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60.

Capite il ritardo culturale che sta alla base di questa logica? legittima, per carità (ognuno è libero di pensarla come vuole), ma nei fatti inadeguata a cogliere i benefici di certe congiunture favorevoli, perché è funzionale alla sola politica del consenso (e la gestione finanziaria né rappresenta l’esempio più evidente).

Che aprano gli occhi, dunque, i nostri amministratori (ai quali pare che il futuro stia riservando solo l’ipotesi di un secondo mandato), ed assumano un approccio di maggiore lungimiranza, se non altro per la grande responsabilità che hanno assunto non tanto e non solo nei confronti di quei cittadini che li hanno votati, quanto nei confronti dei cittadini che oggi giocano ancora nelle bambinopoli o di quelli che non sono nemmeno nati,

Una classe dirigente illuminata dovrebbe guardare verso l’orizzonte, come fece Cristofolo Colombo, e non limitarsi a tenere l’occhio sulla battigia per costruire inutili e quanto mai effimeri castelli di sabbia…

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