Che il selfie sia con noi…

Nell’epoca del “2.0” spuntano qua e là opportunità di trarre profitto dalle attività più impensate e bizzarre: facendosi i selfie, per esempio.
Ed io navigando in rete ho scoperto come sfruttare una passione che già da tempo mi appartiene. Finalmente ho trovato un’app (gratuita) che si può scaricare su tutti gli smartphone, il suo nome è Friendz. Attraverso essa c’è la possibilità per ciascuno di noi, di auto-nominarsi promotore commerciale di un determinato prodotto per un compenso che riceverà sotto forma di buoni acquisto, spendibili in diversi brand, proposti. Come? “Selfandosi”, appunto. Possono scattarsene tutti, senza distinzione di età e di sesso, in un’operazione di marketing-spicciolo su scala mondiale. Altro che globalizzazione, altro che democrazia diffusa, viene da pensare. Le regole di questo innovativo e contagiososo micro-business, sia pure dettate agli utenti nella flessibile forma del “passa-parola”, sono chiarissime e tassative. La prima, e non poteva essere altrimenti, è che(naturalmente) le foto che si inviano devono essere vergini, cioè non possono essere riciclate attraverso la pesca in Rete, pena l’annullamento dei crediti già guadagnati e, nei casi di recidiva, l’esclusione dal Sistema.
La seconda è che se, a seguito di un accurato controllo d’idoneità, le foto vengono approvate, pertanto visibili sul proprio profilo Facebook, non le si possono più cancellare. A quel punto comincia l’attribuzione dei crediti, che variano in base a un algoritmo che premia impegno, peculiarità e originalità. In un certo senso, possiamo dire che Friendz è qualcosa di non molto diverso da quello che facciamo tutti i giorni quando, negli ambienti pubblici che frequentiamo, siano essi bar, ristoranti, botteghe di parrucchieri, uffici e ritrovi di ogni tipo, persino per strada, parliamo del tale locale che abbiamo frequentato, del tal vestito che è tanto piaciuto a tizio o caio, del tale prodotto per la casa che rende il bucato più morbido e profumato e i fornelli più lucidi. Il tutto, senza dimenticare che, accettatelo come consiglio, quando nella vita si decide di mettersi in gioco, è meglio farlo con allegria e autoironia. Se poi si riesce a ricavarne dei profitti per un piccolo sfizio, senza perdere di vista il bello della vita:amarsi per come si è, il divertimento aumenta per ogni moneta o banconota in più.
La morale di tutto questo? Che i costumi degli uomini, a dispetto del passare dei secoli e dei progressi della scienza, rimangono sostanzialmente invariati. Insomma, per dirla con il Gattopardo, riportata alla nostra era digitale: <Che tutto cambi, perché nulla cambi>
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Enza Iozzia modicana di origini, dal 2001 vive a Piacenza. Nello stato di famiglia risulta sposata con 2 figli. Professionalmente è impegnata nel sociale. Per apparire nelle varie testate giornalistiche si è "inventata" un nuovo modo di fare cultura Il suo motto: Non è l'arte a rendere la donna diva, ma è la DONNA a rendere l'arte divina.

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