Chiamale se vuoi…emozioni!

“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. A. De Saint-Exupery, “Il piccolo principe”

E.Q. sta per quoziente di Intelligenza Emotiva. Siamo negli Stati Uniti, metà anni novanta; a parlarne è lo psicologo Daniel Goleman che in poco tempo riesce a concentrare sui suoi articoli e studi l’attenzione di tutto il mondo. Goleman parla di “Intelligenza Emotiva” come la capacità di conoscere e riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri e gestirle in maniera funzionale e sana.

“Sentire” i propri sentimenti significa saperli esprimere chiaramente e con assertività, significa essere consapevoli di se stessi, conoscere i propri limiti e punti di forza, accettare le critiche e capire in che cosa si può migliorare. Ciò si traduce anche in un’autoconsapevolezza, in una maggiore fiducia in se stessi e nella possibilità di relazionarsi adeguatamente e potersi controllare in modo sano, senza farsi trascinare soprattutto dalle emozioni e dai sentimenti negativi (rabbia, dolore, tristezza, ansia…). In quest’ottica si vengono ad annullare sentimenti negativi o positivi, in quanto esisterebbe solo una “cattiva” o “buona” gestione di essi. Questa prima parte è quella che Goleman chiama “competenze personali”, riferendosi alla consapevolezza e gestione del proprio mondo emozionale.

La parte successiva del suo lavoro è quella che riguarda le “competenze sociali”, ovvero la comprensione delle emozioni altrui e il nostro modo di gestirle. Una delle componenti che più spicca di questo aspetto dell’intelligenza è costituita dall’empatia, la capacità di riconoscere come gli altri “vedono” e “sentono”, ossia la capacità di riuscire a mettersi idealmente nei loro panni, assumendone quindi il punto di vista emotivo.

Continua con l’importanza rivestita dalla comunicazione, che sia chiara e diretta al fine di esprimere con efficacia i propri sentimenti.

La parte che più mi ha “emozionata”, nel senso più intelligente del termine, del lavoro di Goleman è quella che riguarda l’alfabetizzazione emotiva: rinunciare a coltivare le abilità emotive si traduce con l’educare gli uomini in maniera limitata e monca. Un uomo abile da un punto di vista cognitivo ma inabile da quello emotivo non saprà “cavarsela” con successo nella maggior parte delle sfide o prove che la vita gli presenterà. E’ così che Goleman fa il suo appello (siamo nel 1995) alle scuole di tutto il mondo, chiedendo di contribuire allo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva introducendo programmi di “alfabetizzazione emozionale” che, oltre alle materie tradizionali, insegnino ai bambini le capacità interpersonali essenziali, in quanto servono a equilibrare la razionalità con la compassione, indispensabili per rimanere in contatto con il nostro mondo interiore emozionale e per avere successo nei rapporti interpersonali

Mente e Cuore hanno bisogno l’una dell’altro.

 

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Nata a Ragusa e vissuta a pochi passi dal mare… cresco a Pozzallo. Dopo la maturità classica mi trasferisco nella bella Palermo, iscrivendomi al corso di laurea di psicologia, la grande Passione. Palermo è certamente una città per me del cuore, dalla quale ho preso il suo meglio, cercando anche di donarle il mio di meglio: la spensieratezza, la gioventù, la curiosità intellettuale, la vitalità. Oggi sono specializzanda in psicoterapia familiare e sistemica del CTR di Catania e radicata nell’ibleo, dove svolgo la libera professione con un’unica certezza per me e per chi confida nel mio sostegno: “Non è mai troppo tardi per essere felici”.

2 COMMENTI

  1. Tutto bello, sarebbe perfetto se sostuissimo la parola “cuore” (un organo) alla parola “Anima”, ma forse il cuore unisce anche atei e credenti.
    Corpo e Anima hanno bisogno l’uno dell’altra.

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