Ciao Pio La Torre, 33 anni sono passati ma non è che le cose siano così cambiate…

Ciao Pio La Torre, a 33 anni esatti, dalla tua morte il 30 Aprile 1982, e di quella del tuo carissimo amico Rosario Di Salvo – che lasciando il suo lavoro sicuro aveva deciso di farti da scorta, ndr – non è che le cose siano così cambiate: 
il lavoro da fare per rendere più efficace la confisca dei beni ai mafiosi e ai corrotti da te iniziato è ancora lungo, nonostante importanti esempi di Speranza come l’affidamento a uso sociale voluto da Libera e le cooperative di giovani che gestiscono i beni confiscati, nate nel tuo nome.
La Corruzione che tanto hai combattuto interpretandola come l’anticamera del dominio mafioso, rimane il primo problema di questo paese malato.
Il Racket delle estorsioni e l’Usura in tempi di Crisi esistono e come, proviamolo a chiedere agli amici dell’antiracket e dell’antiusura, come Paolo Caligiore eGiorgio Stracquadanio
Anche se la mafie appaiono più “educate”, pur non disdegnando di usare tutt’oggi ,nel 2015, anche le armi tradizionali per uccidere e intimidire, continuano a condizionare la vita pubblica – vedi il caso Scicli, della “babba” provincia di Ragusa, comune appena sciolto per infiltrazioni mafiose su cui sta indagando la magistratura ma su cui di certo la politica e la società civile hanno enormi responsabilità a prescindere dai risvolti penali.
Oppure vedi i casi di tante realtà periferiche, zone franche dell’ economia e dell’ingegneria criminale, sia alle nostre latitudini a sud di Tunisi, così come più a nord, persino in Emilia e in Lombardia, con dinamiche messe a nudo grazie al lavoro meticoloso di analisi di giovani come Massimiliano Perna e Alessandro Gallo Salvo OgnibeneGiulia Di GirolamoGaetano Gato Alessi e Massimo ManzoliGiorgio Ruta che rifiutando ogni forma di compromesso col Potere, pagano ogni giorno di persona le loro scelte.
I giornalisti oggi continuano a essere minacciati di morte per quello che scrivono, come nel caso di Paolo Borrometi che da mesi vive sotto scorta solo per aver fatto i nomi e i cognomi dei mafiosi del sud est ibleo su cui vigliaccamente per troppo tempo in troppi hanno taciuto.
Si continua a morire per l’assenza dei diritti più elementari, con lo schiavismo presente nelle nostre campagne, il diritto alla salute praticamente negato anche in Italia, ne sa qualcosa Roberto Meloni di Emergency, la tratta di essere umani che drammaticamente muoiono a migliaia nel mare proprio di fronte a noi, in mano ai trafficanti di morte delle mafie transnazionali.
La Sicilia, caro Pio, se non fosse per gruppi di passionali e volenterosi sognatori, vedi gli amici del movimento No Muos – per tutti gli amici Peppe Cannella e Paola Ottaviano – che si sono opposti, sia fisicamente che con i ricorsi ai tribunali, all’insediamento delle antenne satellitari di guerra (Muos); la Sicilia, dicevamo, sarebbe sempre, per la responsabile volontà dei “realisti” – gli stessi che tanto ti osteggiavano e oggi osteggiano i contemporanei assetati di Pace – ancor di più un arco di guerra sorvolata da strumenti di morte, e non quell’arca di Pace che tu sognavi convocando a Comiso (Rg) cento mila persone per la storica mobilitazione di popolo contro l’installazione dei missili nucleari Cruise.
Ancora oggi, gli amici e i compagni come Riccardo OriolesMaurizio Parisi, e tanti altri de I Siciliani Giovani sono, certamente per nostra responsabilità, lasciati troppo spesso a fare la parte dei ” lupi solitari”, nonostante le reti dell’antimafia sociale faticosamente ogni giorno costruite senza riflettori e palchi da cui lanciare dogmi e certezze.
Noi? Noi, militanti improvvisati, continuiamo tra le tante difficoltà a balbettare il tuo nome, quello di Rosario Di Salvo, di Giuseppe Fava, di Peppino Impastato, don Puglisi e Don Diana e dei tanti di cui non saremmo degni di citarne a buon mercato la storia se non con la coscienza che prima o poi uno slancio di coraggio lo troveremo, alla ricerca continua della “normalità della Bellezza”, terra di approdo e di partenze per l’impegno di oggi, fatto di nomi e i cognomi dei vivi più che delle comode liturgie sui morti.
L’impegno dell’oggi, l’unico a giustificare senza dover arrossire la Memoria degli eroi di ieri.

Con stima e con la speranza di farti continuare a camminare sulle nostre gambe.

#MemoriaèImpegno

di Gianluca Floridia 

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