Clarence chiude…

Chi pensa che scrivo troppo spesso di Modica Alta si sbaglia, perché non capisce che Modica Alta è il luogo dove la storia e la fantasia si sono unite in un canto mistico, fatto di abitudini popolari assurte a rito e il vissuto individuale lo si può ancora scorgere, come immagine impressa, fotografia dell’esistenza, testimone immortale della vera bellezza!

Li vedete anche Voi? L’ex Albergo e i suoi Poveri, l’austero Palazzo De Naro Papa, che sembra parlare con la chiesa di San Giovanni, da pari a pari, il San Martino dei malati nel corpo e la chiesetta per i malati dell’anima, l’ex convento di San Ciro, casa delle belle figlie patrizie ma senza dote, Santa Teresa e i scoli elementari, il Cinema Aurora degli Scollo, olio e film, tradizione e futuro, i Pizzidda, i vaneddi, mia nonna, seduta davanti l’uscio di casa, mentre assolve, nel tardo pomeriggio estivo, il suo dovere di donna e di mamma cattolica, recitando il Santissimo Rosario con le altre signore del quartiere, tutte rigorosamente in nero perché, nella saggezza popolare della Sicilia autentica, l’amore è vero quando si veste a lutto! I Nicastro, a’ Bonasira, a’ Raniola, a’ Putiula, i lunghi pomeriggi assolati del Collegio, in attesa che il fischietto di Don Palacino sancisca l’inizio del torneo, le Suore Salesiane, i pattini e le partite a pallavolo, la Via Filarota, a’ maga ri l’ossa, u’ Pizzu, il Palazzo Moncada e Don Sariddu che va via, l’altro Don Sariddu, u’ Cascinu, del quale custodisco non solo il cognome ma anche quel modesto orologio da taschino che però, nel mio cuore, è il più prezioso degli oggetti. Una città e un mondo a sé, dentro lo scrigno dell’altra città.

E’ vero, le cose cambiano, la gente muore e non resta che il ricordo, quando non viene perso anche quello, neanche l’ombra di un regno antico e dimenticato da chi avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa per salvare la più autentica semantica della modicanità.

E già! Diciamocelo chiaramente, i figli dei modicani non si sono presi cura di salvare Modica Alta dalla protervia lisciviante di una modernità senza nome. Ci hanno provato, invece, gli altri figli, nati da altre storie, quelli scesi alla Stazione della speranza, dal treno eterno che si alimenta di amore, passione, ardore, fatica e, purtroppo, anche di delusione.

Claudia ha voluto restituire a Santa Teresa una nuova dignità, trasformandola nel cuore dell’albergo diffuso e La Piazza dello shopping turistico.

Angelo e Roberta hanno creato il Borgo: luogo di incontro tra diverse creatività e dal quale si sarebbe potuto eviscerare un nuovo modo di intendere la vita del quartiere e della città, nel nome della tolleranza e del dialogo.

Francesco, con passione, dedizione e amore, aveva eletto Modica Alta a fucina della formazione teatrale per le nuove generazioni: un’occasione per guardare al futuro raccontandoci la nostra storia, una boccata d’ossigeno nell’asfittica atmosfera della cioccolata compulsiva e del “pubblico da pelliccia”, quello delle tronfie serate bel “Teatro per soli Laureati”.

Cosa resta, oggi, di questi semi preziosi piantati nella terra infertile della mediocrazia? Un annuncio brevissimo e lapidario, pubblicato per rispetto di quanti abbiamo apprezzato lo sforzo e la tenacia dei veri sognatori, dolorosamente annunciato da chi non ce l’ha fatta a resistere in questo limbo di insensibile oscurantismo.

Del Borgo non abbiamo notizie certe e possiamo ancora sperare, ma sappiamo che Clarence chiude definitivamente e mi dispiace per la mia Chiaretta, perché non potrà provare la scuola di teatro che gli avevo promesso!

San Teodoro torna lentamente a sonnecchiare nel suo isolamento, mentre a San Nicola le autovetture e niente altro sono le uniche padrone del luogo.

Raccontava Raffaele Poidomani, proprio di questo scorcio di Modica Alta: «la civiltà meccanica ha spezzato la serenità attraverso l’abolizione delle scalette, che il comune ha trasformato in strada, cosa che ha permesso alla ditta Di Raimondo di ruinare precipitosamente l’autobus del servizio pubblico in linea retta dalla piazza di San Giovanni, obbligando i passanti a schiacciarsi contro i muri, e facendo balzare sotto le ruote le grate del tombino in un rumore di ferraglia».

Dai tempi del nostro ad oggi la situazione non sembra cambiata molto, ad eccezione di una parentesi intensa, nella quale il sogno di fare qualcosa di “bello”, nel senso letterale e letterario del termine, è sembrato, per un attimo, una concreta possibilità…

Ma non è tutto ancora perduto…

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