“Commissariare Scicli non è (ancora) la soluzione giusta”

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo del collega di Scicli che, da anni, scrive per il quotidiano nazionale “Europa”, Rudy Francesco Calvo.

Ventidue anni dopo si torna a parlare di “caso Scicli” e della possibilità di commissariamento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose. Il parallelismo con quanto accaduto nel 1992 appare immediato, ma — nelle tante cose lette in questi giorni — è rimasto a un livello superficiale, quasi come si trattasse di una sfortunata coincidenza. In realtà, avendo studiato con attenzione in passato (http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=18118) le vicende del biennio ’91-’92, che vide prima l’arresto del sindaco e di diversi componenti della giunta di allora e poi lo scioglimento degli organi democraticamente eletti, mi sento di poter suggerire una lettura più approfondita e, per certi versi, inquietante dell’eventuale riproporsi di un passaggio così drammatico per la città di Scicli.

Se tutti hanno richiamato alla memoria il commissariamento, sono meno quelli che ricordano che un anno e mezzo dopo quella decisione (per la precisione il 9 febbraio 1994) arrivò la sentenza del Tar di Catania che la annullò, reintegrando amministrazione e consiglio comunale. A ciò va aggiunto che gli imputati che preferirono attendere la conclusione naturale del processo, anziché prendere la via più breve del patteggiamento, furono tutti assolti dalle accuse a loro rivolte. Nel frattempo, la città subì oltre all’onta del timbro di “mafiosa” l’avvio di un lungo periodo di instabilità amministrativa — dovuto anche al parallelo processo di trasformazione di tutto il sistema politico e partitico nazionale — che si concluse solo nel 1998 con l’elezione a sindaco di Bartolomeo Falla.

Un’inchiesta giudiziaria dalle basi fragili si accompagnò allora a una decisione politica che si rivelò avventata. Due condizioni che sarebbe bene non si ripetessero oggi, a scapito di tutta la città e degli sforzi compiuti negli ultimi anni per farla diventare oggetto di attenzione anche a livello internazionale. Sforzi che rischierebbero di essere annullati solo grazie a qualche titolo di giornale che si può facilmente immaginare: “La città di Montalbano è mafiosa”.

Non entro nel merito del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, chiamate ad accertare fino in fondo la verità dei fatti e i reali responsabili.

Sul piano politico, però, non posso non notare un ulteriore parallelismo con quanto avvenuto ormai più di vent’anni fa. Allora, infatti, l’arma dello scioglimento intervenne a “risolvere”, se così si può dire, lo scontro interno alle correnti del Psi, una espressione del sindaco pro tempore Pino Amenta (con riferimenti Natalino Amodeo e Nicola Capria) e quella opposta vicina a Salvatore Stornello e Salvo Andò. E furono subito forti i sospetti sulle possibili pressioni dei rappresentanti istituzionali di quest’ultima fazione per arrivare al provvedimento di scioglimento, poi annullato.

Se dunque sono comprensibili gli inviti a dimettersi rivolti dagli oppositori a Franco Susino (per quanto, personalmente, ritengo sempre preferibile che siano gli elettori a esprimere un giudizio sull’operato di un sindaco al termine del suo primo mandato), mi auguro che nessuno — soprattutto se rappresentante delle istituzioni — si adoperi in pressioni per influenzare le valutazioni della Prefettura e del Ministero dell’Interno nella direzione dello scioglimento, lasciando serenità di giudizio agli organi competenti. Soprattutto, se tali pressioni fossero frutto del tentativo di vincere una battaglia politica interna a un partito diviso, come ad esempio è oggi il Pd, sul rapporto da intrattenere con il sindaco e la sua amministrazione.

Il gioco allo sfascio è costato molto alla città nel 1992 e la storia rischia di ripetersi oggi. Prima di ogni decisione amministrativa, quindi, sarebbe bene attendere almeno lo sviluppo delle indagini e valutare i costi che Scicli sarebbe costretta a pagare in caso di un nuovo commissariamento con motivazioni così gravi. Separando la valutazione politica sull’operato del sindaco, della giunta e di tutto il consiglio, che spetta in ultima istanza agli elettori, da quella sulle vicende giudiziarie ancora in corso di accertamento.

Rudy Francesco Calvo

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