Il Consiglio Comunale aperto sui “liberi consorzi”. Ecco cosa è accaduto…

Ieri ho partecipato al consiglio comunale aperto sui liberi consorzi. È stato un bel dibattito, sereno e costruttivo, come raramente accade, a parte, mi corre l’obbligo di dirlo, la triste caduta di stile di chi, tra una notazione e l’altra di eventi storici oggettivamente infarciti di sentimento anti ragusano, ha definito testualmente ‘da sciocchi’ il pensiero altrui, con ciò pretendendo di usare verso gli altri quello stesso atteggiamento, ai limiti dell’offesa personale, che egli stesso ha più volte, devo dire sempre ingiustificatamente, denunciato di avere subito.

Al di là di questo solo fatto, che ovviamente ha un peso politico trascurabile e che mi è servito per comprendere come mai i cittadini abbiano sempre bocciato certi autorevoli esponenti della politica modicana, ovviamente da un punto di vista elettorale, affidando ad altri i più importanti ruoli istituzionali, credo che dal dibattito di ieri sia prevalsa la logica del dialogo. Si è cioè chiesto al Sindaco di non escludere, allo stato, alcuna opzione, né quella del consorzio del Val di Noto separato da alcuni comuni dell’ex provincia, né quella di un consorzio più ampio, che vada da Vittoria a Palazzolo Acreide. É prevalsa la volontà dei cittadini di essere protagonisti di un percorso di costruzione dei liberi consorzi attraverso la calendarizzazione di altri appuntamenti come quello del consiglio comunale aperto.

Devo fare una notazione a favore del Sindaco il quale ieri non è caduto, come invece hanno fatto alcuni, nella logica della polemica e ha risposto con serenità ad alcune osservazioni promosse da più parti.

Dal confronto è emersa l’opportunità di creare ‘qualcosa di nuovo’ rispetto alle soppresse province. Qualcosa di nuovo che verrebbe realizzato sia nell’ipotesi della separazione che nell’ipotesi dell’aggregazione dei comuni iblei a quelli del sud est: in entrambi i casi il risultato sarebbe una novità politica e istituzionale.

È emersa l’opportunità di optare per un consorzio istituzionalmente snello ed efficiente. Argomento valido perché la snellezza e l’efficienza attengono al livello organizzativo da un lato e alla volontà di fare bene dall’altra. In questo, credo che il ruolo che giocheranno i sindaci sarà fondamentale, perché saranno le loro capacità e l’assetto funzionale degli organi dei quali faranno parte a determinare il successo o il fallimento di un consorzio, a prescindere dal numero dei comuni consorziati e dalle dimensioni del sodalizio.

Ho appreso con grande piacere che Modica si sta attivando per acquisire un ruolo nella gestione dell’aeroporto di Comiso, anche attraverso la sottoscrizione di titoli di partecipazione a quella che il primo cittadino ha chiamato una ‘holding pubblica’. Un argomento in più per sostenere la tesi secondo cui Modica dovrebbe restare legata a Comiso in un consorzio comune e questo non perché, come ha detto qualcuno, la separazione implicherebbe l’impossibilità per noi modicani di prendere un aereo da quest’ultima città (battuta questa sì sciocca e sterile), ma perché l’appartenenza al medesimo organismo istituzionale e di gestione territoriale garantirebbe una politica di rafforzamento delle infrastrutture e dei canali di collegamento tra Modica e l’aeroporto. È una logica conseguenza di una scelta imprenditoriale che impone di non disperdere gli investimenti e di attivare tutti gli strumenti per realizzarne, in concreto, i massimi risultati ed i maggiori profitti, anche e non solo economici.

È emersa la volontà forte di procedere con una politica del dialogo e dell’aggregazione, dell’inclusione e non dell’esclusione, di chi ha sottolineato, come il sen. Scivoletto, che anche il sindaco di Ragusa, in questa fase, deve fare la sua parte, convincendosi a parlare e a confrontarsi anche con noi modicani.

Quello del dialogo é lo strumento principale che Modica e tutti i comuni del comprensorio devono mettere in campo per riaprire una discussione che noi stessi per primi, bisogna ammetterlo, abbiamo contribuito a spegnere prima ancora che nascesse.

E se anche gli altri dovessero dimostrarsi disinteressati a mettere in dubbio certe posizioni di ‘storica egemonia’, credo che, in questo caso, potremo vedere nei fatti la qualità di chi ci governa, perché è in casi come questo che si vede di che stoffa è fatta una classe dirigente cittadina, la migliore classe dirigente che non decide di andare altrove sol perché l’altro non ha prestato certe ‘delicatezze’, ma che riesce a convincere anche coloro che ci sembrano più lontani dalle sue posizioni. Altrimenti si finisce come in quella celebre poesia satirica di Raffaele Poidomani il cui protagonista urlava prepotentemente ‘ora basta nun ci staiu, vuoto tunnu e mi mi vaiu’, finendo però solo è sconsolato ad ammirare, con le lacrime agli occhi, dal marciapiede di Piazza Monumento, le sfavillanti luci della sala del consiglio comunale…

 

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