Io credo che i fondatori dell’Unione Europea volessero una Patria Europea al posto dell’Europa delle patrie…di Claudio Gherardini

Io credo che i fondatori dell’Unione Europea volessero una Patria Europea al posto dell’Europa delle patrie.

Noi andiamo al contrario. Catalani e Fiamminghi, Scozzesi e Corsi, vorrebbero una loro piccola patria e giustamente il Premier Britannico Cameron ricorda che la Pace non è PER SEMPRE ma va coltivata come un eterno neonato, con estrema cura. Per Papa Francesco la terza guerra mondiale “a pezzi” è cominciata da un pezzo.
Penso anche che noi europei siamo gli unici a aver avuto 70 anni di pace e prosperità. Gli altri lo sanno, che la pace non è “per sempre” e sono meno assopiti di noi..
Se scoperchiamo il vaso di pandora come abbiamo fatto in Iraq e Libia, alla Siria ci ha pensato il macellaro Assad e nei Balcani Slobodan Milosevic che a Belgrado in molti chiamavano “il maiale”, possiamo tranquillamente riprendere a massacrarci tra europei come abbiamo fatto per secoli e secoli. Fino a poco tempo fa.
Oriana Fallaci pensava che esistessero radici cristiane in Europa da proteggere dall’Islam e dai suoi bambini di 4 anni o 9 mesi che arrivano, da soli, a invaderci. Se sono quelle ri/emergenti sarebbe stato meglio non averle affatto, queste radici.
Nessuno ascolta Papa Francesco se non quando parla di famiglie etero e di aborto criminale. Praticamente ci ha scomunicati tutti e manco ce ne siamo accorti. Vogliono i crocefissi nei luoghi pubblici questi miserabili millantatori.
Mentre scrivo questa nota stanno deportando altre migliaia di persone con una folla di bambini piccolissimi dalle ultime tre stazioni di servizio poco a sud di Idomeni. (Foto allegate)
Il collasso dell’Europa va perfetto per gli sciacalli e l’accellerata data dall’esodo biblico e epocale di milioni di persone in fuga da guerre e miseria e anche da tanti dittatori minori, si fa per dire, offre grandi opportunità agli avvoltoi.
Il mondo occidentale ha deciso di lasciare gestire il flusso delle vittime dei dittatori, dai macellai e dalle mafie trafficanti di uomini.
Una soluzione geniale, come chiamare il diavolo a spegnere la propria casa in fiamme.
Quelli che sopravvivono al viaggio nelle mani di menti criminali passano ai campi di concentramento LEGALI, in Grecia e in Italia, ma anche in Francia e altrove.
Ma ora l’accordo è di farli rimanere in Turchia dove i bambini siriani lavorano nelle cantine buie per pochi centesimi al giorno con grande soddisfazione di Erdogan e banda.
Un accordo che fa accapponare la pelle anche alla pila di cadaveri che sta sul fondo del canale di Sicilia.
In Grecia avevano decine di complessi industriali collassati nelle periferie delle città impoverite che sembrano arabe al colpo d’occhio, come mi dice l’amico siriano. Salonicco, Alexandria, Oreocastro, Atene, Katerini. Aeroporti dismessi come a Kavala (foto allegata) che si dice sia sotto il tacco militare più degli altri.
Quale migliore occasione per riutilizzarli. Hangar sporchi ora pieni di tende oppure ampie aree asfaltate. I disgraziati litigano tra loro per avere la propria tenda all’ombra ma non dentro l’hangar dove la puzza e il fracasso vanno avanti fino a notte fonda. Poi al mattino tutti dormono per ingannare la vita ma solo fino alle 12.
Dalle tre foto di Kavala si capisce che non ci si può avvicinare e che siamo in una zona desertica a pochi chilometri da Policastro. Si vede la distesa sterminata di tendoni sull’asfalto di un piccolo campo di volo. Militare.
I circa sessantamila che sono rimasti incastrati in Grecia sono più fortunati di quelli che arrivano sui barconi sulle coste siciliane e vengono recuperati dalla eroica (senza ironia) Marina Militare Italiana? Chi è più fortunato?
Quali reati hanno commesso per essere chiusi in campi dai quali possono uscire per fare due passi e nei quale regna ordine e disciplina ma riescono comunque a entrare i trafficanti?
Molti sono fuggiti verso Macedonia e Ungheria e Bulgaria e sono fermi ad altri confini. Hanno pagato somme ingenti e ora hanno finito i soldi. Una madre con tre figli mi ha scritto chiedendomi mille euro, disperata e bloccata al confine nord dell’Ungheria.
I guadagni del trafficanti sono incalcolabili e forse è meglio così, non calcoliamoli. Occhio non vede, cuore non duole. D’altronde in Italia abbiamo 200 miliardi alle mafie e nessuno nemmeno ne parla.
Le mafie comunque ringraziano per l’incarico assegnatigli. Portare i disperati fino alle coste e buttarli su qualcosa che galleggi per qualche ora.
Poi se crepano chi se ne frega. Anzi ci sono centinaia di migliaia di italiani che gioiscono a ogni naufragio.
Ma non tutti muoiono, e il quesito è: cosa ne facciamo di questa gente?
Ingegneri, architetti, progettisti digitali, medici, farmacisti e una folla di persone più o meno istruite fuggite dalle bombe russe (almeno quelli che ho incontrato io) e dalla loro casa distrutta e dal rischio Daesh. I professionisti e i medici, una volta catturati sarebbero stati al servizio dei tagliagole e poi trucidati.
Ci credevano davvero di poter arrivare in Europa….loro… pensavano cioè che esistessero gli europei e l’Europa…. Per mettere questi bambini in acqua di notte con il mare agitato per andare chissà dove, dovevano sperare proprio parecchio.
A noi non interessano perché siamo indirizzati alla sterilizzazione riproduttiva e anche poi pensionistica. Brava gente che ha voglia di lavorare e pagare le tasse e le nostre pensioni creerebbe problemi anche ai più bronzei.
Sui social le soluzioni si sprecano, masse di bavosi sanguinari riaprirebbero i forni. Tutta la varietà nazista è rappresentata.
So che tanti siriani, a questo punto, sarebbero disposti persino a tornare sotto le bombe e allora mi viene in mente Zlatko Dizdarevic, giornalista di Sarajevo, che finito l’assedio disse: “Si stava meglio durante la guerra”. Almeno c’era una speranza.
Quella che l’Europa intervenisse, ma invece lo fece Bill Clinton, che a Srebrenica lo scorso anno, 20 anni dopo, ci disse “Scusate il ritardo”… nell’intervento.
Prevedere è impossibile, sperare?  Mah…

di Claudio Gherardini

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