Da Falcone a Pannella, la morte ci fa belli…

In Italia c’è questa usanza di elogiare i morti. Non so se ci avete fatto caso ma quando uno muore, diventa subito un angelo, un santo, una persona straordinaria, un esempio di virtù e chi più ne ha più ne metta. Io non capisco bene questa cosa, e non so nemmeno se essa sia tipica del bel paese, ma mi colpisce perché è come se la morte riesca a cancellare con un colpo di spugna tutti gli aspetti negativi di una vita per lasciarne inalterati solo quelli positivi, siano stati essi realmente posseduti o semplicemente prodotti dall’elegiaca frenesia dei commentatori.

In un certo senso questo fatto mi rincuora, perché siccome da vivo sono molto antipatico, da morto potrei diventare quanto meno simpatico e, magari, dotato di virtù che, in fondo, non possiedo veramente. Come si dice? Chi vivrà vedrà…

Quando uno muore le bacheche dei social si riempiono di R.I.P. e di saluti commossi, anche se in effetti i postatori funebri compulsivi non hanno mai conosciuto il trapassato o lo hanno a mala pena sentito nominare. Questo accade anche quando il fu siccome immobile aveva espresso opinioni non certo entusiastiche su certi ambienti sociali di ultima generazione. Ricordate Umberto Eco? Ha sentenziato che il popolo di facebook è un popolo di imbecilli, ma dopo la sua morte è rimasto intrappolato dentro i migliaia di post di chi ha ricordato le sue più celebri frasi, i suoi articoli e le sue opinioni, anche l’ultima e non certo lusinghiera appena ricordata, accolta da molti quasi come una sorta di complimento: “è vero sono un deficiente ma lo sono secondo Umberto Eco! Insomma sono un cretino sì ma culturalmente di lusso!”. Contenti loro…

Questa usanza apologetica del defunto trova la sua più mirabile esplicazione nel mondo della politica, dove il circo mediatico funge da incentivo per i tanti istrioni bisognosi di un momento di notorietà. Ecco allora comparire gli editoriali delle firme illustri ma anche le interviste a perfetti sconosciuti i quali riescono sempre a vantare i migliori aneddoti sul personaggio.

E’ successo con Casaleggio, a mio parere un uomo dominato da una visione distorta della realtà e pericolosamente carismatico per un popolo sempre meno capace di usare la critica come strumento per filtrare la conoscenza dal magma di pseudoinformazioni analfabetizzanti circolanti sul web. Il fondatore del Movimento 5 stelle è stato osannato, da morto ovviamente, e riconosciuto come leader politico che, a parere di qualcuno particolarmente privo di senso della realtà, ha rivoluzionato i modi e gli strumenti della partecipazione democratica. Ora, con tutto il rispetto per Casaleggio, vorrei ricordare che questa cosa del voto uno vale uno, delle selezioni via web, dei processi virtuali e delle esecuzioni reali delle sentenze di condanna all’uscita dal movimento possono anche essere strumenti rivoluzionari di partecipazione ma certamente non possono essere accostati ad alcun metodo democratico. La democrazia è un’altra cosa e si muove sempre all’interno delle regole fondamentali che il popolo sovrano, attraverso l’esercizio del suo potere costituente, ha stabilito una volta sola e per tutte (salvis renzibus).

Ma andiamo oltre.

Anche con Giovanni Falcone, della cui morte ricorre domani l’anniversario, si è celebrata questa  prassi elogiativa: lui osteggiato, isolato e martoriato da vivo e poi osannato e glorificato da morto, con il beneplacito di tanti mafiosi che, eliminato il problema reale, hanno certo tollerato l’ipocrita magnificazione tipica del senno di poi

Oggi l’esaltazione viene praticata sulla figura di Marco Pannella, lo stesso che ha sempre dato tanto fastidio all’establishment politico per le sue azioni provocatorie. Ricordate l’elezione di Cicciolina al Parlamento? Proprio qualche settimana fa, su Rai Storia, hanno trasmesso alcuni stralci di programmi dell’epoca dai quali traspariva chiaramente una campagna ostracizzante e ostile nei confronti di una donna che, con la sua presenza, metteva in discussione l’onore e il decoro dell’organo legislativo. E se da un lato l’elezione della porno star è stata una bella provocazione per fare riflettere sull’uguaglianza dei diritti, dall’altro lato, i suoi effetti hanno prodotto il voto reiterato a Berlusconi e a i suoi buffi collaboratori, proprio perché Pannella e il partito Radicale avevano rotto un certo tabù sulle qualità personali dei rappresentanti popolari. A pensarci bene, però, è un peccato che il gesto dei radicali non sia stato veramente compreso dagli italiani i quali hanno ritenuto, invece, che da Cicciolina al Bunga Bunga anche la politica vuole i suoi momenti di svago.

Grazie a Pannella il tema dell’affollamento delle carceri e dei diritti dei carcerati è diventato di moda tra i politici i quali, puntualmente, ne parlano ad ogni campagna elettorale salvo poi dimenticarsene appena finite le elezioni. Grazie a Pannella l’Italia ha la sua legge sul divorzio e sicuramente ha raggiunto anche tanti altri traguardi di civiltà ma è pur vero che il mondo istituzionale ha sempre mal tollerato questa figura atipica e per molti versi scomoda, un giullare della politica, sempre al di fuori delle convenzioni e spesso anche delle opportunità e delle convenienze.

Io non ho condiviso molte delle sue scelte e ne ho ritenute corrette molte altre. A me personalmente piaceva perché faceva molte cose di sinistra senza essere musone come siamo soliti essere noi persone di sinistra. In fondo Pannella era un tipo allegro al quale piaceva vivere e lottare con la leggerezza del suo sorriso diabolico stampato sulla faccia.

Oggi anche lui si prende la sua dose di elogi da coloro i quali di lui avrebbero benissimo fatto a meno.

Ma in Italia funziona così.

in Italia, si sa, la morte ci fa belli per cui…così sia!

1 commento

  1. Gent.mo Le invio una parte del lungo testo/canzone di Giorgio Gaber di un singolo del 1982( qui il link del testo completo http://www.giorgiogaber.it/discografia-album/io-se-fossi-dio-testo)
    E se al mio Dio che ancora si accalora gli fa rabbia chi spara gli fa anche rabbia il fatto che un politicante qualunque se gli ha sparato un brigatista diventa l’unico statista io se fossi Dio quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana. Io se fossi Dio un Dio incosciente enormemente saggio ci avrei anche il coraggio di andare dritto in galera ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora quella faccia che era.
    Cordialmente

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine