Denuclearizzare il Porto di Augusta (di Gianfranco Motta)

Con una circolare dal tono squisitamente burocratico finalmente si svela pubblicamente il tema del rischio nucleare associato alla sosta di navi a propulsione atomica ad Augusta. A dire il vero, nonostante la circolare sia apparsa un mese fa sul sito istituzionale della Prefettura di Siracusa, la notizia è stata ignorata dai principali organi di informazione. Ma andiamo per ordine. Il 22 novembre viene reso pubblico un documento della protezione civile, redatto a luglio, con il quale si rende noto l’elenco delle unità navali a propulsione nucleare che possono attraccare nel porto di Augusta . Con precisione burocratica viene specificato che “ i battelli a propulsione nucleare (utilizzata dagli anni ’50) attualmente operativi sono 84 “. A leggere quell’elenco c’è da tremare le vene dei polsi : 70 SMG USA (con reattore General Electric/Westinghous Electric da 60 MW); 4 SMG Inglesi con PWR” (Rolls Royce da 58 MW); 10 francesi (con reattore tipo k48 da 48MW). Inoltre viene specificato che le portaerei americane , che per evidenti motivi resterebbero a largo “sono 8 (con reattore tipo A4W Westinghouse Electric da 104 MW)”. (pag.14 del documento) Pur volendo sintetizzare non si può fare a meno di accennare ai rischi indicati nel documento e connessi alla presenza di tali unità navali. Lo scenario incidentale di riferimento viene definito nel rapporto tecnico redatto dallo Stato Maggiore della Marina….”.Tale scenario, basato su dati tecnici forniti a suo tempo dalla US Navy, si riferisce ad un incidente di perdita del refrigerante primario (LOCA) con fusione totale ed istantanea dell’intero nocciolo e liberazione istantanea di tutti i prodotti di fissione contenuti nel combustibile che si assume analogo a quello di un reattore nucleare ad acqua in pressione (PWR)” …. .“Le ipotesi considerate per la valutazione dei rilasci derivanti dall’incidente ipotizzato sono le seguenti: funzionamento del reattore nucleare da tempo infinito alla massima potenza; fusione totale ed istantanea del combustibile; liberazione istantanea dei prodotti di fissione dal combustibile; fuoriuscita dei prodotti di fissione” (pag.15 del documento) A questo punto alcune considerazioni sono d’obbligo. – Fino a che punto l’opinione pubblica è adeguatamente informata sul tema ? – Siamo sicuri che tutte le misure di prevenzione e di intervento siano adeguate alla rilevanza del problema ? – Il porto di Augusa è collocato all’interno di un’area caratterizzata da forti criticità di tipo ambientale e industriale, dista circa 50 km da una grande città (Catania) inoltre è in posizione mediana rispetto all’intera Sicilia Orientale. Forse non è il caso di incominciare a pensare ad Augusta come porto denuclearizzato e quindi assolutamente inibito al traffico militare ?

Gianfranco Motta

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Ha ricoperto per quattordici anni l’incarico di segretario provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Ragusa . Dal 1993 al 2000 presidente della Camera di Commercio e successivamente, fino al 2010, presidente del Consorzio dell’area Industriale. Nel 1994 è stato il primo presidente di una Camera di Commercio in Italia a costituirsi parte civile in un processo di mafia. Nel 2000 ha sottoscritto il primo protocollo di legalità sugli appalti in Sicilia. E’ tra i fondatori dell’associazione antiracket di Ragusa. Attualmente dirige il dipartimento sviluppo territoriale della CGIL di Ragusa. E’ volontario della Protezione Civile.

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