Denuncio’ boss 10 anni fa, piano per uccidere imprenditore del niscemese

 La mafia non dimentica: il capo mandamento di Cosa Nostra a Gela Alberto Musto, niscemese gia’ condannato per tentata estorsione e mafia, tornato libero dopo aver scontato la condanna avrebbe ideato l’omicidio di un imprenditore che lo aveva fatto arrestare circa dieci anni fa denunciando per estorsione. Secondo i carabinieri Musto avrebbe chiesto l’aiuto di tre catanesi per ammazzare l’uomo ma il progetto fu sventato a gennaio scorso: su richiesta dei carabinieri, i finanzieri di Gela arrestarono un uomo di Palagonia che, durante la fuga, aveva gettato in un pozzo la mitraglietta con cui avrebbe dovuto eseguire l’omicidio. E’ questo lo scenario criminale smantellato dai carabinieri di Caltanissetta e Gela con il blitz “Mondo opposto”, con il quale, su richiesta della procura distrettuale di Caltanissetta, sono state raggiunte da misura cautelare 29 persone: 25 in carcere, tre agli arresti domiciliari (due donne e un poliziotto in pensione) e la sospensione dal lavoro di un carabiniere. A capo dell’organizzazione, secondo la ricostruzione investigativa, c’erano i fratelli Musto: Alberto, 38 anni, e il fratello Sergio di 36. In carcere sono finiti Andrea Abaco di 27 anni, Francesco Amato di 52 anni, Giuseppe Auteri di 42 anni, Emanuele Burgio di 52 anni, Luigi Cannizzaro di 59 anni, Vincenzo Cannizzaro di 37 anni, Francesco Cantaro di 47 anni, Francesco Cona di 25 anni, Davide Cusa di 30 anni, Rene’ Salvatore Di Sterfano di 33 anni, Alessandro Fausciana di 45 anni, Gaetano Fausciana di 54 anni, Salvatore Fausciana di 24 anni. E poi ancora Gianni Ferranti di 64 anni, Giovanni Ferranti di 42 anni, Giuseppe Manduca di 57 anni, Francesco Piazza di 49 anni, Antinono Pittala’ di 32 anni, Carmelo Raniolo di 48 anni, l’ex sindaco di Niscemi Paolo Rizzo di 69 anni, Francesco Torre di 46 anni e Carlo Zanti di 69 anni. Arresti domiciliari per l’ex poliziotto Salvatore Giugno di 55 annni, e per due donne vicine ad Alberto Musto e sospensione dal lavoro per il carabiniere Giuseppe Carbone di 46 anni.

Mafia: blitz Niscemi, coinvolti carabiniere e ex poliziotto

Un poliziotto in pensione e un carabiniere sono rimasti coinvolti nel blitz antimafia “Mondo opposto”, che ha smantellato il clan mafioso di Niscemi nel Nisseno. Al primo il gip Graziella Lupparello ha applicato gli arresti domiciliari: in casa fino a nuovo ordine dovra’ rimanere Salvatore Giugno, 55 anni, perche’ “nella sua qualita’ di ex appartenente alla Polizia di Stato, gia’ in servizio presso la sezione di pg del Commissariato di Gela, e dunque di fonte conoscitiva particolarmente qualificata in ragione della pregressa posizione istituzionale, consapevole della caratura criminale di Alberto Musto e Carlo Zanti, si metteva a disposizione del sodalizio capeggiato dal primo per fornire ai due soggetti notizie in ordine ad indagini in corso, operazioni preventive in preparazione ed iniziative di polizia in danno dei sodali, in tal modo rendendo piu’ sicuri i piani criminali del sodalizio e favorendone l’ideazione e l’esecuzione”. Sospensione dal lavoro per l’appuntato dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Carbone, 46 anni, il quale avrebbe aiutato il presunto capo dell’organizzazione criminale Alberto Musto e i suoi sodali comunicando alcuni dettagli delle perquisizioni effettuate nei confronti di altri due indagati coinvolti nella stessa inchiesta.

Mafia: tracotanza del can Niscemi, minacce a forze dell’ordine

 Non solo un progetto omicidiario ai danni di un imprenditore di Niscemi che aveva denunciato il pizzo, ma anche atti intimidatori nei confronti di esponenti delle forze dell’ordine. Sono dati che emergono nell’ambito dell’indagine “Mondo opposto”, condotta dai carabinieri di Caltanissetta e Gela con il coordinamento della procura distrettuale di Caltanissetta guidata da Salvatore De Luca. Il gruppo, e’ stato evidenziato, aveva preso di mira gli investigatori niscemesi. A uno gli hanno fatto trovare una testa di maiale davanti casa, ad un altro avrebbero dovuto sparare dei pallettoni. Nei confronti degli esponenti delle forze dell’ordine gli indagati esprimevano frasi di estremo rancore. Alcuni erano li’ pronti a pedinare i poliziotti e stavano dinnanzi alla caserma e al commissariato per vedere chi passava. E’ stato accertato che i summit avvenivano all’aperto e le conversazioni tra i 29 indagati erano brevissime.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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