Eidomeni, confine greco macedone. Sopravvissuti alla guerra, queste persone vorrebbero aiuto da noi?

4 marzo, Kalesja, Bosnia Erzegovina

L’arte del disimpegno e estraniazione dal reale se non gradito è sopraffina. Le denominazioni date per categoria ne sono un esempio.

Cominciamo con chiamarle PERSONE e non profughi, immigrati, migranti, rifugiati, arabi, siriani, iracheni o italiani (milioni partirono per decenni ed erano PERSONE anche loro).

“Sono un professore di Bagdad e mi guardi ora, con la mia famiglia, non abbiamo più niente e non sappiamo nemmeno che cosa sarà di noi.” Mi ha detto un uomo con la sua famiglia al quale avevo dato un passaggio.

Sono ormai oltre dodicimila le PERSONE arrivate a Eidomeni pensando che da lì sarebbero potute finalmente entrare in Macedonia e poi verso nord.

Le informazioni che ho avuto contattando il campo sono disastrose.

Ne passano circa 300 ogni 24 ore secondo l’ONU e probabilmente sono meno della metà dei nuovi arrivi. Il campo si va allargando.

Cortei di famiglie a piedi percorrono l’autostrada da Policastro verso Eidomeni al confine macedone.

Stanotte è piovuto di nuovo e 1200 PERSONE non avevano nemmeno una tendina per ripararsi.

Anche se non si ammaleranno tutti, se non ci sarà un intervento molto rilevante, questo luogo é destinato a esplodere.

Qui, a causa della ignavia, inerzia, ignoranza, indifferenza, egoismo, malvagità … Si sta commettendo un crimine mentre gli avvoltoi non aspettano altro che di chiedere altro denaro a queste PERSONE per offrigli scorciatoie speso false e comunque rischiose. Gli Stati mandano solo polizia e esercito a affrontare queste famiglie inermi che presto perderanno la calma inevitabilmente.

di Claudio Gherardini

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine