Erano in bagno, per ore! Le spiegazioni (surreali) dei “furbetti del cartellino” di Scicli

Avevano (forse) gravi esigenze fisiologiche i cinque dipendenti del comune di Scicli, pizzicati dall’indagine dei Carabinieri della Compagnia di Modica.

E’ questa in sintesi, infatti, una delle spiegazioni fornite da tutti e cinque i dipendenti, durante l’interrogatorio del 19 luglio scorso.

Il Giudice delle Indagini preliminari, dottor Claudio Maggioni, non sembra avere dubbi nell’accogliere le proposte del Pm, dottoressa Valentina Botti, cioè nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari interdittive nei confronti dei cinque dipendenti del comune di Scicli.

“In particolare – scrive il Gip – quanto all’esigenza di usufruire dei servizi igienici segnalata da tutti e cinque gli indagati, la stessa non giustifica assenze così lunghe come quelle riscontrate (talvolta anche di un’ora)”.

A maggior ragione per la durata dell’intera indagine, cioè un mese!

Parliamoci chiaramente: tutto si può immaginare, ma perché i cinque “furbetti del cartellino” non stavano a casa, se soffrivano di una continua, perdurante e fastidiosissima diarrea?

CHI SONO I CINQUE “FURBETTI”

I cinque dipendenti sciclitani sospesi, sono tutti assegnati al settore del Servizio Diritto allo Studio, per lo svolgimento del servizio trasporto alunni alle scuole (servizio scuolabus).

I cinque, oltre ai reiterati malesseri allo stomaco, hanno provato la strada della giustificazione dello “svolgimento di servizi all’esterno per conto di altri uffici comunali”.

Il problema è che, come riporta sempre il Gip, la giustificazione “non è in alcun modo documentata e non giustificherebbe comunque le mancate timbrature del cartellino in entrata o in uscita”.

Anche perché, sono sempre parole del Gip, “in ogni caso la timbratura di più cartellini da parte dello stesso dipendente (…) è un comportamento chiaramente fraudolento rispetto al quale i tre soggetti non hanno rappresentato serie ragioni giustificative”.

Nei trenta giorni di riprese, i cinque “furbetti del cartellino”, non hanno quasi mai rispettato gli orari contrattuali (06.30-10.00 e l2.00-l4.30), “presentandosi o terminando il servizio in orario diverso da quello reale, oppure allontanandosi senza alcun permesso dal posto di lavoro durante 1’orario di servizio”.

I soggetti coinvolti, come detto, erano tutti assegnati al servizio scuolabus e, completato tale compito, per le rimanenti ore, assegnati al Settore Tecnico-Servizio Viabilità e Autoparco per altre attività lavorative decise in base alle esigenze degli uffici comunali.

Per tutti i dipendenti l’orario di lavoro è articolato su sei giorni settimanali, dal lunedì al sabato e su due turni, dalle ore 06.30 alle ore 10.00 (l° turno) e dalle ore 12.00 alle ore 14.30 (2° turno), con obbligo di timbratura sia all’inizio che alla fine del servizio.

FRA COLLEGHI CI SI AIUTA…

Dalla comparazione fra le timbrature del cartellino e le immagini riprese dal sistema di video sorveglianza è emerso che “tutti e cinque gli indagati sono soliti allontanarsi senza alcun permesso dal posto di lavoro, con le proprie autovetture private e per svolgere affari personali nonostante risultino in servizio, timbrando il badge in entrata ma uscendo subito dopo per poi ritornare a timbrare prima di terminare il turno”.

Due dei cinque dipendenti erano soliti, secondo quanto risulta dalle indagini, scambiarsi il “favore di timbrarsi a vicenda i badge per far risultare l’inizio o la line del rispettivo servizio in un orario non reale”.

Il dipendente interessato, infatti, non risultava fisicamente presente all’autoparco per “essere arrivato dopo oppure essere andato via prima”.

Il massimo lo si raggiunge quando, il 5 febbraio del 2016, alle ore 10.04, uno dei cinque timbra ben 3 badge: il proprio e quelli di due colleghi, ovviamente assenti dall’autoparco.

COSA RISCHIANO I CINQUE?

Quarantotto ore per essere sospesi. Due settimane per difendersi. Altre due per essere sbattuti fuori.

Sono questi i tempi decisi dal decreto attuativo della riforma Madia (presentato a gennaio e dal 15 giugno legge dello Stato) che fissa un tempo certo – 30 giorni – per decidere la sorte del dipendente pubblico furbetto.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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