Esistono domande pericolose. Non rischiare, sii originale…

CHE FAI A CAPODANNO?

Esistono domande pericolose. Non rischiare, sii originale…

Esistono domande pericolose, quelle che non bisognerebbe mai pronunciare a meno che non se ne conosca già la risposta. Tra queste ve ne è una che aleggia sulle nostre teste come fosse la spada di Damocle e incalza precipitosamente con l’arrivo di dicembre. Parenti, amici, conoscenti impertinenti, è inutile che vi illudiate, prima o poi se non ve l’hanno ancora chiesto, ve lo chiederanno. Quattro parole seguite da un brivido che corre lungo la schiena, che arriva dritto al cuore come fosse il proiettile esploso da un tiratore scelto: CHE FAI A CAPODANNO?

Per noi italiani sapere cosa si fa a Capodanno ha la stessa valenza di conoscere la risposta relativa al tempo per gli inglesi, ovvero nulla, ma ci piace domandarlo. Alzi la mano chi non abbia stretto i denti, le labbra e i pugni almeno una volta, autolesionandosi, pur di non inveire contro l’interlocutore o risultare scortese. La notte di San Silvestro si trasforma così in una notte carica di aspettative, ansie, dimenticando che l’unica cosa che bisognerebbe aspettare è il nuovo anno e non la cena o la serata danzante. Niente di trascendentale, dunque, se non le novità che l’inizio dell’anno porta con sé riassumibili in 3 punti:

1. Potrete utilizzare la nuova agenda che vi avranno regalato in banca, se la banca non è in crisi;

2. Potrete dormire tutta la mattina dell’1, senza che un capo vi strilli dietro o un commercialista vi chiami per parlare della nuova tassa da pagare;

3. Potrete riciclare frasi fatte come “anno nuovo, vita nuova” che poi sfido ancora a trovar qualcuno che il 1° dell’anno abbia iniziato letteralmente una nuova vita. Io personalmente per anni ho stilato la lista dei buoni propositi ma disattendendo puntualmente quello di diventare Ministro delle Pari Opportunità, ho capito che forse tale pratica non era così propizia o funzionante.

Insomma, tolti questi tre buoni motivi per cui valga la pena aspettare il 1° dell’anno, perché ci struggiamo tanto alla ricerca del festeggiamento perfetto per la notte di San Silvestro? Forse perché ci piace avere un obiettivo. Così a novembre spendiamo i soldi in addobbi e decorazioni che i più ostentano con soddisfazione nel giorno dell’Immacolata quando genitori e figli si dimenano tra palle colorate e lucine lampeggianti. Finito l’albero e resa la facciata della casa, sulla scia del modello americano, più somigliante alla vetrina di un negozio tutto mille che a un nido confortevole, bisogna pur crucciarsi con un altro nodo da sciogliere. E la matassa questa volta è il cenone. Ma magari ancora qualcuno non lo sa che da qui al momento in cui si stapperà l’Asti Cinzano in offerta, con Carlo Conti che farà il countdown su Rai1, tante coppie avranno litigato per organizzare il Capodanno, e le più a rischio saranno sempre le donne che dovranno dimenarsi tra parrucchieri ed estetiste in cerca della perfezione dopo aver trascorso settimane in cui l’unica certezza sarà stata rappresentata dallo smalto rosso e la lingerie abbinata alle unghie. Per il resto tutto sarà propedeutico alla sacrosanta verità: la scelta della location determinerà l’outfit da indossare.

Bene, a questo punto non spetterà a me rispondere all’atavico interrogativo, sarete liberi di inveire, inventare, mentire, sognare. L’unico consiglio che gli esperti si sentono di dare è: siate zen. Vi immaginate come sarebbe se vivessimo le restanti 364 notti dell’anno con l’ansia che attanaglia Capodanno? Si rende dunque più che necessario gestire l’ansia da 31 dicembre per sopravvivere alle festività natalizie e godersele. Perché in fondo, foto pubblicate sui social network a parte, dei giorni di festa ci porteremo solo qualche ricordo nel cuore e nel corpo, specie a gennaio quando dopo aver ripetuto per venti giorni, durante i pasti, l’altra fatidica frase: “DA GENNAIO MI METTO A DIETA”, si accetterà la forzata convivenza con gli accumuli adiposi e si posticiperà l’appuntamento col dietologo a data da destinarsi. Siate originali. Spesso l’originalità si nasconde nelle cose più semplici e non convenzionali. I miei amici continuano a tirare fuori la questione, ma io ho già scelto. Passerò il 31 dicembre a cuocere lenticchie e la notte di Capodanno mi ingozzerò di questi legumi dalle proprietà miracolose, li mangerò con le mani, con cucchiai, cucchiaini fino a sazietà, impedendo così ai miei neuroni di pensare di lanciarmi nell’arte della danza. Chissà che per una volta le tradizioni portino bene.

Scherzi a parte, se siete suscettibili, non aspettate che vi facciano la domanda, trovate una risposta o dichiaratevi più semplicemente maestri dell’improvvisazione. Tutto pur di non essere affetti dalla Sindrome da Capodanno. Come dire keep calm and happy new year!

Ps: Se sapete già cosa fare, beh, tanti auguri!

Si ringrazia la LocoStudio Communication (https://www.facebook.com/pages/LocoStudio-Communication/107029646059021) per la collaborazione.

 

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Trenta gli anni compiuti, ma più di venti quelli che segnano la sua passione per la scrittura. Nata a Modica, cresciuta a Rosolini, espatriata per studio, assetata di sapere. Dopo un peregrinare tra Bologna, Bruxelles e Parigi e una laurea in lingue, è tornata in Sicilia per scommettere sul Sud. Freelance per un sito di salute e benessere, cura delle rubriche per un quindicinale siciliano, da poco imprenditrice di una start up sul turismo, e nel cassetto tra bracciali e appunti vari, ha un sogno, un libro. Nell’attesa dell’ispirazione e del parto creativo, segue la moda e le tendenze, si è abilitata all’insegnamento e si dedica al suo quadrupede, un bassotto, che porta il nome di una rivista, Elle, e a una gattina randagia che è più civile di molti uomini, la Ragatta. Fondamentalmente odia le saghe, le seghe mentali e le trilogie. Guarda pochi film perché, vivendo il territorio, si è resa conto che di registi in giro ce ne stanno tanti. Troppi.

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