Esportiamo “malafiuri”…

Nel 2017 le province di Padova e Treviso hanno esportato prodotti e merci per 22,5 miliardi di euro ovvero il 5% dell’export italiano con un attivo commerciale di oltre 9 miliardi di euro. Le cifre le traiamo da un’interessante articolo del “Il Sole 24 ORE” che a noi serve da spunto per una breve comparazione e alcune considerazioni. Padova e Treviso vengono definite il nuovo cuore industriale e produttivo del Nord, contano insieme circa 1.800.000 abitanti, hanno brillantemente superato la crisi degli anni scorsi e con il manifatturiero, la piccola e media industria Made in Italy sono tornate ad essere una delle aree più ricche del mondo.  Da Treviso alla Sicilia sono circa 1.200 km, lo Stato è il medesimo ma sembra di andare sulla Luna …

Da un lato l’export 2017 di tutte le nove province della Regione Siciliana è di circa 9 miliardi di euro (dati Unioncamere) ed è aumentato rispetto agli anni precedenti tanto da indurre a dichiarazioni “ottimistiche” qualcuno degli addetti ai lavori …. dall’altro lato, a leggere bene tra le righe, praticamente la metà di questo export viene dai prodotti petroliferi raffinati nel siracusano mentre le cifre complessive fanno riferimento a una popolazione, quella siciliana, di 5.100.000 abitanti. Una porzione del Nord Est italiano produce ed esporta, insomma, molto più del doppio della Regione più grande del profondo Sud e in Sicilia vi sono quasi il triplo dei residenti di Padova e Treviso. Per farci capire ancora meglio: Padova (936.000 abitanti) e Treviso (885.000 abitanti) riescono a vendere nel mondo prodotti per 22,5 miliardi di euro mentre Catania (1.115.000 abitanti) e Messina (650.000 abitanti) esportano per circa 2 miliardi e mezzo di euro: in questo caso il rapporto è, a parità di abitanti, di dieci a uno! “Il Sud non cresce – dichiarava la scorsa estate Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo – né in termini di ricchezza prodotta, né quanto a domanda e consumi. Dal 1995 ad oggi le variazioni delle grandezze economiche sono state pressoché nulle: una lenta performance che ha trascinato verso il basso le medie nazionali ed aumentato il gap con le regioni del Nord che hanno reagito meglio alla crisi”. E la presidente Di Dio ancora non aveva a disposizione gli ultimissimi dati relativi al nuovo boom economico in Triveneto!

In sostanza il divario tra le porzioni settentrionali del territorio italiano più ricche, produttive e abili a intercettare le esigenze del mercato e le aree depresse del Mezzogiorno (e della Sicilia in particolare) continua a crescere. La “questione meridionale” non solo non si è mai sopita ma in questa fase è esplosa come forse non mai; l’autentica, grande sfida per il nostro Paese è trovare soluzioni a questo spaventoso gap di produzione tra Nord e Sud che non ha eguali in nessuna altra nazione moderna ed evoluta del mondo! E se il dibattito politico in Veneto come nel Lazio, in Campania o in Sicilia si concentra sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, delle tasse e del reddito di cittadinanza vogliamo ricordare che la questione di fondo  per l’Italia (intesa come nazione indivisibile) è, probabilmente, nella lettura di questi dati sull’export! Senza dimenticare che Patrizia Di Dio venne eletta alla guida della Confcommercio di Palermo tre anni fa per sostituire Roberto Helg. Roberto Helg venne arrestato il 3 marzo 2015 per estorsione mentre lo scorso 8 maggio è cominciato davanti alla quarta sezione del Tribunale di Palermo il processo che lo vede imputato per bancarotta fraudolenta. Perché in Sicilia siamo sempre i numeri uno nell’esportazione di magre figure, quelle che in dialetto chiamiamo “malafiuri” …

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

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